Franco Legni ci parla del suo antieroe vincente

Nichi Moretti è il protagonista di Due di Briscola il romanzo di Franco Legni

Il nuovo libro di Franco Legni è Due di briscola edito dalla Giunti. Racconta dell’avvocato Nichi Moretti e delle sue vicissitudini che lo mettono in contatto sempre con gruppi o persone poco raccomandabili e, anche per questo, fanno da sfondo alla sua sfortuna, un due di briscola appunto.

Le sue vicende rappresentano una successione di rocambolesche avventure che Nichi si ritrova a vivere ed affrontare. Ce ne parla l’autore, Franco Legni, a cui diamo il benvenuto sulle nostre pagine.

Il suo romanzo “Due di briscola” racconta di un avvocato Nichi Moretti, pessimo, con brutte compagnie. Insomma, un personaggio negativo come protagonista. Perché un antieroe?

Perché ero stufo di leggere romanzi (o vedere film) che parlano di avvocati affascinanti, che fanno sport, che non si arrabbiano e non perdono il controllo, che si vestono bene sempre, che se hanno avuto una delusione amorosa, questa ben lungi dal farli incattivire, li ha resi fascinosi e saggi. Professionisti che difendono gente più squallida del mostro di Milwaukee ma lo fanno in nome della giustizia, con grande rigore morale, senza badare alla parcella, magari facendo opere buone nel tempo libero e risolvendo sempre tutti i loro casi, sistemando magari le cose del vicino di casa povero e invalido. Avvocati che poi magari vincono il Nobel per la pace e pure Miss Italia. Io non sono così. Io sono un uomo con la rettitudine morale di un lombrico e visto che vivo circondato da avvocati, conosco i miei simili e di colleghi che mi porterei su un’isola deserta per più di venti minuti non ne conosco molti. Anzi forse nessuno. E nessuno dei miei colleghi comunque somiglia agli avvocati della letteratura. E dico venti minuti perché se portassi una collega vorrei magari farci sesso e insomma fra presentarsi, spogliarsi, rivestirsi, giustificarsi e fumare una sigaretta in santa pace, quel tempo ci vuole.  Molti di noi si sono presi la laurea in legge e fanno il mio lavoro e lo fanno bene eh, poi se gli chiedi chi è Céline ti rispondono che è una marca di abbigliamento. Però più che un antieroe definirei il mio personaggio un eroe moderno. Un menefreghista squallido e di alcun fascino. Si sente che lo adoro?

Come lo ha immaginato durante la fase di scrittura? Si è ispirato a qualcuno?

Mi sono ispirato molto al sottoscritto nel periodo della pratica forense, quando veramente ero una persona piena di entusiasmo ma completamente fuori contesto. Obiettivamente l’essere fuori contesto è stata sempre una costante della mia vita e non mi è mai pesato troppo, anzi… E Moretti è così, vive la sua vita nel completo disinteresse delle consuetudini: la famiglia voleva un figlio avvocato, lo hanno avuto, ora lasciatemi fare cosa voglio, ovvero atteggiarmi da delinquente e andare a donnacce, drogarmi e fare comunella coi miei clienti.

Quanti Nichi Moretti potremmo incontrare nella nostra vita reale?

C’è un piccolo Moretti dentro ciascuno di noi e a volte viene fuori. Il problema è controllarlo; stile l’incredibile Hulk: se viene fuori a una cena fra amici è divertente, se viene fuori mentre pilota un aereo, meno. Se invece è sempre allo scoperto, alla fine trova il suo equilibrio: è uno che si adatta. È uno che ha la forma dell’acqua.

Parlando del libro, all’interno sono presenti anche molti personaggi, quale o quali di questi hanno richiesto un impegno nella scrittura? Quanti, invece, hanno richiesto un impegno minore? Perché?

La caratterizzazione dei soggetti, come la ricerca dello stile che si vuol dare al testo è la parte più ostica dello scrivere. I personaggi meno difficili da rappresentare su carta, sono quelli che hanno una personalità forte e distinguibile. Iskra che pare il personaggio più complicato, mi è venuto naturalissimo e mi sono divertito tantissimo a scriverlo. Biancaneve invece è stato più macchinoso, tanto che per distinguerlo l’ho fatto parlare con degli intercalari francesi, gli ho dato una fisicità importante, ma non bastava. Essendo amico di Moretti (gli amici spesso assumono posture simili e utilizzano un vocabolario mutuato dal loro gergo) non era assurdo che un po’ ci somigliasse, ma il lettore deve sempre distinguerli mentre legge. E allora ho inserito qua e là tanti piccoli tasselli della sua personalità incerta. Quando la cosa non mi riusciva, cioè praticamente quasi sempre, pensavo a Fëdor Dostoevskij, un uomo capace di gestire una quantità tale di personaggi da diventare matti… e pensare a lui non mi aiutava affatto, anzi mi faceva sentire proprio un microbo.

