Alessandro D’Ambrosi e Riccardo Brunetti raccontano Elsinore Carnival

Uno spettacolo di teatro immersivo
Elsinore Carnival è uno spettacolo immersivo, ispirato alle opere di William Shakespeare, di Alessandro D’Ambrosi e Riccardo Brunetti che lo hanno anche diretto. Sulla scena un insieme di attori, pronti a portare lo spettatore verso un’esperienza particolare, nella quale ella o egli stessa/o, diventano protagonisti di una vicenda che li accompagna lungo un percorso che non si esaurisce in una sola serata. Ebbene sì, lo spettacolo si dipana in più stanze e settori, facendo diventare lo spettatore, itinerante.
Uno spettacolo che modifica la visione del teatro e la figura dell’attore e dello spettatore. A raccontare tutto questo immenso lavoro sono loro, i registi e autori Alessandro D’Ambrosi e Riccardo Brunetti.
Che cosa rappresenta Elsinore Carnival?
È un’Hamlet reinventato, ibrido, distorto, immaginato in chiave immersiva. Uno spettacolo dove ognuno ha la libertà di cercare la propria piccola follia, protetto da una maschera, in un labirinto di immagini, suggestioni, stili e scene iconiche, surreali, assurde, drammatiche, grottesche, ricche di inviti alla partecipazione e all’esperienza sensoriale.
Lo spettacolo è un’esperienza immersiva ispirata alle opere di William Shakespeare. A quali opere in particolare e qual è la suggestione?
Lo spettacolo è incentrato sulla tragedia di Hamlet, ma non è uno spettacolo drammatico, anzi. Il testo shakespeariano diventa cangiante, si adatta a drammi contemporanei o viene decostruito fino a smontarsi e rinnovarsi profondamente nel finale. Come tutte le esperienze immersive di Project xx1, nella scrittura si incrociano moltissime fonti e ispirazioni, per creare un’opera completamente originale, spiazzante e sorprendente.
Lo spettacolo è un insieme di quadri, di scene, che non è possibile vivere tutte in una sola visione. Quali sono le arti performative che sono coinvolte e come interagiscono fra loro?
Troviamo sicuramente il Teatro basato sull’azione e sulla parola, ma anche la danza e il canto, in alcuni momenti. La chiave principale è quella del coinvolgimento del pubblico che desidera essere più di un semplice testimone. In questo senso i riferimenti diventano il Teatro Sensoriale, il Teatro Immersivo, il Teatro d’interazione 1 a 1, etc.
Come vive il pubblico la possibilità di interagire direttamente con gli attori e quindi con la storia?
In maniera estremamente libera e su base volontaria. Nelle nostre proposte ci teniamo particolarmente che l’interazione non sia mai obbligata, ma che sia sempre un invito. Questo spettacolo non fa eccezione: per chi desidera essere solo testimone, è possibile fruire senza interazione, ma per chi vuole accettare l’invito ad immergersi, c’è un interno mondo di relazioni umane da esplorare.
E gli attori come vivono il coinvolgimento diretto del pubblico?
C’è un grande allenamento per riuscire a calibrare bene le opportunità d’interazione. Il nostro non è un teatro d’improvvisazione, la narrazione è ben definita: le attrici e gli attori sono delle guide che devono valorizzare il contributo di ogni membro del pubblico ed è un lavoro delicato. Una volta che il cast coglie le potenzialità e la ricchezza di un incontro così ravvicinato con il pubblico, questo diventa uno dei lavori teatrali più stimolanti al mondo. Una recitazione sempre autentica e mai artefatta, dove nulla può essere simulato e che si alimenta costantemente della “Verità” e degli stimoli portati sulla scena dagli spettatori.
Come hanno vissuto gli attori questa messa in scena e cosa hanno apportato alla stessa?
Il lavoro di preparazione è molto intenso e piuttosto diverso da quello di uno spettacolo tradizionale. Le attrici e gli attori sono la linfa vitale di un’esperienza del genere – se anche l’allestimento e la tecnica giocano ruoli fondamentali in questa esperienza, gli interpreti ne rappresentano il lato vivo e umano. Tutto il cast ha imparato ad amare questa nuova forma di performance e a esplorarne ogni possibilità: si crea un fortissimo senso di comunità tra tutti, che crea legami duraturi anche al di là della performance stessa.
E voi registi come l’avete vissuta?
Con grande impegno ma anche con enormi soddisfazioni. Questa è forse l’opera più complessa che abbiamo mai creato – è stimolante anche per noi riviverla ad ogni replica in modo diverso e scoprirci dentro altre mille possibilità di fruizione.
Come si entra e come si esce dopo aver vissuto questa esperienza?
Si entra con il coraggio e la voglia di esplorare aspetti di sé potenzialmente sconosciuti: Cosa ci attira? Cosa ci incuriosisce? Cosa accadrà se accetto questo invito? Come mi sentirò se compio quest’azione? Si esce con una consapevolezza rinnovata, con il cuore stimolato, con (molti ci raccontano) la possibilità di fare sogni più vividi.
Perché venire a vedere Elsinore Carnival?
Perché è un’esperienza unica al mondo. Per incontrare Shakespeare in un modo unico completamente nuovo e contemporaneo. Perché si può vivere per più di due all’interno di una realtà fantastica, come in un sogno ad occhi aperti, dalla quale si esce, sempre, cambiati.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie a voi! Salite su questa stupenda giostra insieme a noi!





