In un mare di sogni lo spettacolo di Pierpaolo Saraceno

L’autore, regista e interprete Pierpaolo Saraceno, ci racconta il suo nuovo spettacolo

In un mare di sogni, il nuovo spettacolo scritto, diretto e interpretato da Pierpaolo Saraceno, in scena insieme a Daniele Perrone e Mariapaola Tedesco, sarà in scena al Teatro Marconi di Roma dal 16 al 18 gennaio. È uno spettacolo che parla di migrazione, di amicizia, di sogni, di speranza, in un alternarsi fra momenti comici e riflessivi. Ne ho parlato insieme a Pierpaolo Saraceno, attento narratore di storie civili e popolari, capaci di entrare nell’animo degli spettatori. Negli anni ho seguito con entusiasmo e sempre maggiore curiosità i suoi lavori che portano all’attenzione del pubblico storie e personaggi ben delineati e lo ringrazio per averci raccontato questo nuovo lavoro che tocca la nostra storia da vicino.

In un mare di sogni racconta la traversata di due artisti italiani, nei primi del ‘900, verso l’America, verso un futuro migliore. Da uomo del sud Italia, come hai preparato e vissuto questa narrazione?

Ho sentito questa storia come qualcosa di profondamente mio. Essendo figlio del Sud, ho lavorato partendo da una memoria collettiva che ancora oggi è viva nei nostri territori. La preparazione è stata soprattutto emotiva e umana: ho ascoltato racconti, testimonianze, silenzi. Abbiamo cercato di restituire non solo il viaggio fisico, ma quello interiore fatto di speranza, paura, sacrificio e sogni. È una narrazione che nasce dal Sud ma parla a tutti.

A chi ti sei ispirato per i personaggi?

I personaggi nascono da persone reali. In particolare, l’opera trae ispirazione dalla storia di mio nonno, che negli anni Cinquanta partì verso il Venezuela. Ma non solo: sono confluite anche le storie dei suoi amici, di altri uomini che ho conosciuto da bambino. Mi sedevo accanto a loro sul lungomare di Augusta e li ascoltavo raccontare di quando si imbarcavano, lasciavano le famiglie, gli affetti, la propria terra, per inseguire un futuro migliore.

Le storie del tuo passato, della tua famiglia, come si sono intrecciate con i racconti e con le emozioni?

In maniera naturale. Scrivere In un mare di sogni è stato un atto di ascolto e di restituzione. Quelle storie sono diventate carne, voce, corpo. Le emozioni personali non sono mai state forzate, ma trasformate in racconto teatrale, cercando un equilibrio tra intimità e universalità, affinché il pubblico potesse riconoscersi.

I protagonisti lavorano come fuochisti all’interno della nave che li porterà in America. Cosa si era disposti a fare in passato, per andare verso una terra promessa e cosa si è disposti a fare oggi?

In passato si era disposti a tutto: a lavori durissimi, a condizioni estreme, a una lontananza che poteva durare anni o una vita intera. Oggi, pur cambiando i contesti, il sacrificio rimane. Cambiano le rotte, ma non la spinta profonda che porta una persona a lasciare tutto per un futuro possibile.

Il tema che voi portate in scena si colloca all’inizio del secolo scorso, ma oggi resta attualissimo. Quali sono le differenze maggiori che avete notato e quali, invece, le cose che non sono cambiate per niente?

Sono cambiati i mezzi, le destinazioni, il linguaggio politico. Non è cambiato il bisogno umano di dignità, lavoro e speranza. In un mare di sogni nasce da una storia del passato ma parla chiaramente al presente, ricordandoci che la migrazione fa parte della nostra identità.

Lo spettacolo è andato in scena l’estate scorsa in Sicilia, dove ha debuttato. Quali sono state le reazioni del pubblico? E quelle degli addetti?

Le reazioni sono state straordinarie. In paesi come Fiumedinisi, dove molte famiglie hanno una storia migratoria, il pubblico ha risposto con grande emozione e partecipazione. Siamo andati in scena a Santa Teresa di Riva, Fiumedinisi, Antillo, Taormina, Noto, Messina e in molti centri dell’entroterra: ovunque abbiamo sentito un ascolto profondo e autentico.

Cosa avete imparato dai migranti di ieri e cosa sperate per i migranti di oggi?

Abbiamo imparato il valore della resilienza e della memoria. Ai migranti di oggi speriamo di trasmettere rispetto e consapevolezza: ricordare che dietro ogni partenza c’è una storia, un amore lasciato, una promessa fatta.

Pierpaolo, tu ne curi anche la regia. Quali sono state le direttive per i tuoi attori e qual è stata la direzione che hai voluto dare allo spettacolo?

Ho lavorato su una recitazione essenziale e sincera, lontana da ogni retorica. Ho chiesto agli attori verità, ascolto reciproco e rispetto del silenzio. La regia è al servizio della storia, mai il contrario. Volevo che il pubblico sentisse di essere su quella nave insieme ai personaggi.

Oltre a dirigerlo, ne sei anche l’autore. Com’è nato il testo?

Il testo è nato lentamente, quasi come un racconto orale. È nato ascoltando, ricordando, immaginando. Ho scritto mettendo insieme memoria personale e memoria collettiva, lasciando che le voci del passato trovassero spazio sulla scena.

Ora porterete In un mare di sogni in giro per l’Italia e non solo. Cosa vi aspettate dal pubblico e da voi stessi?

Ci aspettiamo ascolto e dialogo. Il tour proseguirà dalla Calabria verso il Nord, fino a Milano, e a fine 2026 arriveremo a New York, la città verso cui sono diretti i nostri personaggi. Ci auguriamo che ogni replica sia un incontro nuovo e che lo spettacolo continui a crescere insieme al pubblico.

Grazie e in bocca al lupo!

Viva il lupo, e grazie a voi.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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