Anti-Gone il primo spettacolo della rassegna Teatramm’

Intervista a Gabriele Abis regista del primo spettacolo in scena alla rassegna Teatramm’

Lo spettacolo della compagnia SG Project è seguito da Gabriele Abis diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Un laboratorio stabile sul continuo aggiornamento delle tecniche recitative e del movimento scenico. L’attore e regista è coadiuvato dall’assistente Stella Falchi, diplomata presso l’accademia nazionale di Danza. In scena ci saranno cinque attori: Stella Falchi, Claudia Cassi, Letizia Passerini, Andrea Roviti, Emanuele Sempiterni.

Abbiamo rivolto alcune domande a Gabriele Abis che segue il progetto. Prima di tutto benvenuto e grazie per il tempo che ci dedichi. Passo a darti del tu e cominciamo subito con le domande.

La storia che portate in scena è di quelle classiche. Andiamo indietro nel tempo all’antica Tebe che ci fa scoprire una società antica, la cui storia è arrivata fino a noi attraverso i secoli. Come ogni storia ci insegna qualcosa: quali sono i temi che tratta e quali sono le caratteristiche che avete voluto mettere voi in evidenza?

In effetti quando si analizza in maniera dettagliata l’Antigone di Sofocle ci si stupisce che sia un’opera del 400 a.C. Sono stati appunto i temi così attuali a portami a riprendere il testo e farlo diventare il lavoro della produzione 2020/21. Il contrasto tra Antigone e Creonte, tra legge divina e legge umana, tra popolo e stato, è il tema portante della tragedia, ma durante l’analisi emergevano infiniti temi sul quale riflettere: il rapporto tra vita e morte, la sovranità, l’amore, l’odio, la paura, la censura e la guerra. Il tema sul quale abbiamo lavorato e sul quale abbiamo messo una lente d’ingrandimento è il rapporto tra legalità e giustizia.

Quali sono le differenze e/o similitudini tra la società di Tebe e la nostra?

Potere, schiavitù e giustizia: temi cruciali tanto per gli antichi Greci quanto per la società contemporanea. Oggi, come ieri, la smania di potere non ha mai smesso di assoggettare l’uomo, conducendolo ad innaturali e drammatici scontri. La guerra fratricida nella città di Tebe è giustificata dalla suprema volontà di “Dike” (la Giustizia); Creonte stesso ribadisce le giuste cause delle sue azioni per rivendicare l’appellativo di “eroe della patria”. Anche oggi, certamente, l’ideologia estremista costituisce l’alibi perfetto: il diversivo che distoglie lo sguardo dalle proprie contraddizioni. È la conclusione del dramma, però, a rivelarci l’illusione che si cela dietro ad ogni potere autologorante ed è lì che viene condensata la forma mentis della società greca classica.

Nel caos contemporaneo, in cui il potere è divenuto il fine e l’assolutizzazione di sé il mezzo, gli antichi Greci ci insegnano che le azioni sono “inespiabili”, se non si è disposti ad ascoltarci e ad ascoltare. Eschilo, ne “I Sette contro Tebe”, afferma: “la guerra di due uomini nati dallo stesso sangue che si uccidono l’un l’altro, questa è una macchia che non potrà mai invecchiare”.

Creonte stesso porta su di sé le proprie macchie, fino a quando la monumentale scena che ha strategicamente allestito cade, travolta da una tragica umanità. La lezione degli antichi per la società odierna è questa: la cinica negligenza che troppo spesso regola i rapporti umani e le illusioni, che nulla hanno a che vedere con leggi del cuore, potranno essere ridimensionate solo se si è disposti ad incontrare se stessi. I Greci ci insegnano che “eroe” è chi si sceglie, senza lasciare nulla al caso o al destino.

Come inquadreresti Anti-Gone in questo particolare periodo storico caratterizzato da una pandemia mondiale?

