Stefano Usardi racconta Alcooltest

Proiezione a Milano per Alcooltest con Stefano Usardi e Drupi
Il 14 gennaio il regista Stefano Usardi in compagnia di Drupi, sarà al Cinema City Life Anteo di Milano per la proiezione di Alcooltest, l’ultima produzione di Fifilm Production. Il cast è formato anche da Vanda Colecchia, Sofia Taglioni, Vassilij Mangheras, Stefano Scandaletti, Giulio Cancelli, Matilde Vigna, Selene Gandini, Giovanni Morassutti, Francesco Migliaccio.
Il film vede l’interpretazione del cantante Drupi che per la prima volta si è prestato al cinema. A raccontare il tutto il regista Stefano Usardi, che ringrazio per essere qui, sulle pagine di CulturSocialArt.
Il suo nuovo film si intitola Alcooltest. Di alcooltest nel film si parla quando la polizia municipale ferma Luca e Sofia, a bordo dell’auto di lui. Ma l’alcool e quindi il bere, sono un tema che si ripete in più scene. Cosa rappresenta per lei questo che può essere un serio problema a tutte le età?
Ogni piccola realtà ha le sue dipendenze, e in montagna esiste una cultura del bere, purtroppo, a volte, la solitudine del territorio porta le persone ad abusarne, ma ultimamente è un problema che nei ragazzi si avverte meno. O meglio, bevono di più nelle feste, ma non costantemente. Il film comunque non tratta del tema con intenti critici o pedagogici, ma solo come un rifugio possibile per un solitario.
Nelle varie scene si analizzano i rapporti umani che passano da quelli stretti di parentela a quelli che possono diventarlo, anche senza un legame di sangue. Penso a quello tra Sergio e Sofia. A chi si è ispirato per delineare i loro personaggi?
I miei personaggi si muovono da un film all’altro, ormai vivono di vita propria e hanno tutti una storia. I genitori di Sofia, ad esempio, sono gli stessi di Michele presente in “Affittasi Vita” o in “Luigo”. In verità tutti i personaggi sono presenti nei nostri film da sempre, a volte hanno ruoli minori a volte sono protagonisti, ma aleggiano in ogni film. Probabilmente per scoprirne una profonda genealogia si dovrebbe ripercorrere tutti i film realizzati, ma poi in fondo non lo so nemmeno io. Sergio però è tratto dalla storia di Tony Manero.
Il personaggio di Drupi, cantante con alle spalle importanti successi canori, rappresenta la voglia di continuare ad essere e a fare ciò che amiamo fare, a qualsiasi età. In questo mondo, oggi, dove la persona matura, anziana, viene relegata a spettatore di una vita che fu, per dare spazio ai giovani, o giovanissimi, sempre più spavaldi e sicuri di sé, come vede il prospettarsi del futuro?
Beh, i miei film sono transgenerazionali. Non ho mai creduto che anzianità o giovinezza fossero dei valori in sé, anzi. La qualità delle persone è svincolata dalla loro età e nei nostri lavori facciamo sempre grande attenzione a questo tema. Anche i prossimi lavori sono sempre incentrati su personaggi di diversa età che si intersecano valorizzandosi vicendevolmente. Il presente mi pare leggermente superficiale e ipocrita rispetto a questo argomento. La tendenza a semplificare è sempre dietro l’angolo. Giovani e Anziani sono categorie, non qualità.
Il film è stato girato in Valbelluna in Veneto con panorami che ci riportano alla lentezza della vita dei piccoli centri contro la vita frenetica delle grandi città, la possibilità di ammirare la bellezza della natura, di soffermarsi all’altro, più che al successo, anche se nel film stesso, non sono tutte “rose e fiori”. Cosa teneva maggiormente a raccontare del luogo e dell’essere umano?
Con questo film abbiamo compreso bene la nostra direzione “cinematografica”. Stiamo cercando di andare sempre più verso film semplici, ma che valorizzino le persone che vi partecipano. Vogliamo mettere in evidenza storie fatte di semplicità, di lentezza, di rapporto con il territorio, ma che in fondo è rapporto con le persone. Spesso si confonde questo aspetto, secondo me è molto importante la relazione con le persone, il fare società. I nostri film tendono a questo, basti pensare la fortuna con cui la FIFILM ci permette di agire, in modo molto trasparente e con il coinvolgimento di tutti. I nostri film sono film di comunità.

Lei ha confessato che ha lasciato che la storia, la sua scintilla di vita, si facesse strada da sola, com’è stato permettere al racconto di andare, casomai anche di cambiare direzione senza opporsi e oggi che il film è al cinema, cosa pensa di questo lavoro?
Come dicevo in nostri film si fanno da soli, noi mettiamo una storia, poi le condizioni – produttive, attori, cast tecnico, location – fanno il resto. Il divertimento è proprio fare in modo di arrivare alla fine senza che il film prenda una direzione totalmente diversa, ma che si focalizzi sull’arrivo. Ad esempio, girare tutte le scene in ordine aiuta molto a lasciarsi andare perché non bisogna mai tornare indietro, ma si procede sempre in avanti. Questo è un pregio della FIFILM che da ormai da tre film ci permette di girare in questo modo, che ha degli svantaggi economici, ma grandi vantaggi creativi. Di contro c’è, proprio in questo lavoro, che lasciando andare le durate possono dilatarsi e il primo montaggio del film durava tre ore abbondanti, portarlo a due ore ha penalizzato l’inizio che risulta farraginoso, a mio avviso, ad altri piace.
Accanto a lei anche molti giovani attori, come ha vissuto il rapporto con loro? Cosa si porta dietro come esperienza?
Io, come le dicevo, sto bene con le persone in generale. Che siano giovani è positivo perché significa che potranno fare tanti altri film con noi.
Parole di elogio anche dello stesso Drupi, sono state espresse per Caterina Francavilla, che divide con lei la produzione del film. Come vive questo rapporto, il lavoro e il cinema con lei?
È un privilegio di cui ringrazio la sorte ogni giorno. Oltre ad essere una cultrice di cinema permette le nostre girandole cinematiche.
Facendo un’analisi del cinema italiano oggi, cosa salverebbe e cosa cambierebbe?
Non mi sento in grado di dare giudizi così allargati. Mi piacciono le piccole produzioni, che seppur con grandi difetti tecnici hanno qualcosa da dire senza essere affabulanti. Non mi piace molto la gestione economica delle grandi produzioni e dei finanziamenti che giustificano film autoreferenziali. Anche in questo noi siamo fortunati con la FIFILM, anche se in passato abbiamo provato ad arrivare a finanziamenti con le film commission, ma abbiamo capito che con le nostre produzioni ci toglievano libertà di tempi e modi. Però guardo tutti i film possibili, quelli italiani per primi.
Cosa direbbe ai giovani registi che si preparano ad affrontare il mondo cinematografico?
Non saprei, io ho il mio metodo che è fare e girare. Ogni due anni desidero uscire con un nuovo progetto, le condizioni in cui riesco a farlo sono quelle giuste, non aspetto, agisco. Quindi direi di agire e non aspettare. Però è una cosa soggettiva.
Grazie e in bocca al lupo!





