Maria Paola Canepa racconta la nuova stagione

In partenza anche per il Centro Culturale Artemia la nuova stagione teatrale
Il Centro Culturale Artemia di Roma si prepara alla nuova stagione teatrale 2025/2026, la XIII, che si aprirà il 31 ottobre con la rassegna teatrale sulle minoranze. Ma di questo ed altro, ne ho parlato con la direttrice e anima del centro, Maria Paola Canepa, che da anni segue con passione non solo le attività teatrali, ma anche quelle di condivisione, come i numerosi corsi che si alternano all’interno del centro, divenuto luogo di partecipazione, incontro, punto di riferimento del quartiere romano che si distingue per l’impegno e l’attenzione verso le realtà del luogo.
Ciao Maria Paola, partirai a ottobre con una nuova stagione al Centro Culturale Artemia. Quanto carica sei?
Moltissimo! Questa nuova stagione è il frutto di mesi di lavoro, ascolto e visioni condivise. Ogni anno è un’avventura diversa, ma l’emozione resta intatta. Artemia è un luogo vivo, e sapere che tra poco riaccoglieremo il pubblico con nuovi spettacoli e nuove energie, mi dà una carica enorme.
La stagione sarà divisa in rassegne, con temi sempre fondamentali per il vivere sociale e umano della nostra umanità. Chi saranno i protagonisti di questa tredicesima stagione teatrale?
Avremo la fortuna di ospitare artisti straordinari, alcuni già noti, altri emergenti, ma tutti accomunati da una forte urgenza espressiva e da progetti inediti. Ci saranno Anna Cianca, Patrizia Bernardini, Chiara Casarico, Francesca La Scala, Franca De Angelis, Stefano Napoli, Christian Angeli… e tanti altri nomi di rilievo della scena contemporanea. Ma i veri protagonisti, come sempre, saranno i contenuti: parole, corpi, emozioni che parlano di noi, del presente, dei nostri conflitti e delle nostre speranze.
Tanti sono i giovani che passano tra le mura di questo spazio, sempre aperto ed accogliente, direi una casa: come vivi il rapporto con loro?
Proprio così: una casa. E come ogni casa, Artemia è fatta di relazioni. Il rapporto con i giovani è uno scambio continuo: portano idee fresche, visioni nuove, tanta energia. Io cerco di ascoltarli, accompagnarli, offrire strumenti e spazi per esprimersi. Ma, alla fine, sono loro che aiutano anche me a crescere.
Molti dei giovani che sono passati al Centro Culturale Artemia, oggi sono protagonisti del mondo dello spettacolo. Cosa rappresenta o può rappresentare il tuo spazio per loro?
Credo che Artemia sia stata per molti un luogo sicuro in cui potersi sperimentare senza pressioni. Un trampolino, ma anche un rifugio. Un posto dove si può sbagliare, ricominciare, cercare la propria voce. È bello sapere che tanti giovani artisti che oggi lavorano stabilmente nel settore sono partiti proprio da qui. Questo per me è il riconoscimento più grande.

Punto forza della stagione teatrale è il Concorso InCorti da Artemia, che premia, grazie ad una giuria tecnica, spettacoli e i protagonisti, che saliranno sul palco. È una tua creatura: cosa ti aspetti per quest’anno? Cosa ricercherai nei tanti spettacoli che si proporranno?
InCorti è un festival che amo molto, perché ogni anno riesce a sorprendere. Mi aspetto proposte sincere, capaci di parlare al cuore e alla mente. Cerco spettacoli che non abbiano paura di osare, anche se in pochi minuti. La forma breve è una sfida creativa enorme, e chi riesce a far passare un’emozione forte in quel tempo ridotto, ha già vinto.
Una particolarità del Centro Culturale Artemia è quella di optare per spettacoli non tanto di richiamo, quanto di spessore, meritevoli di essere visti anche se non seguiti da un nome famoso, che coinvolgano emotivamente il pubblico. Cosa hai scelto per questa stagione?
Ho scelto spettacoli che raccontano storie autentiche, che pongono domande e lasciano tracce. Non cerco nomi, cerco senso. La stagione è quasi interamente composta da inediti, proprio per dare spazio alla creazione originale e sostenere chi lavora “dal basso” ma con grande qualità. Il nostro pubblico è curioso, attento, affezionato – e questo mi permette di essere coraggiosa nelle scelte.
Insieme al teatro, il centro ospita vari corsi, sempre molto seguiti. Non è una novità che il Centro Culturale Artemia sia un punto di riferimento per il quartiere romano. Come vivi questo stretto rapporto con i frequentatori del centro?
Con grande gratitudine. Il legame con il territorio è uno degli aspetti che più mi rendono orgogliosa. I corsi non sono solo un’attività didattica: sono momenti di aggregazione, di condivisione vera. Molti frequentatori sono con noi da anni, diventando parte della famiglia Artemia. Vederli crescere, cambiare, partecipare con entusiasmo alla vita del centro, è il senso profondo di tutto il nostro lavoro. E ti dirò di più, molti di loro, dopo tanti anni, sono oramai diventati miei cari amici nella vita al di fuori delle mura del Centro Culturale e da immigrante quale sono, questo è uno dei regali più meravigliosi che mi ha donato in mio lavoro.
Cosa ti aspetti per questo nuovo anno?
Mi aspetto bellezza. Non perfetta, non patinata, ma autentica. Mi auguro che il teatro continui ad essere un luogo necessario, che il pubblico trovi ad Artemia uno spazio in cui sentirsi accolto, stimolato, emozionato. E che, nonostante le difficoltà del settore, si continui a credere nel valore dell’arte come motore di cambiamento.
Non mi resta che farti un grande in bocca al lupo!
Crepi il lupo! E grazie davvero per questo spazio e per l’attenzione al nostro lavoro, ti sono davvero molto grata ed onorata. Vi aspettiamo a teatro, perché senza pubblico non c’è magia.