La prima immagine che mi viene in mente è quella dei “casi accertati di coronavirus, infatti la salma non viene «vestita», ma avvolta in un materassino-barriera igienizzante e subito chiusa nella bara zincata. Poi il trasferimento al cimitero, ma senza la partecipazione dei familiari, spesso perché a loro volta contagiati o in isolamento preventivo”. La sepoltura negata è infatti il motivo per il quale Antigone decide di essere illegale. In una situazione d’emergenza come quella che stiamo vivendo ci si richiede di essere civili, di essere legali, ma quello che vedo è il fermento di un popolo diviso tra chi nega e chi crede. La paura ha lasciato lo spazio alla voglia di prendere una posizione. Una parte cerca un colpevole: lo straniero, i ragazzi in discoteca, i bambini a scuola. Senza dubbio le similitudini sono molte.

Il vostro è un laboratorio che studia il movimento scenico, quali sono le caratteristiche del movimento scenico con il quale avete lavorato all’interno dello spettacolo?

La fase laboratoriale è un elemento fondamentale della nostra compagnia: lavoriamo moltissimo su improvvisazioni fisiche guidate e sul training quotidiano tenuto da Stella Falchi, docente di danza classica e ideatrice del metodo “Acting Barre” nel quale unisce la sbarra della danza classica al training attoriale volto ad allenare l’intelligenza e la propriocezione corporea. Il corpo è il centro del nostro teatro, passa ad essere strumento risonante emotivo e vocale a elemento grafico di un quadro d’immagine complessiva. 

Cinque sono gli attori in scena ci spieghi brevemente, i loro ruoli?

Letizia Passerini interpreta Antigone, personaggio caratterizzato da una grande forza e da grande coraggio, qualità che si mostrano nella loro pienezza proprio nel momento in cui vede negato il diritto alla sepoltura di suo fratello Polinice. Fortemente attaccata alla famiglia e alla tradizione, rappresenta la legge divina in opposizione a quella umana, personificata invece da Creonte, re di Tebe, interpretato da Emanuele Sempiterni. Un tiranno, che promulga le sue leggi, senza porre troppa attenzione al contrasto che potrebbero avere con quelle norme morali che tanto sono a cuore ad Antigone. Un uomo che arriva a sacrificare persino i suoi stessi figli, pur di mantenere il controllo sulla città, controllo che sente lentamente scivolargli dalle mani, nel momento in cui Antigone, una donna, osa sfidarlo, portandolo inevitabilmente a picco. Chi invece ha più timore del tiranno e delle sue leggi è Ismene, sorella minore di Antigone, interpretata da Claudia Cassi. Personaggio dipinto come l’opposto di Antigone, dal temperamento mite e rassegnata alla sottomissione. Ismene cerca in tutti i modi di dissuadere la sorella dallo sfidare il tiranno, comportamento dettato dalla paura di perdere anche l’ultima figura familiare che le è rimasta. Quando Antigone sarà condannata a morte, il personaggio subirà un’evoluzione, troverà il coraggio di stare dalla sua parte e si dirà pronta a morire con lei. Andrea Roviti veste i panni di Emone, il figlio più giovane di Creonte e promesso sposo di Antigone. Emone è impegnato nella guerra e viene a sapere della condanna a morte di Antigone. Si precipita dal padre, nella speranza che quest’ultimo metta da parte per un attimo il ruolo di sovrano e ascolti le sue ragioni come farebbe un padre. Con iniziale insicurezza, prega Creonte di ripensare alla decisione di uccidere Antigone, ma dopo le sue continue risposte negative, il ragazzo sottomesso al padre, lascia il posto all’uomo sicuro e insubordinato e sfida con ardore, lasciando Creonte incredulo. Purtroppo le sue preghiere, non sono servite a molto, Antigone sarà comunque condannata a morte, portando Emone al gesto estremo, togliendosi la vita.

Stella Falchi interpreta Tiresia, veggente cieca, che mette al corrente il re dei pessimi presagi che ha tratto dai sacrifici da lui compiuti. Tiene testa a Creonte, incolpandolo di tutti i mali che sta subendo la città, aumentando ulteriormente il moto di insicurezza del tiranno e dando il colpo di grazia preannunciando la morte dei suoi figli.

