Giulia Zadra ci racconta Tandem

Attrice impegnata fin da piccola, Giulia Zadra ci racconta di Tandem e di sè
L’attrice Giulia Zadra è tra le protagoniste dello spettacolo teatrale Tandem che andrà in scena al Teatro Trastevere di Roma dal 5 all’8 dicembre. Con lei sul palco Marco Benvenuto, Federico Melis, Francesca Pausillli, Claudio Scaramuzzino, il testo è di Luca Giacomozzi che cura anche la regia.
La commedia è un viaggio divertente e ironico, quanto imprevedibile sulle dinamiche di coppia in quattro diverse situazioni. Si sa, l’amore è il motore che guida l’umanità e la coppia ne resta il nucleo di maggiore interesse, perché se ad unire due persone è il sentimento dell’amore, la convivenza accende e a volte spegne altri sentimenti. Sul palco saliranno 20 personaggi, interpretati da 5 attori. Ringrazio Giulia Zadra per aver accettato di rispondere alle mie domande e le do il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.
Lei sarà in scena al Teatro Trastevere con Tandem, uno spettacolo divertente, ironico e imprevedibile sulle coppie. Come si è trovata nell’interpretare i suoi personaggi? Le somigliano?
Sicuramente, anche per la mia personale interpretazione, in ognuno di loro c’è qualcosa di me, ma sono dei tipi di donna molto estremizzati e tutti completamente diversi tra di loro e diciamo che non sono proprio dei modelli da seguire. È stata infatti una bella sfida mettermi nei panni di donne molto diverse da me e molto, ma molto particolari, purtroppo non posso fare spoiler, ma dico solo che era la prima volta che mi trovavo a studiare determinate “tipologie” di persone, distanti sia per età che per aspetto fisico.
Cosa ha dato a loro? E c’è qualcosa che ha preso da qualcuno?
Ho cercato di mettere me stessa in ognuno di loro, cercando di differenziarle completamente l’una dall’altra partendo dal corpo e dalla voce. Le ispirazioni sono tutte diverse, potrei dire che ho preso tante piccole cose qua e là, ispirandomi sia a persone che conosco sia a quelle che possiamo incontrare per le strade di Roma (si spera il meno possibile), ma non ho pensato a qualcuno di particolare.
Le storie che raccontate, che portate in scena, somigliano a quelle che lei ha personalmente vissuto? In che modo?
È uno spettacolo che parla di relazioni, che attraverso situazioni folli, vengono portate a un estremo e che ovviamente escono fuori da un realismo. Sicuramente le dinamiche che si vivono, sia positive che negative, hanno degli elementi in cui tutti ci possiamo identificare. Non ho ancora avuto il “piacere” di sposarmi, quindi in ogni caso qualche situazione che viene presentata, come anche il divorzio, è più distante per me, ma penso che le varie dinamiche di coppia che presentiamo, attraverso le loro “follie”, riescano a rispecchiare quelle che vivono tutti.
Il titolo dello spettacolo è Tandem. Come si vive in un rapporto di coppia cercando di pedalare insieme?
Sicuramente il pedalare insieme è un’immagine che suggerisce la ricerca di un equilibrio. Nella coppia si può essere completamente diversi, con caratteri opposti, ma se si dà all’altro lo stesso impegno e attenzione, si può crescere insieme. Se uno solo è costretto a pedalare, la relazione va a rilento e non riesce ad avanzare. Penso sia una metafora molto azzeccata e che dà la giusta rappresentazione di quello che si dovrebbe fare quando si è in due a portare avanti un rapporto.
In scena sarà insieme a Marco Benvenuto, Federico Melis, Francesca Pausilli, Claudio Scaramuzzino, come ha vissuto questi momenti con loro? Che tipo di feeling è nato?
Se non fosse per Francesca Pausilli non sarei in questo cast, dal momento in cui è stata lei a presentarmi a Luca, il regista, per lo spettacolo Ti scoccia se ti chiamo amore? presentato al Teatro delle Muse l’anno scorso. Con lei ormai sono anni che ci conosciamo e lavoriamo insieme e quindi il feeling e la confidenza tra di noi sono proprio consolidati, insomma: siamo amiche. In quello spettacolo era anche presente Claudio Scaramuzzino con cui pure si è da subito formato un bel rapporto di complicità, sia artisticamente che personalmente. Quindi mancavano da conoscere solo Federico (Melis) e Marco (Benvenuto), con cui da subito, grazie anche all’accoglienza di Luca, si è formato un bel rapporto. Penso che sia un cast composto da persone molto diverse tra loro, ma che si sono subito trovate, come poi accade nelle relazioni di coppia e nelle dinamiche che presentiamo. D’altronde un cast teatrale è un po’ come una piccola famiglia.
La regia è di Luca Giacomozzi, che tipo di regista è? Cosa ha chiesto a voi attori?