Uno sguardo al personaggio della mamma, descritta come petulante, fastidiosa, adorabile fiancheggiatrice. Una mamma come vorremmo tutti?

Mah se la volete ve la consegno, ma poi ve la tenete. Gigliola è mia mamma… che si chiama appunto così anche nella vita reale ed è stato il personaggio più facile da scrivere: è bastato farlo meno potente che nella realtà. Una donna sempre impegnata a cercare di fare il bene della famiglia, anche a costo di strangolarci tutti nel sonno se fosse servito. Una presenza importante e una persona che vista dall’esterno è esilarante. Averla come genitrice… più impegnativo.

Il protagonista è un avvocato, lei “finge di lavorare come avvocato”, la domanda nasce spontanea: quanto del suo lavoro di avvocato c’è nel suo lavoro di scrittore e viceversa?

Per fortuna o purtroppo nella vita reale faccio l’avvocato sul serio, in uno studio mio, con colleghi preparati e abbiamo anche molti casi interessanti, ma quasi tutto quello che faccio contraddice la mia morale. Per questo il mio personaggio è un avvocato che non va mai in tribunale, perché in fondo sono conscio di fare qualcosa che cozza con la mia personalità e non mi piace raccontarlo… o forse non lo so fare, ma di certo non mi viene spontaneo. Mi sento il soldato Joker di Full metal jacket che sull’elmetto accanto allo stemma della pace ha la scritta born to kill. Eppure questa contraddizione è stimolante. Quando i miei amici combinano dei gran casini e sono presente posso unire le due personalità. L’ultima volta che è successo ero a Francoforte nel quartiere a luci rosse, con un manipolo di persone a me molto vicine e due di loro si fecero arrestare. Visto da fuori fu esilarante… io feci del mio meglio per non farli portare via e una volta liberi ci fu la mia sfuriata totale per spiegare loro che un avvocato non è Mandrake… ma non è che questo articolo arriva in toscana, vero? Che le mogli dei miei amici non lo sanno.

In questo caso, la sua vita è un romanzo d’avventura o l’avventura fa parte della sua vita?

Ho avuto una vita abbastanza avventurosa, pur nascendo e crescendo in un luogo molto sereno. Forse sono le mie basi solide (la famiglia, la mia città, i miei studi) ad avermi dato sicurezza, ma per un po’ di tempo sembrava che facessi di tutto per farmi ammazzare in qualche modo e non potevo fare a meno di esagerare con qualsiasi cosa. Ero un entusiasta, un fanciullino mannaro, una macchina autodistruttiva ma allegra. Magari ho ragionato un po’ troppo con il mio bassoventre invece che col cervello, ma sono sopravvissuto. La vita è una grande avventura senza senso e non capisco quelli che inseguono la chimera del successo a tutti i costi e del sacrificio per un ideale di carriera, sacrificando le cose essenziali come il senso di comunità, l’amore per il prossimo, il rispetto dell’ambiente, il tramandare le buone usanze… che vi devo dire, nel 2022 ci sono ancora le guerre e il razzismo, abbiamo fallito come specie. Io ho fallito singolarmente, il che da una parte mi rende orgoglioso: in un mondo che venera i modelli positivi, io mi sento un perdente di successo.

Prima di lasciarci ci motivi nella lettura di Due di briscola!

Due di briscola va letto per sentirsi liberi e vivi, per viaggiare con la fantasia e sentirsi un ribelle. Ma va anche letto perché gli emarginati che racconto esistono nella realtà di tutti i giorni, ci circondano e badano a non farsi notare, perché si vergognano di essere differenti. Io li illumino e provo a tirare fuori quel che c’è di buono o di terribile in loro. E poi è la storia di una fuga dalle autorità e dalle responsabilità e allo stesso tempo una storia d’amore molto originale. In ultimo, questo mi si permetta, è un libro come ultimamente non se ne leggono molti. Ammaniti ci ha lasciati orfani della sua prosa, io pur essendo un organismo monocellulare rispetto a lui, provo a seguirne le orme, ben consapevole che fra Graziano Biglia e Nichi Moretti c’è un abisso. Però ce la metto tutta.

Grazie e buon lavoro!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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