Dante Giotto di Vittorio Sgarbi

Photo di @ChiaraSpatti

Dante Giotto uno spettacolo da vedere, ascoltare e meditare!

Ho imparato ad amare l’arte da piccola, quando mia nonna mi portava in giro per musei. Mi ubriacavo di bellezza senza capirne poi molto, ma mi piaceva tantissimo! Ho iniziato a comprendere veramente l’arte da ragazza, con “Sgarbi quotidiano”: mai persa una puntata! È stata dunque un’emozione forte per me poter assistere dal vivo ad uno dei suoi spettacoli teatrali dedicati all’arte. Uno spettacolo andato in scena al Teatro Manzoni di Milano, che racconta il forte parallelismo tra Dante e Giotto, artisti contemporanei e padri della “modernità”.

Sebbene, animato dal ben noto spirito che lo contraddistingue, Sgarbi non abbia potuto esimersi dall’esternare in un paio di battute iniziali il suo pensiero estremista-antagonista verso tematiche politiche ed ambientali, tuttavia quasi come rapito dallo spirito catartico dell’arte si è poi subito manifestato quale indiscusso studioso e critico d’arte qual è.

Dante Giotto è uno spettacolo in due tempi, in cui il critico affronta l’analogia tra i due artisti con una dialettica appassionata attraverso diverse immagini di amore: amore coniugale, amore per Dio, amore carnale, l’amore di San Francesco per la natura e per la povertà, ed infine l’amore materno per eccellenza, quello della Vergine Maria. Il tema dell’amore dunque come fil rouge per raccontare questi due artisti così fortemente interconnessi.

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Giotto che nelle sue opere riesce a dar vita ai sentimenti, che è capace di ritrarre il silenzio, l’amore, il desiderio e la malinconia, trasforma i suoi affreschi in magnifiche poesie. Così nel famoso affresco della Cappella degli Scovegni a Padova nell’incontro tra Anna e Gioacchino davanti alla porta d’oro riesce a farci percepire tutta la poesia di un amore puro e pieno: “la più bella immagine dell’amore nella storia della pittura” la definisce Sgarbi.

Dante, invece, padre della lingua italiana, il sommo poeta, ritrae nella Divina Commedia personaggi che si figurano presenti e vivi difronte a noi, come raffigurati in un dipinto.

Entrambi si distinguono per la loro “modernità”: Giotto per aver iniziato a ritrarre le emozioni e la forte capacità comunicativa con l’uso di simbolismi iconografici, e Dante per aver introdotto la lingua italiana, volgare, nella letteratura. Per questi stessi motivi, Sgarbi evidenzia come con loro inizi una dimensione più importante della nostra coscienza civile, quella che poi porterà all’unità d’Italia.

Dopo l’amore coniugale tra Anna e Gioacchino raccontato magnificamente dall’affresco di Giotto, il critico ci mostra, come in un dipinto, la figura di Piccarda Donati, che Dante incontra nel terzo canto del Paradiso. Piccarda ed il suo amore per Dio.

Se da un lato Sgarbi invita ad ascoltare la poetica degli affreschi di Dante, e a vedere le immagini delle parole di Dante, non rinuncia ad accompagnare il racconto della Divina Commedia con immagini di opere d’arte – come a dire “dovresti vedertelo davanti, ma se non ci riesci, eccoti un aiutino!”. E così il racconto di Piccarda Donati viene accompagnata dalla scultura di Giovanni Baccarini. L’amore peccaminoso tra Paolo e Francesca poi, vede come sfondo i quadri di Gaetano Previati.

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Il racconto di Paolo e Francesca nel quinto girone infernale, narra dell’amore adulterino di una coppia che ha tradito ed è stata uccisa, per cui Dante non mostra compassione ma una grande partecipazione. Tanto da perdere i sensi: “E caddi come corpo morto cade”. I dipinti di Previati posti come sfondo ai versi Danteschi emergono con tutta la loro potenza scenografica.

Dopo il percorso attraverso l’immagine di questi tre amori – coniugale, religioso e carnale – Sgarbi prosegue il confronto tra i due artisti nella rappresentazione della figura di San Francesco, sempre seguendo però il filo conduttore del tema dell’amore. Così da un lato Giotto racconta nei sui affreschi nella Basilica di Assisi, San Francesco e il suo amore per la natura. Dall’altra Dante che ritrae il santo legato da amore quasi sponsale alla povertà.

Lo spettacolo si conclude infine con l’immagine della Vergine Maria ed il suo amore materno per Gesù e per l’umanità intera. Presentata nell’opera della piena maturità di Giotto, la Maestà conservata agli Uffizi, in tutta la sua potenza e presenza: Giotto esce dall’idea astratta della Vergine come essere divino e la rende umana, con un corpo maestoso e solenne.

Magnifico il pezzo conclusivo in cui Vittorio Sgarbi recita senza fermarsi, tutto d’un fiato, i versi in cui Dante ritrae la Vergine Maria. Sublime! Una bellezza che forse non è emersa del tutto nella recitazione degli altri brani portati in scena, perché spezzati dal tentativo di tradurli e renderli forse più comprensibili al pubblico.

Accanto a Sgarbi in scena anche il violinista Valentino Corvi, che esegue tre sue composizioni a cornice dello spettacolo, mentre sullo sfondo vengono proiettati video di immagini astratte e psichedeliche, evocative e introspettive. Dante Giotto è uno spettacolo dove parole, immagini e suoni si intersecano in modo sublime: uno spettacolo da vedere, ascoltare e meditare!

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Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

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