Gemma Costa racconta Enea

Il racconto di un nuovo Enea, al Teatro Tordinona

Il racconto di un nuovo Enea, in scena dal 31 gennaio al 5 febbraio al Teatro Tordinona di Roma, che vede la scrittura di Gemma Costa, la regia a tre di Gemma Costa, Flaminia Gai, Miranda Angeli, in scena Michele Breda, Alessandro Pazzaglia, Gemma Costa, Margherita Palombi. Tra la fantasia smisurata e la realtà, Enea si imbarca per un viaggio surreale, accompagnato da Claire e Luigi Sofia Alexander IV. A raccontarci dello spettacolo Gemma Costa, autrice, regista e interprete della pièce.

Bentornata Gemma. Ci ritroviamo per parlare dello spettacolo Enea. Perché hai voluto chiamarlo così? C’entra per caso il mitico Enea?

Enea è il protagonista. Questo nome non è ovviamente casuale ma vuole appositamente richiamare il personaggio mitico. Anche se la trama del testo si allontana completamente dall’Eneide, la tematica di fondo è la stessa: il viaggio; inteso sia come cammino che spazia tra diverse terre ed incontri, sia come percorso di formazione e conquista del sé. Enea è iconicamente l’eroe della pietas, Virgilio lo ha delineato donandogli una profonda umanità. Non è un eroe austero, infallibile, inconfutabile; anzi si mette in dubbio, sbaglia, fugge, soffre, prova compassione, si prende cura dei suoi compagni mettendosi spesso al loro livello.

Che tipo di persona è il protagonista? Che cosa cerca? Cosa si aspetta dalla vita?

La cosa che mi piace di più di questo personaggio è il suo sviluppo. Quando lo vediamo entrare in scena per la prima volta mentre apre la sua tabaccheria è una persona sola che ha una vita noiosa e monotona. Ha trovato la sua comfort zone e non vuole prendersi dei rischi. “Vile e inetto” come lui stesso si definisce. Sta al mondo senza farsi troppe domande, con la convinzione che il suo stile di vita sia l’unico possibile in un sistema sociale già inquadrato.

Nevrotico, ansioso, ipocondriaco; ma soprattutto profondamente infelice ed insoddisfatto, chiuso nei confronti del prossimo, con un cuore che si è fatto veramente piccolo. Questo viaggio lo cambierà completamente. È sempre una grande emozione per me rivederlo alla fine. Il pubblico potrà finalmente apprezzare la bellezza della sua personalità che fuoriesce libera e cosciente con le sue passioni, le sue stranezze e le sue sofferenze. Lui è diventato un eroe. Lui è un Enea, degno di questo nome mitico.

Accanto a lui ci sono altri personaggi, chi sono e come interagiscono con Enea?

Nella tabaccheria di Enea un giorno fa irruzione la bizzarra Claire. È questo incontro a travolgere la vita di Enea, che si imbarca in un viaggio surreale insieme a lei e a Luigi Sofia Alexander IV, il suo cliente più assiduo con un disturbo di personalità multipla. Questi Luigi, Sofia, Alex e Luigi Sofia Alexander IV (Er Principe) sono altrettante personalità che non rientrano in nessuna categoria, sono spiazzanti, sono cittadini senza stato.

Loro non si percepiscono nel mondo e la società, di fatto, non le distingue come identità precise; la loro libertà le fa apparire a tratti grottesche ed esilaranti, a tratti tragiche e commoventi. Meta di questo viaggio, in un mondo in cui le risorse d’acqua sono ai minimi storici, è il dio Blu e il Fiume. Il dio Blu, la religione del Bluismo, la ricerca del Fiume sono invenzioni narrative in chiave surreale per alludere alla cura, quasi religiosa, che l’uomo dovrebbe avere nei confronti della terra che abita e della natura tutta.

Per i personaggi a chi ti sei ispirata? Che cosa rappresentano?

Sono personaggi di fantasia. Ognuno porta con sé una storia e una riflessione. Claire ad esempio è nata in scrittura durante una residenza artistica allo Spin Time. Una ragazza cresciuta in una realtà similare. Un centro sociale e culturale che è una casa per decine di nuclei familiari provenienti da tutto il mondo.

Questi luoghi sono vivi, fervidi, accoglienti, dotati di un’umanità e di un senso di condivisione sconvolgenti se messi a confronto con questa nostra “società” sempre più individualistica che sta mano a mano perdendo il significato di “comunità”. Sono luoghi che ti fanno riscoprire valori fondamentali dell’essere umano. Quanto è importante avere una casa, sentirsi a casa, condividere una casa. Quanto è importante la fantasia, il sogno, il coraggio, una carezza, l’amore nelle sue mille sfaccettature.

Lo spettacolo racconta un viaggio fantastico, senza tralasciare quelle che sono le tematiche attuali e importanti della nostra umanità. Come vengono affrontate?

Nel raccontare un viaggio fantastico in un linguaggio che percorre una via sperimentale, “Enea” tocca diverse tematiche: oltre quella ecologica dell’acqua, anche l’emarginazione, l’essere e/o sentirsi stranieri e la ricerca della propria identità. È presente poi una critica all’informazione trasmessa dai media: parziale, sfuggente, a volte contraddittoria, o peggio distorta, che crea confusione e appiattisce le mente. Senza starle ad elencare mi piace affrontarle attraverso allegorie.

