Roma espone il lavoro del fotografo internazionale Calogero Cascio

Foto Carolina Taverna

Al Museo di Roma in Trastevere la prima mostra dedicata a Calogero Cascio

Dal 6 ottobre al 9 gennaio 2021 il Museo di Roma in Trastevere dedicherà una mostra al lavoro di Calogero Cascio, fotografo di origine siciliana, scegliendo come centro dell’esposizione il lavoro di fotogiornalismo al quale si dedicò per circa un decennio tra fine anni ’50 e inizio ’70. La mostra Calogero Cascio. Picture Stories, 1956-1971 è curata da Monica Maffioli, con il prezioso supporto di Natalia e Diego Cascio, figli del fotografo scomparso nel 2015.

Le opere esposte, provenienti dall’archivio di famiglia e dal Fondo Pannunzio della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, offrono una prospettiva completa del lavoro di Cascio: sempre attento al dato umano, soggetto imprescindibile nei suoi scatti, le opere esposte in questa prima mostra antologica dedicatagli, sono scatti di volti, sguardi, ma anche corpi in movimento, sagome scandite nello spazio vuoto di architetture sacre o stanti di fronte a palazzi ciclopici. La lettura profonda dell’uomo è concretamente restituita negli scatti dei suoi reportage che attraversano culture e nazioni diverse. Le immagini scelte per la mostra vengono da foto storie che hanno visto pubblicazione su molti importanti quotidiani, dall’americano Life a Paris Match, ma anche su riviste nazionali come Il Mondo e L’espresso. Cascio si è spinto nel medio e lontano oriente, in Vietnam come in Brasile, dando rappresentazione tanto a momenti storici come a ritualità quotidiane, una lettura antropologica vivissima anche negli scatti realizzati in Italia, come le foto romane o quelle della Sicilia.

Foto Carolina Taverna

D’altronde la scelta del medium fotografico per Cascio rappresenta un modo comunicativo di animare idee, dare figura e messaggio ad una mai sopita spinta verso la giustizia sociale, e si fa azione politica in una strettissima unione tra arte e vita: fonderà con Caio Garruba, Antonio e Nicola Sansone l’agenzia RealPhoto, un contributo alla scuola romana del foto giornalismo anni ’60. L’impossibilita di cambiare la realtà, l’azione mancata e lo scontento per un mondo giornalistico ormai alla ricerca di immagini poco interessanti, lo spingeranno infine ad abbandonare la fotografia per dedicarsi all’editoria. Cascio, fotografo e scrittore teso ad una narrazione resa in modo immediato senza lasciare nulla al descrittivismo, come viene definito da Piero Racanicchi già nel 1963, è presente nella mostra ora visitabile con oltre 100 opere: spaziando dal Salario della paura, racconto del lavoro in una cava di Kathmandu, ai famosi scatti Je vois! Dit l’enfant, esposti al MoMa già nel 1965, la narrazione arriva a Il Belpaese, dove trova concretezza la dura realtà di una seconda identità italiana, spesso schiacciata dall’ampia narrazione di un boom economico più imposto che spontaneo, mostrando tanto la povertà e l’abbandono delle periferie romane quanto la dura realtà del meridione e della Sicilia, già vittima di mafia.

La personalità e il carattere ironico di Cascio trovano espressione in mostra anche attraverso la presenza di frammenti tratti dalla sua corrispondenza con agenzie e giornali di tutto il mondo, una selezione attenta frutto di un lavoro di ricerca realizzato durante il periodo pandemico sull’archivio di famiglia.

Una mostra necessaria che rappresenta la prima possibilità di conoscere un fotografo italiano ancora assente dalla narrazione più famosa degli anni 60-70, un passo verso la lettura critica di un lavoro importante e non trascurabile.

http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/calogero-cascio-picture-stories-1956-1971

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

Leggi anche