“Di fronte al Calzolaio” poesie di Salvatore Arcidiacono
“Di fronte al Calzolaio” è l’ultima raccolta di poesie di Salvatore Arcidiacono, classe 1961. Edito da “Il Convivio Editore” e pubblicato nel dicembre 2016, fa parte della collana di poesia “Calliope”.
L’avvocato-poeta ha stupito con la sua poesia che colpisce per il linguaggio diretto, particolare, intriso di passato e moderno.
Nei suoi versi è possibile immedesimarsi in un ambiente linguistico che potrebbe dirsi polifunzionale, che attraversa il lessico accademico, caratterizzante dell’autore, che di professione fa l’avvocato, con quello del gergo familiare, che lo riporta al suo paese natio, Scordia, in provincia di Catania.
È proprio questo suo essere professionale, filosofo, familiare, moderno e antico, che attrae, oltre alla sua scrittura diretta, descritta da Maria Luisa Daniele Toffanin, “lapidaria” ma la stessa, che ha scritto la postfazione del libro, continua aggiungendo: “da un crudo realismo che sembra voler stupire ad una pensosità filosofica, dal sentenzioso all’ironico, dall’amletico all’inquisitorio, innervato costantemente da una sincera aspirazione al Vero”.
Ed è una visione reale degli scritti di Arcidiacono, poiché leggendone le rime, si passa inesorabilmente dal dialetto siculo, con parole inconfondibili della lingua natia, a quelle più argute della nostra lingua ufficiale. E se il titolo dovrebbe far presagire un insieme di versi dialettali, ci si riscopre a leggere rime ricche di immagini poetiche rigorosamente italiane, come avviene nella prima poesia della raccolta: “Caudu” Impoetico, che poi prosegue con “Atteso, “chiamato”, arrivato, osannato. / Ora vituperio, sconcerto dell’anticiclone / azzorrino-padano che sega il fiato”.
Da qui ci si immerge nella sezione dedicata a “Scherzi Pasquali e paternali” dove l’argomento quaresima, Cristo e tradimento, seguito da un incauto San Pietro, raccontano di un periodo così fortemente sentito proprio nel Sud Italia, con il suo folclore e la sua religiosità sentita fino alle ossa.
Una visione non solo interna, di chi ha vissuto per anni quei luoghi e sentimenti, ma anche di chi, ormai lontano, ricorda e analizza il tutto, lasciando che siano i versi a raccontare questa continua mescolanza di antico e moderno.







