Fotografia al femminile: Prima, donna. Margaret Bourke-White

Foto di @ Carolina Taverna

Bourke-White ha segnato svolte epocali per il ruolo femminile

Al museo di Roma in Trastevere è attualmente in corso la mostra dedicata all’opera di Margaret Bourke-White, fotografa statunitense vissuta nei primi 70 anni del ‘900: inaugurata lo scorso 21 Settembre e curata da Alessandro Mauro, la mostra è realizzata con il contributo della Fondazione Forma per la fotografia, da sempre punto di incontro per la fotografia, i suoi autori e la sua diffusione.

Con oltre 100 scatti, la mostra documenta attraverso una divisione in sezioni tematiche, non solo l’opera dell’artista, ma anche un racconto storico del 900 in molti dei suoi aspetti salienti e spesso conturbanti.

La carriera di Bourke-White è stata emblematica sia nella realizzazione di scatti moderni sia per la sua personalità, rendendosi pioniera in molti ambiti di appannaggio maschile, introducendosi in contesti dove il suo lavoro è stato simbolo di parità tra i sessi ed inclusività: un momento emblematico è sicuramente la pubblicazione di una sua foto sulla copertina del primo numero della rivista Life, nel 1936. Gli scatti esposti, mostrano altrettanto bene il ruolo di Margaret come prima donna ad affrontare la fotografia aerea, le alte temperature delle fornaci per la realizzazione di nuovi scatti, testimone tanto della vita dei lavoratori nelle miniere sudafricane quanto della situazione indiana durante la separazione del Pakistan.

Conducendo una vita al servizio della sua professione, Bourke-White ha segnato svolte epocali per il ruolo femminile, compiendo alla stesso tempo la registrazione dolorosa di momenti irripetibili anche nella loro durezza: l’apertura del campo di sterminio a Buchenwald nel 1945 e l’arrivo a Norimberga e alla cancelleria di Lipsia, narrati nella sezione Nei Campi, trova dolorosa testimonianza negli scatti di prigionieri liberati, civili tedeschi increduli dei crimini commessi in nome della loro nazione, dolore, sdegno, e cruda realtà di una storia brutale che non poteva credersi umana.

Foto di @ Carolina Taverna

Le varie sezioni in cui la mostra è organizzata permettono di visionare gli scatti realizzata dalla fotografa su molte altre tematiche: dalla sua lunga collaborazione come fotoreporter per la rivista Life, così come gli scatti che l’hanno portata accanto al lavoro nella acciaierie, le sezioni dedicate allo sguardo sulla Russia durante i piani quinquennali, lo sguardo sulla depressione anni 30 in America, le foto del Sud Africa, e infine l’ultima sezione dove da fotografa diventa soggetto degli scatti realizzati dall’amico Alfred Eisenstaedt. Questa parte documentaria rivela ancora una volta la forza e il carattere di Bourke-White, ritratta negli scatti mentre indebolita dal Parkinson, è alle prese con esercizi di riabilitazione quotidiana. Attraverso le sue parole, ci giunge il racconto personale di questa ultima fase di vita, in cui tenterà di lavorare ancora, riuscendo a scrivere e portare a termine la sua autobiografia Portrait of myself pubblicata nel 1963: la forza che le dà la terapia, l’operazione a cui si sottopone, resta indelebile nelle fotografie che la immortalano nella sua battaglia quotidiana per continuare a governare le sue azioni e i suoi gesti quotidiani, contrastando il morbo di cui inizia a soffrire già nel 1952.

La mostra, visitabile fino al prossimo 27 febbraio, è accompagnata da incontri di approfondimento Storie di fotografia e di immagini, che segneranno momenti di incontro aperti al pubblico sui temi della fotografia e dell’identità femminile.

http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/prima-donna-margaret-bourke-white

Print Friendly, PDF & Email

Se il nostro servizio ti piace sostienici con una donazione PAYPAL

Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

Leggi anche