Ciao

InCorti da Artemia 2026: un corto che parla del saluto
Ciao è un corto teatrale che parla del saluto e di come viene interpretato dalle persone. Scritto e diretto da Daniele Profeta, interpretato da Ludovica Cerioni e Daniele Profeta, sarà in scena venerdì 17 aprile al Centro Culturale Artemia.
InCorti da Artemia – Festival Nazionale di Corti Teatrali è giunto alla sua decima edizione. 10 anni di teatro, passione e talento. Saranno tre serate imperdibili dal 17 al 19 aprile, con 15 corti da tutta Italia, tra emozioni, sperimentazione e spettacolo dal vivo… tutto a vista!
Il tema del corto Ciao è il saluto, visto attraverso gli occhi di due persone che alla fine di una serata si salutano per poi scoprire che dovranno fare ancora un po’ strada insieme. Quali sono i sentimenti che si possono provare (imbarazzo, sospetto, inadeguatezza, ecc.) e come può essere vissuto da chi si ritrova in una situazione simile?
Sicuramente imbarazzo: ci si è già detti “ciao”, quindi restare ancora insieme crea una sensazione strana, fuori posto. Il sospetto: ogni dettaglio viene riletto, il tono, lo sguardo, il modo di dire una parola. Da lì, poi, l’insicurezza e l’inadeguatezza, come se non si sapesse più qual è la posizione giusta da tenere.
Quello che succede davvero è che i due restano bloccati: invece di andare avanti, continuano a tornare su quel momento, cercando di capirlo. Il saluto diventa una specie di prova, un punto in cui si misura il rapporto. Non si tratta più, quindi, di separarsi, ma di capire cosa si è davvero per l’altro e se si è pronti ad affrontarlo.
Ma il saluto può rappresentare realmente il termine di una serata e incidere sul futuro di un rapporto, che non deve essere per forza d’amore, ma potrebbe essere d’amicizia, di conoscenza, ecc.?
Sì, può farlo, ma non perché il saluto in sé abbia tutto questo potere. Il punto è che il saluto è l’ultimo momento condiviso, quello che resta più impresso. Se qualcosa è rimasto in sospeso, è lì che viene fuori: nel tono, nello sguardo, in quello che non si dice. Per questo può incidere sul futuro di un rapporto: non tanto per quello che si dice, ma per come lo si dice. In fondo, il saluto non cambia davvero le cose, ma le rivela.
E le parole, in questo caso, ogni singola parola, quanto valore ha nelle relazioni umane?
In questo caso, il peso non sta tanto nella parola, ma in quello che la parola lascia passare. All’inizio, ad esempio, lui non reagisce a cosa ma a come viene detto il “ciao” di lei. Le parole diventano solo un punto di appoggio: il vero conflitto è emotivo, nasce da ciò che si percepisce e da quello che non si ha il coraggio di dire. Per questo le parole, qui, non chiariscono: diventano un terreno instabile, dove ogni minima variazione può cambiare tutto.
Come affronterete il pubblico e la giuria del Premio InCorti da Artemia?
Ci interessa vedere dove lo spettatore si aggancia e dove invece si stacca, perché è lì che capiamo se il lavoro regge davvero. Non affronteremo, quindi, pubblico e giuria, cercando di piacere, piuttosto cercando di essere credibili. Poi, certo, il confronto con una giuria e con un pubblico è sempre un momento di verifica. Ma più che “affrontarlo”, lo viviamo come una possibilità per capire se quello che abbiamo costruito regge davvero.
Cosa vi aspettate dal concorso e cosa darete voi ad esso?
Finché si resta dentro al processo, è facile convincersi che qualcosa funzioni. Il confronto con un pubblico e con una giuria, invece, ti rimette subito al tuo posto: o arriva, oppure no. È questo che ci aspettiamo: capire se il lavoro regge davvero davanti a uno sguardo esterno, senza filtri. Poi c’è anche un altro aspetto, più semplice: incontrare altri lavori, altri punti di vista, e stare dentro a un contesto vivo, dove le cose succedono davvero.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie.





