Breath Ghosts Blind, Maurizio Cattelan a Milano

Morte ed eventi drammatici diventano per l’artista terreno di dialogo e di riflessione

Torna a Milano dopo oltre dieci anni Maurizio Cattelan, uno degli artisti contemporanei più conosciuti a livello internazionale per le sue opere iconiche e provocatorie. Lo fa con una mostra esposta al pubblico negli spazi del Pirelli Hangar Bicocca dal titolo “Breath Ghosts Blind”.

La mostra viene proposta al pubblico come una rappresentazione drammaturgica in tre atti del ciclo di vita, dalla nascita alla morte, attraverso riferimenti simbolici per l’immaginario collettivo. Com’è solito nelle sue opere, Cattelan anche in questo caso mette in discussione il sistema e invita ad una riflessione su aspetti più disorientanti del quotidiano.

Il titolo, “Breath Ghosts Blind”, è la composizione dei nomi delle tre opere esposte: Breath (2021), una scultura in marmo che apre il percorso espositivo nella Piazza dell’Hangar; Ghost (2021), migliaia di piccioni in tassidermia collocati lungo tutto lo spazio della Navata; e Blind (2021), un monolite monumentale nero collocato nel Cubo dell’Hangar.

Il visitatore è accolto da uno spazio immenso, silenzioso e buio, quasi fosse una cattedrale. La sacralità del contesto viene sottolineata dal materiale nobile con cui è stata realizzata la prima opera ben visibile nell’oscurità perché illuminata da un unico faro: una scultura di marmo di Carrara che ritrae il corpo di un uomo sdraiato in posizione fetale difronte ad un cane anch’esso steso su un fianco in una postura simile. Non si sa se l’uomo e l’animale siano morti o semplicemente stiano riposando (entrambi ad occhi chiusi appaiono privi di sensi), né si conosce la relazione tra i due. Tuttavia il primo impatto è quello di trovarsi difronte ad un monumento funebre, come quelli ospitati nelle cattedrali. Ma invece di ritrarre sovrani o santi questa scultura raffigura un uomo semplice, umile, forse un senzatetto accanto al suo amico fidato di una vita. Breath – respiro – allude ad un dialogo bisbigliato, silenzioso, come quello tra l’uomo e l’animale, o forse anche quello che si genera tra i visitatori attorno all’opera nel tentativo di interpretarla e darne una propria lettura. Un richiamo forse al bisbigliare della gente che indaffarata corre per le vie della città ed incappa nei corpi di un senzatetto e del suo cane sdraiati sul marciapiede.

Il cane rimanda ad una costante nei lavori di Cattelan, ovvero quella di usare animali: scolpiti, vivi, imbalsamati o sotto altre forme sono protagonisti di molte delle sue opere. Nella famosa opera Love Save Life (1995) l’artista, ispirato dalla celebre fiaba dei fratelli Grim, i Musicanti di Brema, propone un’installazione con un asino, insieme ad un cane, un gatto ed un gallo, imbalsamati. La stessa posa verrà riproposta due anni dopo in Love Lasts Forever (1997), dove gli animali sono rappresentati dai loro scheletri. In Not Afraid of Love (2000) l’artista propone una scultura di un elefantino a grandezza naturale coperto da un lenzuolo bianco che lascia fuori proboscide, occhi e zampe, giocando sul contrasto tra lo sguardo dolce del piccolo ed il cappuccio da Ku Klux Klan.

In Breath l’artista colloca per la prima volta la figura umana accanto a quella dell’animale, illudendo che i due si trovino uniti nella condivisione di un’unica funzione vitale: il respiro.

Il percorso si dipana poi lungo la Navata dell’Hangar disseminata da migliaia di piccioni imbalsamati: è questa la seconda opera dal nome Ghosts (2021). Collocati singolarmente o a piccoli gruppi sul carroponte, sulle travi e negli interstizi tra i pilastri e le pareti, i piccioni osservano i visitatori dall’alto. Testimoni impassibili di una calma apparente, presenze costanti nel paesaggio urbano, contribuiscono a generare un’atmosfera cupa ed inquietante. Si ha la sensazione di addentrarsi in una scena di un film di Hitchcock.

