InCorti da Artemia: Francesco Saverio Esposito

Sarà in scena il 15 aprile per il Festival InCorti da Artemia
Conosciamo le quindici compagnie che hanno superato la selezione per partecipare al festival InCorti da Artemia, organizzato dal Centro Culturale Artemia, la cui direzione artistica è di Maria Paola Canepa. Il 14, 15 e 16 aprile le compagnie saliranno sul palco del teatro per quindici minuti, attraverso i quali presenteranno un corto dello spettacolo. Abbiamo intervistato Francesco Saverio Esposito, autore e regista dello spettacolo Il cratere di Sheila, che risponde alle nostre domande per tutta la compagnia, in scena sabato 15 aprile, a cui diamo il benvenuto.
Salve, da dove viene la vostra compagnia?
Non siamo una compagnia. Siamo “solo” compagni, di lavoro e di vita. Veniamo tutti da esperienze diverse, ci conosciamo ma non abbiamo mai lavorato assieme.
Chi sono i partecipanti al concorso?
Ci sono io, Francesco Saverio Esposito, alla mia prima regia, con un testo di Claudio Buono, supportato e sopportato da Gennaro Monforte, aiuto regia e amico fidato. In scena, Francesco Petrillo e Giuseppe Brandi, due giovani attori a parer mio molto promettenti.
Quali sono, in generale, i generi che mettete in scena e perché?
In comune abbiamo avuto, nel corso degli anni, un drammaturgo, Maurizio Capuano, di cui spesso abbiamo portato in scena testi, tutti caratterizzati da un’ironia sferzante, black humor e politicamente scorretto. Ecco cosa ci accomuna: l’esigenza, per portare avanti un messaggio, di andare fuori dalle righe, se necessario.
Ci sono particolari spettacoli che vorreste portare in scena?
Stiamo lavorando a uno spettacolo che parlerà di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri e dei fatti di Genova. Ci teniamo molto a raccontare ancora e ancora e ancora queste vicende, perché i tempi lo richiedono.
Cosa rappresenta per voi partecipare con dei corti teatrali ai festival?
Il corto rappresenta forse il mezzo teatrale più diretto e ficcante. In questo periodo accelerato che vuole che si fagociti tutto in breve tempo (su TikTok più sei rapido e diretto e più prendi visualizzazioni, purtroppo si sta perdendo la capacità di affondare nelle tematiche e farle depositare), forse proporre al pubblico un corto teatrale di pochi minuti può favorirne la fruizione e riavvicinarlo alle sale.
Qual è la tematica che affronterete con il vostro spettacolo?
Racconteremo la storia di un astronauta che deve trasportare il primo elefante sulla Luna. Attraverso una sottile ironia cercheremo di denunciare la fame spietata del capitalismo affidandoci alla poetica di un sognatore come David Bowie, di cui il corto è impregnato.
Cosa vi ha spinti a partecipare a InCorti da Artemia?
La possibilità di metterci in gioco, di conoscere altre realtà e, perché no, creare possibili collaborazioni. C’è bisogno, a teatro come nella vita, di fare rete e adoperarci per il bene collettivo.
Cosa vi aspettate dal concorso?
Di divertirci, metterci alla prova, imparare dai colleghi e creare nuove collaborazioni.
Cosa, invece, pensate di poter portare voi al concorso attraverso il vostro lavoro?
Si spera di portare un quarto d’ora di divertimento, leggerezza, riflessione e un pizzico di incoscienza.
Cosa rappresenta per voi il teatro e cosa rappresenta per la società?
Dovremmo parlarne per giorni. Il teatro per il singolo è evasione dalla realtà. Dicevano Eduardo e Allen che in teatro e nell’arte in generale si può vincere anche se nella vita si è dei perdenti. È un’ancora di salvezza e l’antidoto alle ingiustizie della vita.
Per la comunità, invece, è un mezzo per creare connessioni e benessere collettivo.
Qual è l’augurio che fate a voi, ai vostri colleghi che si esibiranno sul palco, ai giudici e agli spettatori?
Che si possano trascorrere ore spensierate giocando al gioco più bello del mondo.
Grazie per essere stati con noi!
Grazie a voi per l’opportunità che ci avete dato.





