Amazoniani e il lavoro dei tanti precari

Il lavoro precario, il lavoro sfruttato, il lavoro, questa grande incognita, visto con gli occhi di lavora o ha lavorato in Amazon

Al Teatro Belli di Roma, il 28 e 29 settembre in scena Amazoniani, real drama di Marco Veruggio, regia di Daniela Giordano, musiche di Dario Arcidiacono, con Fabrizio Apolloni, Tiziana Bagatella, Daniela Giordano, Riccardo Graziosi, Valentina Martino Ghiglia, Lena Sebasti, Aldo Vinci. Un racconto che prende vita dalle storie e testimonianze dei lavoratori di Amazon. Uno spettacolo che, dati gli argomenti, si alterna tra comico e drammatico, portandoci a vedere, sentire, ascoltare tutto ciò che gira attorno al lavoro precario, alle lotte, al lavoro di oggi. Tutto è partito dalla registrazione di podcast che si possono ascoltare su Spreaker.com ed ora anche vedere su un palco teatrale.

Per approfondire l’argomento molto interessante, ne abbiamo parlato con la regista, Daniela Giordano, a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Amazon, il colosso delle vendite e consegne online, è già da qualche tempo nel mirino di associazioni e lavoratori per la gestione dei suoi dipendenti. Voi avete preparato dei podcast che raccontano storie di chi ha lavorato all’interno dell’azienda. In che chiave ha affrontato i racconti?

Spesso quando si trattano argomenti sociali, soprattutto in Italia, si adotta un approccio moralistico, che in realtà fa parlare solo chi è già d’accordo con te. Qui avevamo a disposizione un materiale originale molto “forte”, i dialoghi sono tutti reali e li abbiamo ricavati dai social e da materiale che ci hanno inviato alcuni lavoratori di Amazon. Abbiamo utilizzato questo materiale “vero” raccolto e assemblato da Marco Veruggio e lo abbiamo trasformato in una drammaturgia, che permette al pubblico di immergersi nella vita quotidiana di un lavoratore Amazon. Lo abbiamo fatto da artisti, utilizzando il linguaggio e gli strumenti della drammaturgia per rendere la materia fruibile a un pubblico ampio, usando più registri e tonalità espressive. Nella vita reale di questi lavoratori speranze e delusioni, indignazione e rabbia spesso si mescolano a momenti di amara ironia e persino di comicità. Noi abbiamo voluto raccontarla senza fare un volantino. Ma questo non significa che Amazoniani! non esprima una “visione”, anzi.

Cosa è emerso da questi racconti?

È un tuffo nel significato e negli effetti del precariato. Tanti di questi lavoratori arrivano in Amazon entusiasti di lavorare per un brand di successo, si identificano con la cultura aziendale, ne adottano il linguaggio e gli slogan, fino a che, come in una tragedia classica, non si verifica una rottura: la scoperta che il proprio posto di lavoro e quindi il proprio futuro è legato a un filo e a decisioni imperscrutabili e che dietro a quel mondo apparentemente perfetto c’è tanta ipocrisia. E questo genera una dinamica fatta di reazioni emotive, confronto anche acceso tra i protagonisti e, alla fine, una reazione collettiva.

Sono tanti i lavoratori che subiscono soprusi e c’è poca attenzione da parte delle autorità. È importarne “alzare i polveroni” e chiedere interventi. Cosa e come voi, protagonisti del mondo dello spettacolo, potete aiutare loro?

Essendo artisti siamo i precari per antonomasia, non potevamo quindi che accogliere con particolare empatia il punto di vista di questi lavoratori. Lo conosciamo profondamente. Le dinamiche che muovono il mondo del precariato ci rendono simili. In realtà più che aiutare i lavoratori Amazon il nostro obiettivo è stato portare alla ribalta un modo di lavorare da cui anche i lavoratori dello spettacolo sono colpiti. Ci sono molte differenze tra un lavoratore di Amazon e la maggior parte dei lavoratori dello spettacolo, ma c’è un aspetto comune che sovrasta le differenze: vivere nella totale incertezza del futuro con la prerogativa di sentirsi dire: “Beh però guadagnate bene!”