La scelta dell’artista di collocare questa moltitudine di uccelli negli anfratti e nei luoghi più anonimi dell’architettura ex-industriale, porta ad una duplice interpretazione: da un lato il tentativo di ampliare i confini del luogo museale, che sembrano estendersi nell’ambiente cittadino alludendo ad un capovolgimento dall’interno all’esterno, dall’altro l’intenzione di postare l’attenzione del pubblico sulle numerose presenze silenziose ed invisibili (Ghosts, appunto) che accompagnano la nostra vita.

Questa ambiguità di significato nelle opere in cui l’artista fa uso di animali, è in effetti ricercata dall’artista, che in un’intervista ha dichiarato “Una delle ragioni per cui faccio spesso affidamento degli animali è che sono più ambigui, parlano il linguaggio dei cartoni animati ma al tempo stesso sono in grado di evidenziare più di qualsiasi altra cosa la caducità della vita”.

Inevitabile davanti a Ghosts non pensare a Tourists (1997), altra famosa installazione di Cattelan in cui l’artista riempie di duemila piccioni imbalsamati il soffitto del padiglione Italia della Biennale di Venezia. L’idea viene all’artista visitando la Biennale in un periodo fuori stagione e trovando il padiglione pieno di piccioni e vuoto di turisti. Chiamando Tourists la sua opera l’artista ha voluto creare un gioco ironico tra l’opera ed i visitatori, sviluppando il concetto di ribaltamento che ritroviamo anche in Ghosts.

L’allusione invece ad un rimando agli ultimi, alle presenze invisibili che ci guardano passare ed andare oltre dinnanzi alle loro miserie, trova forma in un fil rouge che collega quest’opera a quella precedente. Se Breath allude però forse alle miserie che possiamo incontrare da vicino e che riescono a generare in noi empatia e pietà, Ghosts rimanda invece a quelle lontane da noi, come le moltitudini di migranti, gli alluvionati, i terremotati, etc..  Miserie le cui immagini vediamo sui media di informazione, che a volte ci sdegnano, suscitano in noi una forte sensazione di irrequietudine, ma la nostra vita prosegue imperturbata mentre loro da lontano osservano la nostra indifferenza.

Percorrendo l’ampia Navata nell’oscurità, accompagnato dalla presenza lontana dei piccioni, il visitatore inizia ad intravvedere in lontananza la terza opera, Blind, collocata nel Cubo, la torre dell’Hangar.

Appare inizialmente come un enorme monolite nero immerso nella luce che pervade la torre. Avvicinandosi sembra assumere le sembianze di una croce, continuando ad alimentando nel pubblico la percezione di sacralità del contesto, per poi rivelarsi nella sua interezza: un enorme monolite intersecato dalla sagoma di un aereo in un’unica struttura in resina nera.  Immediato il richiamo all’attentato dell’11 settembre 2001 al World Trade Center di New York: l’opera appare come un memoriale, simbolo della perdita e del dolore condivisi.

Il tema della morte è presente in altre opere di Cattelan, come in All (2007), una scultura in marmo che rappresenta nove cadaveri anonimi velati da un lenzuolo. Così come l’attenzione dell’artista agli eventi tragici della storia contemporanea, si pensi a Untitled (1994), opera realizzata dall’artista riferita al rapimento e all’esecuzione di Aldo moro, e Now (2004), che ricorda l’assassinio di John F. Kennedy a Dallas.

La mostra sarà visitabile fino al 20 Febbraio 2022. L’ingresso è gratuito previa prenotazione (attenzione: per accedere alla struttura è richiesta copia cartacea o digitale della prenotazione).

Per maggiori info e prenotazioni: https://pirellihangarbicocca.org/

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Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

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