Camilla Migliori racconta Beatrice di Tenda

Al Teatro Testaccio in scena Beatrice di Tenda di Camilla Migliori
Al Teatro Testaccio di Roma dal 21 al 23 novembre è in scena Beatrice di Tenda di Camilla Migliori con Maria Concetta Liotta, Dafne Barbieri e Luca Milesi che firma anche la regia. Il testo racconta di Beatrice di Tenda, donna coraggiosa e determinata, accusata ingiustamente di adulterio e condannata a morte. Con la sua storia si intreccia anche quella di Emilia Branca, compagna del librettista Felice romani che qualche secolo dopo scriverà proprio di Beatrice. A raccontarci dello spettacolo è l’autrice Camilla Migliori.
Benvenuta Camilla. Lei ha scritto un testo che racconta la storia di Beatrice di Tenda, personaggio che è arrivato fino a noi tra realtà e leggenda. Cosa ha fatto scaturire la sua curiosità verso di lei?
Tutto nasce da una idea di scrittura teatrale con un gruppo di autrici con cui realizzammo, nell’arco di 10 anni, tanti progetti poi pubblicati e messi in scena tra cui Donne di Milano. È da questa esperienza, dal rapporto artistico e umano che si instaurò tra tutte noi, che nacque in me la consapevolezza di quanto fosse importante collaborare insieme, scambiarsi e condividere idee, anche nelle diversità di stile artistico e caratteriali, aiutarsi le une con le altre, e alla fine volersi bene. Questo sentimento di partecipazione concreta ed emotiva tra donne, mi ha ispirato uno dei temi centrali del testo su Beatrice di Tenda.
Beatrice è arrivata fino a noi con delle peculiarità ben precise: bella, intelligente, coraggiosa. Tutte caratteristiche che ci fanno ripensare al ruolo delle donne della fine del Trecento, se pensiamo che è nata nel 1372 ed è stata decapitata nel 1418. Forse proprio per il ruolo che ricopriva ha subito la sua sorte?
Certamente la posizione che ricopriva Beatrice nella società, non piaceva agli uomini, e soprattutto non piacque a Filippo Maria Visconti, al quale si unì in matrimonio, e che le invidiava non solo la forza interiore, ma anche la sua posizione economica: vissuta nel XV secolo, Beatrice aveva sposato in prime nozze un potente condottiero che aveva conquistato molte terre e città nel nord Italia, e aveva a disposizione un potente esercito personale. Alla morte di questo primo marito, Beatrice sposò in seconde nozze l’ultimo dei Visconti portando così in dote al ducato di Milano tutte le sue ricchezze. Il matrimonio era ovviamente un matrimonio d’interesse, al Visconti interessava la dote per rendere più potente il ducato di Milano. Dopo pochi anni Filippo Maria non sopportava più di ritenersi in debito con lei, e soprattutto che la donna pretendesse una parte del potere, quindi pensò di eliminarla accusandola ingiustamente di tradimento e facendola decapitare.
Non possiamo nemmeno negare che fin da subito, dopo la sua morte, Beatrice divenne un personaggio che doveva essere raccontato eliminando la calunnia con la quale fu uccisa, perché la gente, fin da subito, l’assolse attribuendo la colpa all’allora marito Filippo Maria Visconti, duca di Milano. Quanto c’è di mito in questa storia?
Il personaggio Beatrice di Tenda è stato oggetto di molte ricerche storiche e per il mio testo in particolare mi è stato utile leggere la Vita di Filippo Maria Visconti scritta dal suo biografo Pier Candido Decembrio nel 1447. In questa biografia viene in poche righe appena ricordato che, dopo averle estorto con la tortura la confessione, Beatrice fu condannata a morte. Interessante per me è stato anche leggere il più moderno libro Tu vipera gentile di Maria Bellonci.
Nel suo testo si intrecciano due storie, quella di Beatrice e quella di Emilia Branca, promessa sposa di Felice Romani. Cosa accomuna le due donne? E cosa accomuna il 1418 con il 1833?
