Pubblicato il: 22 Marzo 2018

Recensione: TI AMO, MARIA! al Teatro Stanze Segrete

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Fabrizio Pucci e Marina Guadagno – “Ti amo, Maria” – di Giuseppe Manfridi – Teatro Stanze Segrete – Roma – 20 marzo 2018 – © 2018 Sebastiano Vianello

In scena ieri, 20 marzo 2018 al Teatro Stanze Segrete, la prima di “Ti amo Maria” di Giuseppe Manfridi; una bruciante storia d’amore che rinasce grazie ad un sogno. Un musicista mancato, Sandro, si apposta sul pianerottolo della sua ex, Maria, molto più giovane di lui, con l’intento di riprendere la storia d’amore di 10 prima, perché ”un sogno mi ha rimesso voglia”. Maria, sconvolta lo prega di andare via, “che non si torna così dopo 10 anni, 10 anni!”. Sandro per niente turbato da questa accoglienza comincia a ricordare e, a raccontare i loro momenti insieme; momenti che Maria a volte ha dimenticato, forse per necessità, e a volte invece sono stati deformati dalla memoria di Sandro.

Inizia così una narrazione a due voci, quella di lui più prepotente, quella di lei più delicata ma pungente, intervallati dalla musica jazz; una storia vecchia di 10 anni che riporta ad un amore tormentato, a tratti cattivo, geloso, necessario, impulsivo. Un amore possessivo ed estremo. Un amore che Sandro vorrebbe far rinascere, ma che Maria combatte con tutta se stessa, ricordando quello che ha passato. Ma che poi, nonostante tutto, la intriga di nuovo, ma in 10 anni le cose cambiano, la vita è cambiata.

La scenografia è fissa, un pianerottolo, due porte  più l’ascensore e una scala. Tutto quello che serve. Il resto si immagina ascoltando i due attori e i brani di musica jazz che vengono inseriti in maniera perfetta a sottolineare emozioni e momenti.

Complimenti a Marina Guadagno e Fabrizio Pucci, che recitano due ruoli difficilissimi; lui forse alcolizzato, musicista mancato e amante geloso, possessivo e dominatore che vuole lei a tutti i costi perché … la ama. Un amore egoista, un amore che non ascolta, un amore malato. La bravura di Pucci è tale che viene voglia di alzarsi e andare a dargli 2 ceffoni e invitarlo al rispetto della donna!

 E lei, remissiva ma lucida, soggiogata ma indomita, risponde e resiste  alle sfide, ai ricordi deformati, alla dominazione, verbale e fisica. Ma, allo stesso tempo riscopre il suo ex uomo, le qualità che l’avevano fatta innamorare. E anche qui, è tale la bravura, che ti vien voglia di andarle a dire … “ma che stai facendo? Scappa!

E dopo lo spettacolo, grazie ad esso, ti trovi a pensare alle storie che si sentono in giro, di amori malati, di vittime di troppo amore e intuisci perché certe donne non scappano in tempo.

Fino all’8 aprile. Andate.

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