Miranda Angeli racconta Il maestro e Margherita

Il classico della letteratura russo sale sul palco del teatro trasteverino
Al Teatro Trastevere di Roma un classico della letteratura russa Il maestro e Margherita, ispirato al romanzo di Michail Bulgakov, di Miranda Angeli e Alfio Montenegro, con Andrea Lami, Giulia Sanna, Francesco Polizzi, costumi di Benedetta Nicoletti, aiuto regia Martina Sergi.
Un classico della letteratura portato a teatro. Due storie che si intrecciano, quella di Margherita e del maestro e quella di Michail e sua moglie Elena, considerata l’ispiratrice del romanzo e quindi della storia. Un susseguirsi di circostanze ed eventi che coinvolgono i protagonisti, costringendoli a guardarsi dentro, a riflettere, a compiere scelte.
Ne ho palato insieme all’autrice Miranda Angeli, che ringrazio per la disponibilità a rispondere alle domande.
Benvenuta. Lei sarà in scena al Teatro Trastevere con un classico della letteratura russa, Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Cosa ha trovato di particolare del libro di Bulgakov?
Quando Alfio Montenegro ed io abbiamo scoperto che Il maestro e Margherita era per entrambi un romanzo del cuore, abbiamo anche scoperto che a colpire entrambi era stata la potenza innovativa non solo della storia, ma anche dello stile scelto da Bulgakov: ironico, eclettico, provocatorio e provocante, perfetto per le vicende di due amanti ribelli e un diavolo che ha voglia di divertirsi e allo stesso tempo del tutto rivoluzionario, non solo per il periodo in cui il manoscritto venne compiuto e poi pubblicato, ma anche per oggi che, come dice Elèna all’inizio dello spettacolo, “si ha l’impressione di leggere sempre di più le stesse cose”.
Quali sono le caratteristiche dei due personaggi, il maestro e Margherita, appunto, che avete voluto mettere in evidenza?
Del Maestro ci ha colpito soprattutto il fatto che, in realtà, il suo conflitto maggiore lo ha con se stesso, più che con la censura, e il fatto che alla fine sia il conflitto che vive ogni artista: posso considerarmi ancora tale, se il mio lavoro non viene visto?
Di Margherita, invece, ci interessa soprattutto l’aspetto dell’autodeterminazione, il suo coraggio nel compiere una scelta per se stessa, magari anche distruttiva, ma finalmente sua.
Nello spettacolo la storia del libro si intreccia con quella dello scrittore e della moglie, come avviene questo? Come ha lavorato per dare questa immagine?
In realtà ad aiutarci è stata la storia stessa, poiché la vicenda tra Bulgakov ed Elèna Šilovskaja ha davvero molto a che fare con l’amore tra il maestro e Margherita. Per enfatizzare ancora di più questo legame, e allo stesso tempo per creare il giusto distacco tra la realtà e la finzione, è stato poi essenziale il lavoro con gli attori, Andrea Lami e Giulia Sanna, che hanno improntato la loro interpretazione in modo da distinguere i personaggi del romanzo da quelli storici in maniera netta in un primo momento, per renderli sempre più simili tra loro mano a mano che il manoscritto diventa importante per Bulgakov.
Come è vista la donna nella vita e negli scritti di Bulgakov?
Rispetto a tanti altri autori, Bulgakov ha scritto di una femminilità più moderna, o per lo meno più libera, e Margherita ne è un esempio. Tuttavia anche lei, come molte donne nella letteratura scritta da uomini, rimane soprattutto musa. Per questo per noi è stato molto importante, nell’adattamento, spingere invece sul suo lato di eroina, o antieroina se vogliamo, che manovra la propria storia come protagonista.
Come ha scelto gli attori a cui ha affidato i ruoli dei protagonisti?
Il personaggio di Elèna è stato scritto con in mente il volto e il talento di Giulia Sanna, che a nostro parere ha saputo portare sul palco le sue luci quanto le ombre di Margherita. Per Bulgakov invece abbiamo pensato ad Andrea Lami perché sapevamo che avrebbe dato al personaggio quella malinconia genuina, quasi infantile, che nel guardare le foto dello scrittore ci aveva colpito. Pensando a Woland, invece, ci è subito venuto in mente Francesco Polizzi: non potremmo pensare a nessuno più giusto di lui per interpretare il diavolo in persona. In senso buono, davvero.
I libri di Bulgakov sono stati censurati a lungo, quali sono le caratteristiche che attraggono i lettori?
Il fatto che, come di nuovo Elèna suggerisce nel testo, “i libri migliori sono quelli che fanno pensare, senza che il pensiero diventi pesante”. E Bulgakov, in questo, era davvero un maestro.
E da cosa, invece, vorrebbe che siano attratti gli spettatori che verranno in sala?
Speriamo dalla stessa cosa, in realtà: dall’idea di divertirsi, portandosi a casa un ragionamento, un pensiero, una sensazione.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie a voi e viva Woland!





