Ugo Baldi – cronache di un giornalista di guerra

InCorti da Artemia 2026: un corto teatrale sulla guerra

Da Benevento arriva Ugo Baldi – cronache di un giornalista di guerra, corto che parla molto della nostra contemporaneità, tra guerra e giornalisti sempre in prima fila. Scritto da Carlo Prozzo e diretto insieme a Vincenzo de Matteo, che lo interpreta, il corto sarà in scena venerdì 17 aprile al Centro Culturale Artemia.

InCorti da ArtemiaFestival Nazionale di Corti Teatrali è giunto alla sua decima edizione, 10 anni di teatro, passione e talento. Saranno tre serate imperdibili dal 17 al 19 aprile, con 15 corti da tutta Italia, tra emozioni, sperimentazione e spettacolo dal vivo… tutto a vista!

Argomento del corto è la guerra vista da un giornalista. Ci troviamo in Palestina e in questo monologo l’attualità e gli orrori della tragedia che viviamo da alcuni anni, entrano prepotentemente sulla scena. Quali sono stati gli elementi su cui vi siete maggiormente soffermati?

Ormai giornalmente siamo esposti a contenuti e notizie che ci raccontano e mostrano la guerra. Ci siamo così tanto abituati a questi orrori che non ci meravigliamo ne scandalizziamo all’annuncio dell’ennesima strage, dell’ennesimo bombardamento, dell’ennesima vittima innocente. Ci siamo immaginati Ugo Baldi, un simpatico giornalista con una vena quasi da stand up comedian. Un outsider che potrebbe essere uno qualsiasi di noi, che si trova quasi per caso a dover vivere e raccontare in prima persona gli orrori della guerra. Questa sua graduale esposizione lo porta a prendere sempre più coscienza della realtà e a trasformare la cronaca giornalistica in materia organica. Ci siamo soffermati sul contrasto tra l’asetticità delle parole e dei social media e la visceralità dei corpi. In scena, il nostro Ugo perderà il suo cinismo e non sarà più in grado di trovare la battuta per risolvere il dolore che si trova di fronte. E così trascinando con sé il peso reale della carne proverà a raccontare come il dolore non sia riducibile a un database di immagini e video scrollabili con un dito.

Come ci si prepara a portare gli orrori della guerra in scena di fronte a un pubblico che, per la maggior parte, li vede in tv o attraverso i social?

Siamo ad un punto della storia in cui si potrebbe dire che la gente muore di guerra, come lo dicevamo un tempo con il covid. Spesso consideriamo la guerra come un fatto a sé stante, inevitabile, una malattia genetica, cui non sembra esserci nessun vaccino o terapia. Ma la guerra è pur sempre un fatto umano.  Per questo, la preparazione non è stata solo mnemonica, ma sensoriale. Abbiamo scelto di utilizzare elementi materiali reali per riportare lo spettatore alla dimensione biologica del conflitto. Ci si prepara accettando di sporcarsi le mani, letteralmente e metaforicamente, per ricordare che dietro ogni contenuto c’è la stessa carne e lo stesso sangue che appartiene a tutti noi.

Il pericolo di un’escalation che potrebbe toccare molto da vicino le nostre vite quotidiane, secondo voi, come viene vissuto dalle persone?
A livello economico stiamo già vivendo gli effetti di questa deriva, ma psicologicamente tendiamo a ignorarli. Viviamo questa escalation come un rumore di fondo fastidioso a cui cerchiamo di non prestare attenzione, solo perché non tocca ancora i nostri affetti. Nel corto, Ugo Baldi rappresenta proprio questo meccanismo di rimozione che crolla: la paura di morire lontano da casa, il pensiero rivolto alle piccole cose, la speranza di tornare in tempo per il compleanno della propria madre, ci ricordano che l’escalation non è qualcosa di geopolitico ed economico, ma è la fine del nostro quotidiano.

Come affronterete il pubblico e la giuria del Premio InCorti da Artemia?

Per mettere in scena questo monologo abbiamo intrapreso un percorso di ricerca che affonda le radici nelle avanguardie del Novecento. Abbiamo studiato molto Artaud e il suo Teatro della Crudeltà, la funzione pedagogica e lo straniamento di Brecht, ma ci siamo lasciati ispirare soprattutto dal teatro di cantina degli anni ’60. Proprio come in quelle esperienze romane e napoletane del dopoguerra, abbiamo cercato di mettere in scena un teatro dell’essenziale e dell’urgenza, dove lo spazio scenico è un luogo di scontro e dibattito. L’obiettivo è trasformare il palco in una cantina della coscienza, un luogo viscerale dove l’orrore della guerra non è più un’immagine digitale, ma una realtà organica che sporca, puzza e costringe a una presa di posizione immediata.

Cosa vi aspettate dal concorso e cosa darete voi ad esso?

Dal concorso ci aspettiamo uno spazio di confronto onesto. Noi cercheremo di portare in scena un corpo che si fa tramite di un messaggio, sperando di offrire al pubblico di Artemia non solo un monologo, ma un’esperienza viscerale che porterà il pubblico a vivere lo stesso cambiamento del nostro personaggio.

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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