Io ho sempre creduto molto nella metafora, nella favola, nel realismo magico. E credo nei mezzi sorrisi, nelle risate amare e nello scoppio di riso liberatorio. Per me è sempre stato il modo migliore per creare empatia con il dramma. Prima di tutto far entrare il pubblico in una dimensione altra, che non è la vita. Poi ridere. Infine piangere.

Se si riesce a creare uno spazio altro, di dialogo, incontaminato, che vale solo per quella sera, se il pubblico riesce poi a ridere e divertirsi con i personaggi, quando li vedrà soffrire, soffrirà con loro. E quando lo spettacolo sarà finito tornerà a casa consapevole che era una favola ma piena di spunti di riflessione e domande.

Enea ha una regia a tre: la tua e quelle di Flaminia Gai e Miranda Angeli. Di cosa si è occupata ognuna di voi in particolare?

Quando ho deciso di portare in scena questo mio testo ho subito pensato che ci volessero tanti occhi, tante idee, tante sensibilità. Ogni terra che i personaggi percorrono potrebbe essere una regia a sé. Tocchiamo diverse tecniche e linguaggi. Teatro fisico, clown, teatro di figura. Ad un certo punto del viaggio i personaggi incontrano le donne del deserto che sono a tutti gli effetti un coro greco.

Per quanto mi riguarda ho lavorato inizialmente solo con gli attori, senza testo, mi sono occupata del lavoro sul personaggio, della caratterizzazione, delle relazioni che instaurano. Poi ho curato la parte di movimento scenico, dopodiché sono entrata dentro al lavoro come attrice.

Flaminia e Miranda sono due registe diversissime, ne ero consapevole quando le ho coinvolte, e questa è stata una sfida davvero stimolante. Perché nel mettere in scena “Enea” avevano spesso punti di vista opposti. Ma questo ha fatto sì che la prima scelta fosse sempre scartata e che tutto ciò che poi è stato fissato è stato il frutto di una ricerca che alla fine ha soddisfatto tutte e tre.

Oltre ad averlo scritto e diretto, tu sarai anche in scena. Qual è il tuo personaggio e cosa rappresenta per te?

Il mio personaggio è Claire. È complicatissimo da fare. Lei è totalmente senza freni, libera da qualsiasi sovrastruttura. Un cuore spalancato che trabocca di emozioni da tutte le parti. Passa dal panico all’euforia, dalla sofferenza più profonda alla rabbia. Ogni volta che mi trovo di fronte ad una sua battuta devo fare un passo indietro. Perché io, Gemma, la direi in tutt’altro modo. Ormai “Enea” è il mio settimo testo e mi rendo conto che ogni personaggio che scrivo (compresi quelli che non interpreto) sono un pezzetto di me. Claire cosa rappresenta? Forse quello che non ho il coraggio di essere.

Gli altri attori sono Michele Breda, Alessandro Pazzaglia, Margherita Palombi, com’è stato lavorare con loro?

Loro sono meravigliosi. Attori e attrice generosissimi. Abbiamo lavorato inizialmente facendo improvvisazioni ed è stato un percorso molto stimolante. Hanno reso propri questi personaggi che padroneggiano ormai a pieno. Non so più se li ho scritti io o se li hanno scritti loro.

Il tocco finale poi sono stati i costumi di Giovanni Schiera che ci hanno permesso di metterne a fuoco anche i più piccoli dettagli dei personaggi. Venivano tutti da formazioni diverse, anche questa era una sfida: trovare un linguaggio comune, un equilibrio organico che fosse il nostro equilibrio. È stato semplice. Quando si lavora con artisti bravi e persone belle anche le cose più difficili diventano semplici. C’è tanto rispetto e tanta fiducia sul palco. E poi c’è la cosa più bella, che ci divertiamo come dei pazzi!

Cosa avete cercato di evidenziare tra interpretazione e parte registica?

Tante, forse troppe cose. Penso che ognuno si porterà via da teatro un pezzetto diverso di questo spettacolo. Siamo in tanti in compagnia e ciascuno ci ha messo del suo. Il testo affronta diverse tematiche. Le registe sono tre. I personaggi sono svariati, perché ogni attore interpreta anche altri personaggi oltre i principali. “Enea” è un mondo a parte, surreale. Di certo stimolerà la fantasia e tante domande. Spero che motivi, motivi a dire sì, motivi a buttarsi, motivi a cercarsi il proprio posto nel mondo, qualunque esso sia. Lo dico sempre: ognuno è diverso e questo è meraviglioso.

Come ti senti di fronte a questo debutto?

Impaziente e serena. “Enea” l’ho scritto nel 2019. Poi l’ho messo in un cassetto e ritirato fuori un anno fa. Abbiamo fatto una prima residenza alla STAP Brancaccio nel 2024 dopo la quale abbiamo portato in scena i primi 30 minuti in forma di studio al Festival InDivenire. Abbiamo fatto una seconda residenza a dicembre allo Spin Time e finalmente lo portiamo in scena completo di fronte ad un pubblico, anzi a sei pubblici, tanti quante sono le repliche. C’è tanto lavoro dietro. Tanto tempo dedicato, tanta passione, tanto cuore. Sono serena. Penso sia una storia che possa parlare a tanti. E noi non vediamo l’ora di condividerla.

Grazie e in bocca al lupo!

Viva il lupo!

 

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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