Ho tracciato due profili di donna che hanno per sfondo la vita politica e culturale di Milano. La Milano della controversa e oppressiva signoria viscontea, e quella più recente di metà Ottocento sotto il dominio degli austriaci. Seppure le epoche siano così distanti tra loro, c’è un tema universale che le accomuna: liberarsi dai tiranni che opprimono il popolo e riacquistare il diritto alla libertà individuale e collettiva.
Che tipo di donne e di vita hanno entrambe, essendo vissute in epoche diverse e lontane tra loro?
Due tipi estremamente diversi: Beatrice di Tenda viveva a corte, rinchiusa nel suo freddo castello di Binasco, controllata dal suo crudele marito, trascorrendo le sue noiose giornate ascoltando il suo musico, mentre Emilia Branca si dilettava nelle conversazioni di un importante salotto letterario pensando alla vita mondana di Parigi.

Con questo testo che cosa ha voluto rimarcare?
L’idea, che rappresenta il tema centrale del mio testo – come ben scritto in Donne e Conoscenza Storica, – “…ci offre lo spunto di riflettere su due donne, vissute in epoche differenti, ma entrambe in lotta per riconquistare la libertà e ravvicinate nella dimensione del teatro dove è possibile realizzare tutto quello che l’anima desidera”.
Tra le due donne si instaura una bella complicità: Beatrice ritorna a rivivere dall’aldilà, e sottoforma di fantasma appare ad Emilia Branca. Beatrice vuole la sua riabilitazione e uscire dal suo oblio e chiede ad Emilia di proporre al suo fidanzato Felice Romani, librettista d’opera molto noto all’epoca, di scrivere la sua vicenda che verrà poi musicata da Vincenzo Bellini; d’altro canto Emilia chiede in cambio di essere supportata nella richiesta di matrimonio al suo Romani, ancora lontano da realizzare.
Quale delle due avrebbe voluto essere o conoscere e perché?
Forse entrambe, o forse nessuna delle due. Mi piace immedesimarmi nei personaggi, raccontare le loro storie, per farli rivivere sul palcoscenico. Purtroppo le epoche in cui è ambientato il testo non permetteva ancora alle donne di vivere nella maniera in cui siamo abituate oggi, con l’emancipazione e le libertà di cui godiamo, e sebbene ancora molti traguardi riguardo alla condizione femminile siano ancora da raggiungere, non mi piacerebbe tornare indietro.
Il testo sarà in scena con la regia di Luca Milesi, che ne è anche interprete insieme a Maria Concetta Liotta e Dafne Barbieri. Quali sono le emozioni che scaturiscono dai tre attori sulla scena? Rievocano in maniera precisa il testo scritto?
Con gli attori, abbiamo fatto insieme una preliminare lettura del testo a tavolino, come si usa in teatro e il regista Luca Milesi, dopo aver messo a punto ogni particolare, sia sui contenuti che sull’interpretazione dando perfetta aderenza al testo, ha diretto il cast per l’andata in scena sul palcoscenico. Beatrice interpretata da Concetta Liotta emana mistero e coinvolge col suo temperamento forte e determinato, la giovane Emilia interpretata da Dafne Barbieri esprime tutte le ansie e trepidazioni di una giovane donna dell’ottocento, mentre Luca Milesi, che interpreta anche il ruolo di Felice Romani, è il ritratto dell’artista che cerca l’ispirazione mentre subisce le pressioni dei committenti che lo perseguitano affinché consegni in tempo il tanto sospirato libretto d’opera, le sfumature ironiche del suo personaggio arricchiscono la sua interpretazione.
Perché venire a vedere lo spettacolo?
Beatrice di Tenda lascerà certamente un segno dentro l’animo di ogni spettatore e di ogni spettatrice e spero anche di farlo sorridere un po’.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie a voi, e vi aspetto alle repliche.





