Call Back il nuovo podcast di Camilla Bianchini

Dopo il romanzo, Call Back diventa un podcast fictional

Dal 20 gennaio è disponibili la prima puntata di CALL BACK, il podcast fictional italiano tratto dall’omonimo romanzo di Camilla Bianchini, edito da Bertoni Editore. Il titolo dell’episodio è Il lavoro dell’attore consiste nel cercarlo e la protagonista è Nina, una giovane trentaduenne, attrice, in attesa di una risposta dopo un provino. Ma si sa, la vita è difficile, anche nel mondo dello spettacolo, che sembra ricco di luci. Lei infatti, per vivere, fa anche dei lavoretti mal pagati.

Camilla oltre ad essere scrittrice, è attrice e ora voce narrante del podcast che ha preso vita proprio da un suo romanzo e che racconta in modo rocambolesco, la vita dei Millennial e del loro mondo fatto di incertezza economiche e non solo. Di questo ed altro ho chiacchierato con l’artefice di tutto ciò, Camilla Bianchini.

Benvenuta Camilla, come si ritrova nella doppia veste di attrice e scrittrice, ed ora anche in quella di podcaster?

Ciao, è un piacere chiacchierare un po’ insieme. Forse di queste tre cose mi ritrovo a pieno solo in quella di attrice che è quella di cui ho più esperienza, però devo ammettere che ho sempre concepito il mestiere di attrice come profondamente creativo, quindi la scrittura ha sempre accompagnato il mio studio di un personaggio da interpretare. Apparentemente il mestiere dell’attrice può sembrare passivo ma per me non lo è mai stato. È vero, per lavorare ti deve chiamare qualcuno ma nei momenti di blocco o di attesa io ho sempre cercato di stare in azione, scrivendo monologhi, leggendo altri testi per ispirarmi ecc.

In quale di queste tre vesti si sente più a suo agio? Perché?

Credo appunto quella dell’attrice perché è quella di cui ho maggiore esperienza e che ho studiato di più frequentando la scuola di recitazione Teatro Azione e poi perfezionandomi con diversi laboratori teatrali e cinematografici, diciamo che il teatro forse è il luogo in cui mi sento maggiormente a casa.

Lei ha iniziato con il teatro, senza lasciare quella che sembra essere un’altra sua passione, la letteratura ed è finita a registrare podcast: com’è avvenuto tutto ciò?

È avvenuto tutto in maniera inaspettata e spontanea, infatti, il mio intento inziale con CALL BACK era quello di scrivere un monologo tragicomico per il teatro, poi però mi è presa la mano e avevo così tante storie e personaggi in testa che è nato un romanzo che è stato pubblicato da Bertoni Editore. Durante le presentazioni del romanzo mi divertivo così tanto a leggere passi del libro interpretando la voce di Nina che ho pensato che sarebbe stato bello farne un fictional podcast e il fantastico gruppo di Blackcandy Produzioni ha appoggiato l’idea immediatamente.

Parliamo del suo podcast CALL BACK la cui prima puntata è stata pubblicata il 20 gennaio e ha come titolo Il lavoro dell’attore consiste nel cercarlo, che si ispira al suo primo libro. Cosa racconta e come si interfaccia tra lei e la sua carriera?

Ovviamente in Call Back essendo un romanzo è tutto frutto della fantasia per quanto riguarda i personaggi, le azioni e l’intreccio narrativo però, ovviamente, alcune dinamiche, soprattutto quelle riferite alla precarietà del mestiere dell’attrice, si rifanno alla realtà, così come quelle riguardanti i provini e il cosiddetto favoloso Mondo dello Spettacolo che però non è tutto red carpet e lustrini come può apparire a chi lo vede dal di fuori.

L’instabilità dei giovani trentenni come si ripercuote nella loro vita privata e lavorativa? E all’interno della società?