E come loro possono aiutare voi, lavoratori dello spettacolo, a superare le vostre difficoltà?

Intanto venendo a vedere lo spettacolo e ascoltando il podcast (Amazoniani nasce come podcast, pubblicato a puntate su Spreaker.com). La sollecitazione a far conoscere queste storie è venuta da alcuni di loro e ci piacerebbe sapere se e quanto anche altri lavoratori di Amazon si riconoscono in questo lavoro e, magari, ricevendo altro materiale e altri racconti si potrebbe anche pensare a un seguito di Amazoniani! Poi crediamo che quando dei lavoratori lottano per difendere i propri diritti questo di per sé è di esempio e di aiuto per tutti gli altri.

Nel cast ci sono molte voci, Fabrizio Apolloni, Tiziana Bagatella, Daniela Giordano, Riccardo Graziosi, Valentina Martino Ghiglia, Lena Sebasti, Aldo Vinci. Come ha assegnato a ognuno di loro, la propria parte?

Desideravo una compagnia numerosa. Anche questo vorrei che fosse un segnale di ripresa. Una sfida per noi e anche un invito al pubblico a prendere posto in sala. Avevo bisogno di interpreti che fossero in grado di restituire uno spaccato di vita reale e nel contempo di essere dei grandi performers. Tutti gli attori nel progetto oltre ad essere dei bravi interpreti, sono stati coinvolti per delle loro specifiche capacità di trasformismo e di fraseggio. Ognuno interpreta e dà voce a diversi personaggi, mantenendo un timbro di verità, all’interno di un vero e proprio spartito musicale creato da Dario Arcidiacono. La parte più complessa è proprio restituire la verità delle storie e delle emozioni dei personaggi, senza filtri apparentemente. Il trucco c’è ma per essere bello e coinvolgente non si deve vedere.

Qual è il filo conduttore che unisce tutte le storie raccontate?

L’arco narrativo è già nel potenziale di ogni singola testimonianza di ogni lavoratore. Potremmo sintetizzare “nascita e morte di un sogno”? Come dicevo prima si tratta di frammenti di storie che in realtà hanno un impianto coerente ed è l’esperienza della maggioranza dei lavoratori: grande entusiasmo iniziale, la possibilità di lavorare per un gruppo di successo, con uno stipendio relativamente buono e di “sistemarsi”, una prospettiva talmente allettante da spingere molti a trasferirsi lontano da casa o a fare centinaia di chilometri tutti i giorni per arrivare al lavoro da fuori regione. Poi, la scoperta che “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

In scena al Teatro Belli per raccontare live tutto questo. Finalmente si ritorna a teatro. Come sta affrontando tutto questo?

Con tutte le incognite che restano, una situazione in movimento in cui le regole anticovid, che limitano il numero dei posti a sedere nelle sale, stanno per cambiare e il futuro, legato anche all’andamento della pandemia, continua a essere incerto. E in cui ci sembra che lo Stato non mostri una grande attenzione a un settore fondamentale come quello dello spettacolo dal vivo come fa invece con altri settori. 

Dopo il Belli Amazoniani dove andrà e come continuerà?

Progettare tournée di questi tempi non è facile. Si tratta di una compagnia numerosa, otto tra attori, regista e tecnici. Al momento abbiamo in programma una replica in un comune del Lazio, legata all’esito positivo di un bando a cui abbiamo partecipato. Certo sarebbe bello che, visto anche il tema che trattiamo, un teatro pubblico investisse su questo lavoro permettendoci di portare Amazoniani! in tutta Italia. La cosa che ci piacerebbe, sarebbe soprattutto presentare lo spettacolo nelle città in cui ci sono magazzini Amazon.

Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo.

Grazie a voi.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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