L’Appartamento

InCorti da Artemia 2026: quanto si può essere legati agli oggetti?
L’Appartamento è un corto teatrale che parla di due uomini, inquilino e proprietario, e del legame agli oggetti. Scritto e diretto da Daniele Profeta interpretato da Giacomo Pressi e Daniele Profeta, sarà in scena sabato 18 aprile al Centro Culturale Artemia.
InCorti da Artemia – Festival Nazionale di Corti Teatrali è giunto alla sua decima edizione. 10 anni di teatro, passione e talento. Saranno tre serate imperdibili dal 17 al 19 aprile, con 15 corti da tutta Italia, tra emozioni, sperimentazione e spettacolo dal vivo… tutto a vista!
Il tema del corto è l’attaccamento a qualcosa, in questo caso, un calorifero. La mente umana è capace di modellarsi e modellare la nostra realtà. Come avete affrontato voi il tema?
Abbiamo affrontato il tema partendo da qualcosa di molto concreto. Ci interessava osservare cosa succede quando un attaccamento, all’inizio semplice e quasi banale, comincia lentamente a diventare necessario, fino a trasformarsi in qualcosa di vitale. Il calorifero non è mai stato pensato come un simbolo a priori. Diventa un simbolo nel momento in cui il personaggio gli attribuisce un valore, perché ne ha bisogno.
E lì ci sembrava interessante fermarci: non raccontare la follia come qualcosa di distante, ma un meccanismo estremamente umano portato un po’ più in là del solito. In fondo tutti, in modi diversi, ci aggrappiamo a qualcosa per non crollare. E a questo punto la domanda non è più “è reale o non è reale?”, diventa piuttosto “quanto mi serve che lo sia?”
Due persone che si confrontano e si scontrano, ognuno con le proprie convinzioni, è sempre il rapporto interpersonale che si sviluppa attraverso i nostri sentimenti. Come avete costruito questa relazione e quelle che possono trasformarsi in veri e propri legami ad oggetti?
Siamo partiti da un conflitto semplice: uno vuole la casa, l’altro non vuole lasciarla. Ci interessava che il rapporto non fosse subito psicologico ma che lo diventasse progressivamente, fino a raggiungere uno scarto: il legame con il calorifero smette di essere solo di Maurizio e diventa anche del Sig. Carlo. Ed è lì che il rapporto cambia davvero.
Non abbiamo costruito il legame con l’oggetto come qualcosa di “strano”, ma come qualcosa di vitale. Quando un oggetto diventa l’unico punto stabile, smette di essere un oggetto e diventa una relazione. E da quel momento viene difeso esattamente come si difenderebbe una persona.
La mente umana e la percezione che si ha delle cose, dipendono anche dal nostro vissuto, dalle nostre esperienze, ecc. Cosa vi ha maggiormente colpiti di questo tema?
Quello che ci ha colpito di più è stato osservare quanto sia fragile il confine tra ciò che riconosciamo come “realtà” e ciò che invece costruiamo per poter stare in piedi. La domanda che mi sorge spontanea è: fino a che punto siamo disposti a piegare la realtà pur di non affrontare quello che ci farebbe crollare?
Come affronterete il pubblico e la giuria del Premio InCorti da Artemia?
Ci interessa vedere dove lo spettatore si aggancia e dove invece si stacca, perché è lì che capiamo se il lavoro regge davvero. Non affronteremo, quindi, pubblico e giuria, cercando di piacere, piuttosto cercando di essere credibili. Poi, certo, il confronto con una giuria e con un pubblico è sempre un momento di verifica. Ma più che “affrontarlo”, lo viviamo come una possibilità per capire se quello che abbiamo costruito regge davvero.
Cosa vi aspettate dal concorso e cosa darete voi ad esso?
Finché si resta dentro al processo, è facile convincersi che qualcosa funzioni. Il confronto con un pubblico e con una giuria, invece, ti rimette subito al tuo posto: o arriva, oppure no. È questo che ci aspettiamo: capire se il lavoro regge davvero davanti a uno sguardo esterno, senza filtri.
Poi c’è anche un altro aspetto, più semplice: incontrare altri lavori, altri punti di vista, e stare dentro a un contesto vivo, dove le cose succedono davvero.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie.