Nello specifico, per quanto riguarda il mestiere dell’attore, non c’è mai nulla di sicuro. Alcuni periodi lavori di più altri meno ma non c’è nessun tipo di protezione o aiuto da parte dello Stato per i momenti in cui non si lavora. L’attore poi non può programmare nulla perché deve tenersi sempre pronto, quindi sicuramente è difficile essere capiti da chi fa un lavoro fisso.

Personalmente mi ritengo fortunata perché il mio compagno Edoardo è un musicista, quindi siamo sulla stessa barca di incertezza e felicità nel provare a fare il lavoro che amiamo. Per quanto riguarda la società è incredibile come ancora il mestiere dell’attore, se non si è famosi, venga concepito come un non lavoro. Appena rispondi alla domanda che lavoro fai? Faccio l’attrice, subito arriva la seconda domanda: ma proprio come lavoro vero?

Spesso chi pensa al mondo degli attori, delle attrici, riflette solo sui grandi nomi e quindi sulla fortuna che guadagnano, ma il mondo del cinema, del teatro, è fatto anche di altro, di molti altri attori. Lei come lo concepiva all’inizio? Oggi ne è rimasta delusa?

Non ho mai visto il mestiere dell’attore come un lavoro da fare per avere successo. Ho esempi familiari come mio nonno Pino Locchi, voce storica di James Bond, mio padre Valerio, allenatore di basket che ha fatto gran parte della Storia del basket in Italia e mia mamma che da giovane ha lavorato come attrice teatrale con grandissimi registi come Ronconi, che il successo non l’hanno cercato mai, ma hanno lavorato sempre duramente con una dedizione, rispetto e passione per il loro lavoro totale.

È vero, tutti quando si parla del mondo degli attori fanno riferimento ai grani nomi, ma in realtà c’è una grande fetta di attori sconosciuti o semi sconosciuti che hanno studiato e sono veri talenti ma ancora nessuno si è soffermato a conoscerli, ecco forse questo podcast è dedicato anche un po’ a loro.

Nel podcast utilizza molta ironia, in un brano della Mannoia In viaggio c’è una frase che dice: Ricorda che l’ironia ti salverà la vita. Qual è lo stato dell’ironia oggi?

L’ironia ci salva, sempre. Io sono sempre affamata di ironia e mi stupisce il fatto che arriva sempre nelle situazioni più tragiche. Come diceva Chaplin la vita è una tragedia in primo piano ma una commedia in campo lungo.

Le persone spesso vivono tra sogno e realtà. Forse, qualche anno fa era un modo di vita accettabile, oggi sta crescendo notevolmente l’impossibilità di realizzare i propri sogni o è il contrario?

Credo che la mia generazione, quella dei Millennial sia una generazione che ancora, nonostante gli ostacoli, nonostante si senta persa, continui a sognare mentre vedo, facendo anche spesso laboratori teatrali nelle scuole, che le nuove generazioni sono come prive di entusiasmo, come se avessero un po’ perso quella luce che serve ad avere sogni come fari.

A che tipo di sogno si lega il podcast CALL BACK?

Si parla del mestiere dell’attore ma in realtà poi quella incertezza si riflette su un’intera generazione aldilà del lavoro che si decide di fare. Il sogno forse è quello di non dover essere classificati da una società che ti vuole a 30 anni già realizzato. Non c’è un tempo giusto, c’è il nostro tempo, diverso per ognuno di noi.

Prossimi progetti?

Sto portando in giro diversi spettacoli teatrali, il prossimo sarà SIGNORINE NEL TEMPO, L’EPOPEA DELLE SIGNORINE BUONASERA scritto da Veronica Liberale regia di Pietro De Silva con cui andremo in trasferta a Rimini a febbraio, poi a marzo saremo al Teatro Lo Spazio di Roma, dal 19 al 23. Siete tutti invitati! E poi dopo il romanzo e il Podcast chissà, forse per CALL BACK arriverà una nuova avventura…

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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