Francesca La Scala a teatro con Qua siamo, sopravvissute

In scena Qua siamo, sopravvissute per la regia di Francesca La Scala
Sarà in scena al Teatro Portaportese di Roma lo spettacolo Qua siamo, sopravvissute, diretto da Francesca La Scala, che riprende il file rouge del precedente Qua siamo e che segue le vicende di due attrici Anna e Regina, anziane, che hanno perso la memoria e che sono sopravvissute al crollo del teatro nel quale si erano rifugiate. In scena insieme a Francesca La Scala, che ne è anche la regista, Marina Vitolo e Flavia Di Domenico, a lei abbiamo rivolte le nostre domande.
Bentornata! Sarai in scena a Roma con uno spettacolo, un sequel di “Qua siamo”, “Qua siamo, sopravvissute”, ma dove eravamo rimasti?
Innanzi tutto grazie di avermi dato nuovamente l’opportunità di parlare dei miei lavori. Dunque, se ti riferisci a dove eravamo rimasti con “Qua Siamo!” ormai posso dirlo senza spoilerare, le protagoniste erano rimaste sotto le macerie e poi salvate, purtroppo dato lo shock avevano perso la memoria ed è proprio da lì che ripartiamo in questo sequel…
Cosa ti ha colpita del testo di Flavia Di Domenico e Marina Vitolo?
Sicuramente la volontà delle autrici di rimanere fedeli all’amore per il teatro e di trasmettere quei valori e quegli insegnamenti che si acquisiscono solo con il sacrificio.
Quali sono i suoi pregi?
È un testo brillante ma allo stesso tempo che ti invita a riflettere su alcuni aspetti dello show business in particolare italiano.
Dal punto di vista registico, com’è continuare una storia da “spettacolo a spettacolo”?
Beh, è una sfida. Dopo aver avuto ottimi feedback per il primo spettacolo, bisogna cercare di superarsi.
Quali sono stati i tuoi timori e le tue certezze?
È un sequel e ci devono essere dei riferimenti al primo spettacolo ma senza diventare didascalici. Inoltre non tutto il pubblico che verrà ha visto il precedente quindi, nonostante sia il proseguimento, lo spettacolo ha una struttura a sé stante.
Al cast che cosa hai detto?
Ho detto: abbiamo poco tempo! Infatti ho sempre paura di non avere abbastanza tempo per fare tutto.
Come hai affrontato questo nuovo capitolo?
Come sempre… puntando al top!
Nello spettacolo, oltre a dirigerlo, ne sei anche interprete. È sempre complicato vedersi in scena da regista o bisogna avere solo le idee chiare?
Diciamo che Alessandra Sani, la mia aiuto regia, è stata molto preziosa in questo: avere una collaboratrice con le sue competenze è molto importante.

Lo spettacolo prosegue il racconto di due attrici ormai al tramonto, ma in scena, a teatro, ci sono molti attorie/attrici, che nonostante l’età, riescono a regalare ancora forti emozioni. Da cosa dipende?
Fortunatamente questo è forse uno dei pochi lavori in cui l’età è un requisito che serve solo alla scelta del ruolo da interpretare, finché abbiamo fiato e memoria possiamo recitare ed è un privilegio assoluto. Mi hai fatto venire in mente uno dei miei maestri, Antonio Pierfederici. Andai a vedere uno dei suoi ultimi spettacoli, rimasi sconvolta perché il talento si era fuso con l’esperienza in modo tale che non sembrava recitare affatto, sebbene fisicamente avesse il corpo di un ottantenne negli occhi c’era l’energia e l’entusiasmo di un ragazzino… un ricordo bellissimo.
In una società dove invecchiare fa paura, quale segnale volete mandare voi con lo spettacolo?
Come diceva uno dei protagonisti del musical Chorus Line “l’età è solo uno stato mentale”. A parte le battute oggi in realtà se guardiamo all’estero c’è una controtendenza e si sta dando più spazio alle persone mature perché si sta arrivando alla consapevolezza che ogni persona ha i suoi tempi per raggiungere gli obiettivi che si prefigge.
Gli scontri generazionali tra anziani, adulti, giovani, sono sempre stati presenti. Come si sono trasformati, se lo sono, oggi?
Non mi pare che si siano trasformati più di tanto, è normale che gli scontri ci siano, credo solo che i social stiano creando troppa distanza tra le persone e in particolare tra i giovani.
Se dovessi scegliere un gruppo di persone in particolare, chi porteresti a vedere questo spettacolo, in particolare e perché?
Sicuramente delle persone che hanno voglia di divertirsi, ma anche chi fa televisione, infatti c’è una critica molto poco velata a un certo tipo di trasmissioni che vivono grazie alla sofferenza delle persone, la famosa tv del dolore.
Grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo!
Grazie a voi e naturalmente vi aspetto in teatro!





