Un segnale d’allarme in Virtual Reality

Elio Germano ci porta all’interno di “Segnale d’Allarme | La mia battaglia VR”

Per chi segue con attenzione la cultura, legge libri, si informa su esperimenti sociali, non sarà difficile ricordare il film tedesco del 2008 diretto da Dennis Gansel “Die Welle” che noi italiani conosciamo come “L’onda”, ispirato all’omonimo libro di Todd Strasser che si rifaceva ad un esperimento di un insegnante americano. Tralasciando la storia del film e del libro, quello che è interessante, è ciò che si evidenzia, cioè a capacità di un singolo individuo di coinvolgere più persona nel seguire un’idea, uno stile di vita dittatoriale.

Come nasce e si sviluppa un’idea? Gran parte del lavoro lo fa la comunicazione e in questo caso il comunicatore, il leader capace di coinvolgere, che appare simpatico, intelligente, che trasforma in modo accattivante, qualsiasi pensiero, anche quello che appare più negativo ai nostri occhi.

Elio Germano in “Segnale d’Allarme | La mia battaglia VR”, ci accompagna nel mondo della comunicazione, ci dimostra com’è possibile che da semplici problemi, o concezioni di problemi, si possa convincere la “massa” a seguire un’ideale, anche se sbagliato. Tutte le dittature, le autocrazie, sono nate da un uomo, da un ideale e da un comunicatore, capace di ammaliare il popolo e spingerlo a compiere azioni che, con “il senno di poi”, appaiono ai propri occhi come qualcosa di inaccettabile.

Ne esce un monologo in cui la parola e il modo di comunicare pensieri, possono essere contraddetti solo dalla conoscenza reale della storia, dalla conquista dell’umanità personale, dalla consapevolezza che, il nostro pensiero può essere deviato, se non stiamo attenti alle insidie di chi governa o vorrebbe farlo con il “nostro” appoggio.

La drammaturgia e l’interpretazione di Germano, cono convincenti, si scoprirà alla fine a cosa si ispirano e lasceranno lo spettatore attonito, mentre lo spettacolo, man mano, ci accompagna lungo il sentiero della decadenza umana.

La particolarità dello stesso, in scena al Teatro Argot Studio, è quella della rappresentazione virtuale. Quanto uno spettacolo riesce a coinvolgerti realmente anche se virtuale? Me lo sono chiesta mentre guardavo lo spettacolo attraverso gli occhialoni. È vero che in sala non ero da sola, ma la realtà virtuale mi ha lasciata isolata. Non potendo interagire davvero con gli altri spettatori, è venuto meno quel senso di appartenenza reale, così tanto necessaria soprattutto in un momento delicato come quello che stiamo vivendo oggi. Forse per parlare di mondo virtuale dovremmo pensare a qualcosa in cui si possa interagire davvero. Quello al quale ho assistito è solo una visione in 3D di una videoregistrazione che permette di assistere, come spettatore, ad una rappresentazione.

In definitiva no, non l’ho apprezzata molto. È mancato il respiro reale dell’attore e degli spettatori. Non era la realtà virtuale che ci si aspetta, ma in fondo noi siamo ancora indietro con le nuove tecnologie e un esempio importante è anche l’atteggiamento degli spettatori in sala. Sarà perché abbiamo perso l’abitudine ad ascoltare e a leggere, ma in molti non sono riusciti a seguire le indicazioni che gli operatori della sala hanno ripetuto più volte, le stesse che comparivano poi scritte all’interno del video, nonostante la sala per la maggior parte fosse composta da giovani adulti. L’attenzione, anche in queste piccole cose, dimostra, ancora una volta, che siamo impreparati al futuro e all’avvento delle nuove forme di comunicazione.

Info: Al Teatro Argot Studio lo spettacolo in Virtual Reality “Segnale d’Allarme | La mia battaglia VR” scritto da Elio Germano, Chiara Lagani, con la regia e interpretazione dello stesso Germano e regia VR Omar Rashid.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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