Carlotta Sfolgori omaggia Franca Rame

Fili di Rame un testo che parla di donne rivolto a uomini e donne

A Fortezza Est il debutto di Fili di Rame, uno spettacolo con Carlotta Sfolgori per la regia di Emiliano Morana, che si ispira a due testi di forte impatto, portati in scena da Franca Rame: Il risveglio e Lo stupro, che raccontano di donne, di discriminazione e molto altro. E Fili di Rame racconta, tra farsa e tragedia, ironia e sarcasmo, amore e molestie, la storia di una giovane mamma, rinchiusa in casa che deve affrontare la sua vita, con gioie e dolori di una situazione familiare, facendoci riflettere su quello che è stato e che ancora è. Un testo per riflettere, sempre più attuale.

Ne parliamo insieme all’attrice protagonista dello spettacolo Carlotta Sfolgori che ringraziamo per la sua disponibilità.

Fili di Rame è un omaggio a Franca Rame e al suo teatro di denuncia. Cosa l’ha colpita particolarmente dell’attrice e donna Rame?

Più approfondivo gli studi su Franca Rame più mi affascinava la sua vita, la sua carriera, ma quello che effettivamente mi ha colpita è il suo amore. L’amore che trasmetteva in ogni cosa che faceva sul palco, nella vita politica e sentimentale. Mi trasmette l’idea che per lei non ci fosse mai stata la divisione tra i diversi aspetti, uno ha sempre nutrito l’altro.

Franca Rame oggi ha raggiunto un posto rilevante nella società; le viene riconosciuta una vita dedicata alla lotta per i diritti delle donne. Cosa rappresenta per lei?

Per me rappresenta un simbolo, un’ideale di donna che, invece di mettersi in competizione (come invece purtroppo spesso accade), ha sempre sostenuto e combattuto in prima linea per difendere i nostri diritti di donne, fino all’ultimo. Una donna che non si è mai nascosta dietro a niente, senza paura di dire anche quello che può essere più scomodo.

Lo spettacolo si ispira a “Il risveglio” e “Lo stupro”, cosa l’hanno attratta dei due testi?

La scelta dei testi è stata la parte più difficile avendo una più che vasta scelta nel repertorio della Rame. Io e il regista Emiliano Morana, alla fine abbiamo scelto questi due nello specifico perché raccontano proprio quello che avevamo in mente: la potenza di una donna che con estrema forza ma allo stesso tempo con estrema semplicità affronta le diverse vicissitudini sia quotidiane che straordinarie.

Cosa ha preso del testo e dell’interpretazione della Rame, per il suo spettacolo?

Con questo spettacolo abbiamo deciso di riadattare i testi proprio per evitare un paragone con la sua interpretazione. Non volevamo semplicemente “riprodurre” un qualcosa già troppo perfetto da rifare ma volevamo valorizzare proprio l’aspetto dell’universalità dei suoi testi, in altri contesti, in altri dialetti. Della Rame, ho cercato di focalizzarmi sulla sua energia, su tutto quello che sprigionava. Pur non avendo mai avuto l’onore di vederla dal vivo, questo arriva anche a distanza e rimarrà.

Come ha trasportato la sua protagonista all’interno della società odierna?

La protagonista è una giovane mamma di una periferia romana, I due testi grazie alla loro versatilità hanno permesso di far sì che fossero come un capitolo di un libro, un racconto di una giornata qualunque dove può succedere di tutto, dagli aspetti più esilaranti a quelli più drammatici.

Dai testi di Franca Rame alla situazione della donna oggi, quanto e cosa è cambiato e viceversa, cos’è rimasto immutato?

Allora, qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte! Cercando di essere il più sintetica possibile, penso che sia rimasta immutata la continua lotta per la parità dei sessi. È inutile prenderci in giro, basta guardare qualche statistica dei lavoratori uomini con le più alte cariche e paragonarle a quelle delle donne. Si noterà subito la differenza. Anche se penso, che Franca Rame (come altre donne dei suoi anni), abbia lasciato in me e in tante altre donne, il suo segno e mentre forse prima era più difficile che una donna volesse e facesse qualcosa solo semplicemente per quello che le spettasse di diritto, oggi questo numero di donne è cresciuto e mi auguro possa essere sempre più esponenziale

Cosa ama o detesta del suo personaggio e perché?

Amo la forza di questa giovane mamma, amo la sua ironia e amo come affronta le diverse situazioni, dalle più semplici alle più complicate, perché non è sempre facile riuscire ad affrontare tutto quello che la vita ci offre; ma è la sua semplicità che mi fa amare davvero questo personaggio.

Come vede la situazione in cui la protagonista si trova, come si è messa nei suoi panni?

Nella situazione quotidiana è stato piuttosto facile immedesimarmi; sono nata e cresciuta anche io in una borgata romana, quindi conosco bene le diverse realtà che la circondano. Per quanto riguarda l’aspetto “mamma” non essendo io mamma, ma allo stesso tempo avendo tante amiche mamme che osservo e ammiro, e amando io stessa i bambini, è stato piuttosto semplice anche questo aspetto. Per quanto riguarda invece, la parte più drammatica, fortunatamente non avendo subito forme di violenza di quel genere, è stato un po’ più complicato riuscire a trovare un giusto equilibrio tra quello che racconta e quello che prova mantenendo sempre una verità.

Qual è stata la parte che ha richiesto maggior attenzione nella preparazione dello spettacolo e perché?

Allora, lo spettacolo doveva debuttare nel 2019, poi per i motivi pandemici che tutti sappiamo, è stato rimandato per tre volte; apri i teatri… chiudi i teatri… apri i teatri… “proviamo!” “ma che proviamo a fare se non c’è una data”?!  “Proviamo di nuovo, dai che è la volta buona”! e finalmente siamo arrivati al 2022! La parte più difficile è stato proprio questo lasso di tempo, non è stato semplice gestire tutte le emozioni e la delusione ogni volta che non era quella volta, quindi quando finalmente ho avuto le date, la voglia di prepararmi al meglio in tutte le sue parti è esplosa e voglio ringraziare particolarmente il regista, Emiliano Morana, senza il quale questo percorso non sarebbe stato possibile.

Siamo nel terzo millennio e la donna continua a battersi per la parità. Secoli di storia che ancora non abbiamo superato e nemmeno portato in evoluzione. Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo futuro?

Come ho detto prima, quello che ci auguro è che la Donna continui a farsi valere in ogni campo, sempre. Ma quello che inoltre dovrebbe cambiare è il punto di vista dell’uomo, perché se continueranno a vederci sempre come: quella che deve stare a casa con i figli e pulire; o quella che è di proprietà; o perché spesso l’uomo ha il bicipite più grande della donna; o per altre e tante sciocche considerazioni che purtroppo esistono ancora, noi  possiamo lottare e provare a farci ascoltare quanto vogliamo, ma “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” e se non cambia questo, sarà sempre più difficile cambiare secoli di storia.

Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per lo spettacolo!

Grazie a voi!! Merda merda merda!

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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