Il falso mistificazione della realtà, nello spettacolo di Paolo Maria Congi

Al Teatro Trastevere va in scena il rapporto tra amici, tra odio, amore e invidia

Paolo Maria Congi è autore, regista insieme a Benedetta Cassio e interprete con Mauro Tiberi dello spettacolo La versione ufficiale Uno studio, in scena al Teatro Trastevere di Roma dal 14 al 19 febbraio. Due amici che si confrontano, tra amicizia, invidia, odio, dove il falso diventa realtà. Un testo che incuriosisce, come il tema che tratta, così vicino e attuale. Ne abbiamo parlato insieme a Paolo Maria Congi, che ringraziamo per essere qui, sulle pagine di CulturSocialArt.

La versione ufficiale – Uno studio è uno spettacolo che parla del falso delle nostre realtà e prende spunto da quelle di due giornalisti. Tema attuale e discusso, come lo avete vissuto?

Lo abbiamo vissuto come un rapporto personale. Parliamo di due giornalisti, sì, ma di due persone completamente diverse, per ideali ed estrazione sociale, opposti e complementari. È la differenza, che crea il potenziale da mettere in scena. Non abbiamo avuto discussioni sul contenuto, è stato un processo naturale: stiamo portando in scena questa differenza.

Com’è nata l’idea di uno spettacolo incentrato su due amici giornalisti?

Ci siamo arrivati insieme, è stato un processo che è nato in scrittura ma mutato in corso d’opera. I giornalisti hanno un ruolo chiave nella società, perché non mettere in discussione il moloch dell’informazione? Lo abbiamo fatto a modo nostro.

Due amici/nemici che si contrappongono tra sentimenti e lavoro. Chi sono i due personaggi?

Dino è un uomo di successo, un giornalista che va in televisione, che ha una vita agiata, di successo. Flavio invece è un uomo disperato, senza mezzi. Si trovano nel momento peggiore della loro vita davanti un processo personale, morale ed etico. Ognuno coi propri fantasmi, con le proprie ombre.

Per loro cos’è la comunicazione?

Per uno è uno strumento di lotta, per l’altro la schiavitù del lucro. Ogni tanto però bisogna anche crearla la notizia.

E per voi?

Noi comunichiamo col teatro, quindi significa dire la verità. In ogni forma d’arte la verità è il centro delle intenzioni. Anche quando si interpreta qualcun altro: possiamo essere più veri sul palco di quanto ci permette la società quotidiana.

La comunicazione è fondamentale ma sappiamo che questa può essere pilotata e la realtà contraffatta. Come ci si difende da queste informazioni?

Non ci si difende, purtroppo: o si diventa lettori coscienziosi, guardando le fonti e capendo quali possono essere gli inganni, oppure – nel migliore dei casi – si diventa degli analfabeti consapevoli. Ogni evento va analizzato, compreso, bisogna farsi sempre delle domande, essere curiosi, che significa certe volte non fidarsi mai. Un pessimista è un ottimista ben informato.

Chi lavora con la comunicazione, in particolare i giornalisti, ha un compito fondamentale: la responsabilità della notizia. Quanta realtà arriva dai loro racconti, articoli?

In fisica quantistica non esiste realtà oggettiva. Questo ha senso da molto più tempo dell’invenzione della fisica quantistica. La realtà come fenomeno collettivo non esiste, esiste un percepito. I giornali conoscono benissimo questa lezione, e consapevolmente portano alla riproduzione forzata di un concetto, un’idea. L’informazione informa i fatti direbbe Derrida, non c’è realtà, è solo un “Limited Inc.”

Fare il giornalista oggi è difficile e sicuramente non redditizio, in molti si improvvisano tali e i social diffondono continuamente notizie, spesso false. Come cambiare le cose?

Parliamo di cambiare un sistema che è uno strumento di potere. È come chiedere una riforma dell’esercito militare, della polizia ecc. L’unica differenza è che un giornalista ha il potere di essere indipendente… quando vuole.

Tra i diffusori di notizie anche lo spettacolo, penso a teatro, tv, cinema. Quali posizioni devono avere sulla falsità della comunicazione?

La falsità è un fenomeno umano, e come ogni fenomeno umano non ce ne libereremo finché non diventa obsoleto, quando ci annoia. Per quanto riguarda il teatro lo toglieremmo da questa lista di possibili mistificatori di realtà, a teatro non si può portare il falso, anche i pessimi spettacoli si risolvono nella più crudele realtà.

Portando in scena questo spettacolo, cosa è cambiato in voi?

Ogni nuovo spettacolo cambia qualcosa, impariamo qualcosa di nuovo. Portiamo in scena una parte nuova di noi, impariamo qualcosa l’uno dell’altro, qualcosa di profondo, perché facciamo questo mestiere per amore, un amore che condividi con tutti.

Cosa vorreste che arrivasse al pubblico?

Abbiamo imparato con gli anni che quello che portiamo in scena è forte, di rottura. Il pubblico con noi è sempre entusiasta, ci vuole bene. Vogliamo solo mettere in campo domande importanti, domande che hanno fatto storie della tragedia come Sofocle con Antigone; domande che quando conosci non puoi fare a meno di comprendere, ammirare. Dopo una domanda c’è sempre un’altra domanda, e così all’infinito: è come la sfera di Pascal, il cui centro è in nessun luogo e la circonferenza è ovunque. La domanda stessa è Dio.

Grazie per essere stati con noi!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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