Tanaquilla, la regina che conquistò Roma

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Foto Ufficio Stampa

Isabel Russinova porta in scena Tanaquilla, la donna di origine etrusca e moglie di Tarquinio Prisco che divenne regina di Roma. Lo spettacolo scritto e interpretato dalla stessa Russinova, è diretto da Rodolfo Martinelli Carraresi, mentre le scene e i costumi sono di Wilma Lo Gatto, il Light/designer di R.M.C. e le musiche di Antonio Nasca.

Lo spettacolo ritrae Tanaquilla che non è solo una regina, ma è una donna rispettata, amata, con il dono del vaticinio, che porta con sé, nelle brulle terre romane, la raffinatezza di Tarquinia, l’illuminazione di Corinto unendolo alla forza spietata di Roma.

Tanaquilla spicca in un periodo in cui le donne avevano importanza solo se ricche e potenti, in un mondo dove ciò che contava di più era la forza fisica, la conquista del potere, dei regni vicini, o della semplice difesa del proprio. Lei rappresenta non solo la bellezza femminile, ma anche la sacerdotessa che seppe predire il futuro, la donna colta e ambiziosa che seppe influenzare in modo positivo, la storia politica romana, scegliendo di restare sempre all’ombra del marito.

Tanaquilla è la donna del passato che si rispecchia in quella odierna e si proietta in quella futura. È la donna saggia, dedita alla verità, alle arti, alla conoscenza che ispira non solo il proprio uomo, ma l’intera Roma. Racconta emozioni, eventi e la storia di 2500 anni fa, ricchi di amore, odio, ingiustizie, mentre lo spettatore diviene consapevole o ancora più cosciente, che “l’uomo è condannato a ripetere sempre gli stessi errori”.

La Russinova porta in scena un passato socio-politico che appare sempre più attuale. La donna nei secoli non ha cambiato molto nel suo modo di fare a differenza degli uomini che lentamente hanno apprezzato ed esaltato la sua figura.  Il racconto di Tanaquilla può essere visto in un mondo moderno con la stessa forza in cui lei stessa è stata vista nel passato.

Isabel Russinova porta in scena un monologo attraverso il quale Tanaquilla racconta della sua vita, dei suoi sogni e desideri, di ciò che accadeva intorno a lei, esplorando il suo ruolo di sacerdotessa e le sue capacità di profeta che le permisero di essere ricordata nei secoli a venire come una donna di estrema grandezza. L’interpretazione che l’attrice da al suo personaggio è fantastica, favolosa. Riesce a catturare l’interesse del pubblico, non risultando mai monotona.

Accarezzata dalla natura proiettata alle sue spalle la Russinova ci porta nell’antica Tarquinia e poi Roma, avvolta da un abito regale, che dona una presenza scenica di tutto rispetto.

Bellissima la sua interpretazione che si espande nell’elogio della sua dizione, in un perfetto italiano che le regala un plauso unico. Si, perché a differenza di tanti stranieri trasferitisi in Italia per lavoro, anche teatrali e che conservano accenti e cadenze del proprio paese, la Russinova è padrona della lingua in un dono direi naturale e a seguito anche di studi della dizione.

Scenografia minimale ma efficace, grazie anche alle proiezioni che appaiono alle spalle dell’attrice, una precisione nella gestualità dell’attrice, una buona dose di pause, fanno di questo uno spettacolo classico ben riuscito.

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