Andrea Roviti e Claudia Cassi interpretano due ulteriori personaggi, rispettivamente Radio e Donna. Radio è lo strumento propagandistico della politica di Creonte. Come tale, porta avanti e sostiene gli ideali del monarca, con un entusiasmo che va via via scemando assieme al progressivo declino della popolarità di quest’ultimo, pronto a patteggiare per il prossimo governo.

Donna invece è la portavoce della parte femminile del popolo. Totalmente sottomessa a Creonte e di conseguenza resa “cieca” a tutto ciò che va contro i suoi ideali, lo asseconda e gli fa da consigliera, almeno finché il sacrificio di Antigone e le parole di Tiresia non le apriranno gli occhi.

Com’è nata la vostra compagnia? Che cosa vi unisce?

La compagnia nasce da un’idea mia e della mia compagna nella vita e nel lavoro. La compagnia si fonda su due principi, materie nate insieme fin dalla nascita delle prime forme di rappresentazione: la danza e la recitazione. Le competenze nell’arte drammatica e quelle della danza accademica hanno permesso la creazione di corsi di formazione per tutte le età con l’obiettivo di creare spettacoli che unissero le due discipline. Ed è proprio dai laboratori che ho scelto gli attori della compagnia SG Project, uniti dalla passione per il teatro, ma tratto fondamentale per me, uniti dal rispetto reciproco e dall’umiltà nell’affrontare un lavoro che fondamentalmente è un gioco di squadra dove ogni membro è parte attiva e ogni energia dell’uno influenza l’altro in maniera assolutamente positiva.

Quali sono le emozioni, le sensazioni che vorreste arrivassero al pubblico e alla giuria del Concorso Teatramm’?

Ho sempre creduto che la sincerità del testo sia il punto di forza di una regia. E questo è per me necessario quando porto in scena una storia, di qualsiasi natura essa sia. L’aspettativa è per me un limite che si pone all’emozione e vorrei che il pubblico e la giuria di Teatramm’ percepisce proprio questa verità semplice e priva di “fronzoli” che poi ognuno possa interpretare in base alle proprie sensazioni e al proprio background personale. 

Anti-Gone spero porti agli occhi degli spettatori lo “spiraglio di luce” che possa togliere le bende e lasciar mente e cuore alle riflessioni, lasciando da parte i paletti o le convenzioni che la società inevitabilmente porta a creare nel “proprio orticello”. Il mondo è un grande ecosistema che reagisce anche ai più minuscoli impulsi causa-effetto e si ripercuotono nel tempo. Ogni azione o scelta del passato ha creato ciò che siamo noi ora.

Cosa vi aspettate da Teatramm’?

Un’iniziativa come quella di Teatramm’ in questo momento dove la possibilità di andare in scena sembrava sempre più impossibile, è finalmente una luce in fondo al tunnel, uno straordinario festival che infonde coraggio alle giovani compagnie. Ringraziamo Emiliano De Martino per questa possibilità, Felice della Corte che ospita il festival nella cornice del Teatro Marconi e tutti gli organizzatori. Insomma una boccata di arte pura. Quello che ci aspettiamo è che questa giovane manifestazione possa appunto diventare un evento duraturo nel tempo e punto di riferimento per altre compagnie.

Cosa c’è in cantiere per la compagnia SG Project?

Siamo in attesa dell’esito di alcuni festival nazionali e esteri. Quest’anno dovevamo essere presenti sotto invito al Festival delle Arti di Tongyong (Corea del Sud), ma, causa Covid, non siamo potuti partire. In cantiere c’è già una nuova produzione per la stagione 2021.

Grazie per essere stato con noi e per averci dedicato il tuo tempo. In bocca al lupo a te e alla compagnia!

Grazie mille a voi. Crepi. E come prima compagnia in gara auguriamo un grande in bocca al lupo a tutte le compagnie. Ci vediamo il 3 settembre alle 18:30.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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