Diario di un dolore al Teatro Basilica

La rappresentazione del dolore
E’ andato in scena al Teatro Basilica di Roma dal 16 gennaio, Diario di un dolore una sapiente trasposizione a teatro dell’omonimo libro di C.S. Lewis. L’autore, ovviamente noto soprattutto per Le cronache di Narnia, scrisse i quattro quaderni che avrebbero composto il libro dopo la morte della giovane moglie.
Lewis, coltissimo esperto di letteratura inglese e cattolico praticante, si cimentò nella creazione di un’opera d’arte dura, che schivava ogni semplice soluzione consolatoria, laddove la profondità della scrittura era ovviamente arricchita dal pensiero cristiano dell’autore. Dunque, come si rappresenta il dolore? Ça va sans dire, è una delle domande cardine della stessa cultura occidentale.
In questo spettacolo Francesco Alberici riesce ad affrontare il tema senza facili soluzioni consolatorie oppure retorici sentimentalismi. Inoltre, ed è forse l’aspetto più notevole dell’idea, nello stesso progetto c’è un’ovvia complicazione che viene risolta brillantemente. Il problema della rappresentazione del dolore, affrontato in letteratura da Lewis, viene qui affrontato attraverso la forma artistica rappresentativa par exellence, quella teatrale.
Lo spettacolo è diviso in quattro parti, ciascuna corrispondente ad uno dei summenzionati quaderni di Lewis. Oltre allo stesso Alberici, in scena c’è una brava Astrid Casali. Oltre al libro di Lewis, un ulteriore palinsesto è rappresentato da un poster dell’autoritratto di Franz Ecke, uscito sulla rivista Frigidaire.
Lo spettacolo bilancia armonicamente i diversi, e complessi, elementi in scena, e riesce nell’intento di suscitare domande, sia di ordine esistenziale che estetico.