Luca è un regista molto paziente e che dà molte libertà. Sicuramente rispetta gli attori e li lascia liberi di trovare la propria interpretazione e di dare personali sfumature ai propri personaggi, ascoltando le proposte e valutandole. Però poi il suo intervento avviene appositamente per sistemare e dare quelle giuste idee che noi attori da soli non possiamo trovare.
La tua vita artistica è cominciata presto, a tre anni e a otto eri diretta da Gigi Proietti in Pippi Calzelunghe al Teatro Ghione di Roma. Ma da bambina avevi compreso la realtà del teatro?
Io da bambina volevo fare la biologa marina. Penso che questo già possa far capire quanto comprendessi cosa stavo facendo sul palco. Per me il teatro era una costante, già lo facevo e quindi era normale per me, ma penso che solo verso l’adolescenza ho iniziato a capire veramente cosa significasse far parte di un mondo così bello, variato e soprattutto difficile.
Quando hai deciso di dedicarti totalmente alla recitazione?
Penso che il momento preciso sia stato l’ultimo anno di liceo, perché un giorno dovevamo rispondere alla domanda “che cosa farete dopo?” e in quel momento ho realizzato che, anche se stavo già recitando e davo il teatro per scontato, avrei voluto solo fare quello e non crearmi un piano B qualsiasi, solo per avere un lavoro sicuro. Io volevo recitare e ho fatto di tutto per poter fare solo quello e continuo ad impegnarmi tuttora per poter fare questo mestiere.

Sei figlia d’arte, tuo padre Marco è attore e regista. Quanto questo ha influenzato le tue scelte?
Questo ha influenzato sia nel bene che nel male. Avendo iniziato a recitare fin da piccolissima, mi è sempre sembrato normale fare quello che faceva mio padre. Anche perché per quanto possa avermi infilato in molti spettacoli fin da piccola, mi ha sempre insegnato l’umiltà e il valore dello stare in una compagnia teatrale, dove non deve emergere solo l’individualità e l’egocentrismo.
Ma spesso è successo che quando dichiaro che faccio lo stesso lavoro di mio padre, le persone che non mi conoscono arrivano spesso a dire tutte la stessa frase: “Ah ma quindi sei raccomandata!” ed io che ormai sono abituata, rispondo tranquillamente di sì, perché poi, come glielo spieghi che è più complesso di così? Semplicemente non lo fai. Anche perché non credo di dovermi giustificare su nulla o chiedere scusa, perché amo questo lavoro.
Il tuo curriculum è ricco di corsi, dalla recitazione al canto, dal ballo alle lingue. Quanta importanza dai alla preparazione nel tuo lavoro?
Per me è fondamentale. Il mestiere dell’attore non ha un percorso scritto, non ci sono delle regole da seguire e soprattutto, i personaggi da interpretare sono tantissimi e in costante cambiamento. Non avrebbe senso per me smettere di studiare pensando che basti un corso, una laurea, un’accademia per recitare tutta la vita. I musicisti si devono tenere in costante allenamento con il proprio strumento, perché non possiamo farlo pure noi attori?
Qual è il personaggio che hai interpretato e che porti particolarmente nel cuore? Perché?
Sicuramente il personaggio di Vicky di Rumori fuori Scena. Lo so, è il ruolo della stupida, della famosa attrice cagna, per citare Boris, ma sono proprio questi i ruoli più divertenti perché li ritieni lontani da te (almeno spero). Me lo porto nel cuore perché Rumori fuori scena è il tipo di spettacolo che reciterei tutte le sere e Vicky il tipo di personaggio che nella sua apparente semplicità, regala una possibilità recitativa e fisica molto marcata e soprattutto rispecchia lo stile e il tipo di teatro che mi piace.
C’è qualche personaggio che desidereresti interpretare e perché?
Mi piace tantissimo la commedia americana degli anni ‘60 A piedi nudi nel parco di Neil Simon e di conseguenza adoro il personaggio di Corie Bratter. Avevo solo avuto il piacere di studiare una scena durante un workshop di recitazione ed è stato lì che mi sono innamorata di lei, perché penso che il suo essere una donna imprevedibile ma sempre allegra, sempre positiva, ma al contempo un po’ isterica, imprevedibile e folle, mi rappresenti ed è una tipologia che può offrire tanti spunti divertenti e allo stesso tempo realistici.
Qual è il sogno di Giulia attrice? E della semplice Giulia?
Beh, abbiamo parlato tanto di teatro e ci tengo a dire che è sempre stato il mio primo amore… però il cinema ha una grande fetta del mio cuore. Il mio sogno è di entrare a far parte anche di questo universo, anche se, nel mio piccolo, qualcosina è già successa e ne sono già molto grata. Il sogno della semplice Giulia è un po’ più banale, perché quello che mi verrebbe da dire è essere felice, quindi per non lasciare solo questa risposta fin troppo scontata, aggiungo: andare a vivere in una casa in campagna circondata da animali!
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie e viva il lupo!





