L’amore di Alessandro Benvenuti per il TBM

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Entusiasmo, riconoscenza, affetto, sono alcuni dei sentimenti che legano Alessandro Benvenuti al Teatro TBM

Parte la nuova stagione estiva al Tor Bella Monaca Teatro Festival – Arena Estate di Roma, che animerà le serate dal 24 giugno al 2 settembre, grazie a un programma variegato tra teatro, danza, cinema nella periferia sud di Roma.

La stagione estiva della città di Roma è ricca di eventi e manifestazioni aperte a cittadini e turisti. Tra queste hanno particolare rilevanza quelle dedicate alle periferie, con la possibilità di un dialogo sempre più stretto tra cittadini e cultura. È l’impegno del Teatro Tor Bella Monaca, che, oltre alla stagione invernale che si svolge negli spazi del teatro al chiuso, in estate può concedersi di arricchire la sua offerta all’interno dell’Arena con vari spettacoli. Il teatro, diretto da Filippo d’Alessio e con la direzione artistica di Alessandro Benvenuti, ben conosce e si amalgama con la realtà sociale del luogo.

Ne parliamo insieme ad Alessandro Benvenuti a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Salve, dicevamo che l’offerta culturale è particolarmente importante nelle periferie romane, o in quelle delle grandi città. Il Tor Bella Monaca fa un grande lavoro in questo.

Era quello che ci eravamo prefissi fin dalla nostra prima partecipazione al bando al quale concorremmo vincendolo quasi 9 anni fa: fare un lavoro che fosse sentito e capito dal quartiere e per questo apprezzato. Se ci siamo riusciti è perché siamo stati riconosciuti per quello che eravamo, persone determinate nel rendersi leggibili e utili al quartiere in primo luogo, al resto della città e al mondo del teatro in generale. Quanto poi sia importante la presenza di un teatro nei quartieri periferici è dimostrato dall’affetto militante degli abitanti che da subito ci hanno accolti come fossimo ‘gente loro’.  E lo siamo veramente.

Di particolare importanza sono anche le scelte degli spettacoli che proponete al pubblico. Su cosa vi orientate ogni volta? Come cercate di carpire le esigenze del vostro pubblico?

L’idea più semplice è sempre stata quella di portare quanti più linguaggi teatrali possibili. Dal pop ai linguaggi sperimentali, dal commerciale all’impegnato sociale. Dal divertimento puro alle più profonde riflessioni. Si propongono più stili perché si possano conoscere e quindi scegliere quelli che ti colpiscono di più, che sono più attinenti alle tue sensibilità o bisogni. Si consigliano spettacoli più radicali, si cercano temi che raccontino i sentimenti delle persone. Proponiamo leggerezze che allietino, poesie che commuovano. Si cerca di catturare quanta più vita possibile. Ogni tanto si sbaglia, molto più spesso, visti i risultati, forse no.

In programma quest’anno 44 spettacoli in scena dal 24 giugno al 2 settembre: un grande impegno. Come ha vissuto questa preparazione?

Io molto rilassato perché il grosso è stato fatto dal nostro ufficio programmazione capitanato dal mio sodale e amico Filippo D’Alessio che, le ricordo, è il direttore organizzativo e quindi colui che con le sue complici in affari culturali si sobbarca lo sforzo più grosso nel gestire lo spazio. Ovviamente, pur non prendendomi altro merito che quello di essere un entusiastico spalleggiatore dell’impresa, sono piuttosto soddisfatto del cartellone che abbiamo da proporre anche quest’anno.

Al Teatro TBM non partecipa solo il pubblico della periferia, spesso qui giungono anche spettatori provenienti da altre zone: come vede questa loro scelta?

Il TBM ha due sale al chiuso, un’arena all’aperto più una gigantesca sala prove. Da anni è ormai uno spazio attrattore, apprezzato da subito dal nostro pubblico di quartiere e altrettanto subitaneamente da un pubblico che si muove sia dal centro che dai paesi dei Colli fino a quelli del litorale laziale. Con gli spazi che prima citavo, offriamo molte giornate lavorative a decine e decine di compagnie ogni anno, quasi senza soluzione di continuità da quando soprattutto, abbiamo riaperto anche l’arena. Questo significa avere una capacità di proporre tanto di quel teatro che è difficile non accorgersene stando nei paraggi… e poi gli attori chiacchierano, si sa – se mi permette la boutade -. Naturalmente questa cosa la vediamo di un bene che può sicuramente immaginare, no? E comunque non c’è cosa più bella per me che procurare giornate lavorative a dei colleghi. I nostri cuoricini di precari sorridono tanto quando i calendarietti si riempiono di date.

Ci sono molti grandi nomi del mondo dello spettacolo, delle prime, tante compagnie e spettacoli per i più piccoli. Qual è il filo conduttore che unisce tutto questo?

Gliel’ho già detto prima. Sintetizzando IL TEATRO. Mi verrebbe da aggiungere ‘QUALUNQUE ESSO SIA’ ma non vorrei essere frainteso. Comunque non siamo tanto lontani dalla realtà. Lo spettacolo dal vivo è qualcosa che sa di vita e genera vita molto più di qualunque spettacolo da Morti ci capiti di vedere e di subire. VIA DAI DIVANI… SCEGLIETEVI LE POLTRONE!

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Il Teatro Tor Bella Monaca ha uno stile apprezzato anche fuori dall’Italia. Come vede lei questo spazio che apre ai cittadini? Qual è il successo del teatro?

Oddio, questa è una domanda pericolosa. Già ho risposto con entusiasmo da ultrà alle sue precedenti domande, non vorrei esagerare. Diciamo che un ministro… un questore… dei sindaci… qualche assessore (non tutti)… ci ha detto che siamo un esempio di sposalizio virtuoso tra pubblico e privato che andrebbe esportato anche all’estero… e qualche piccolo contatto al di là delle Alpi c’è stato… ma ecco… limitiamoci ai sogni che si fanno al di qua dei nostri confini naturali al momento. Mi sembra più elegante non valicare.

All’inizio è stata una sfida, oggi come vede il suo ruolo di direttore artistico del Teatro TBM?

Nello stesso modo in cui ho iniziato grazie alle gradevoli insistenze di Filippo D’Alessio. Lavoro meno di tutti gli altri del TBM – ci tengo onestamente a dirlo – ma con lo stesso partecipato affetto del primo anno. Mi rammarico di non poter essere presente quanto vorrei perché i tanti, per fortuna, altri impegni che ho non mi permettono di esserlo. Ma mi sento utile perché nel mio girare l’Italia sono il primo ambasciatore di questo spazio sensato e meraviglioso che frequento ormai da 9 anni sentendomi di casa, come in pochi altri teatri che ho diretto mi è successo.

L’estate è appena cominciata, la manifestazione è all’inizio. Cosa si augura lei per questa estate?

Lasciamo stare il teatro, ne abbiamo parlato anche troppo. Mi auguro soltanto che non torni l’incubo del covid. Ormai per noi del teatro è come se fosse diventato un secondo peccato originale da scontare in vita. Per me era già insopportabile il primo!

E cosa vorrebbe per il futuro del Teatro Tor Bella Monaca?

Ci sarà presto un nuovo bando al quale concorreremo. Vediamo come andrà. Dopodiché parleremo del nostro futuro. In ogni caso, chiunque vinca, l’augurio è che Tor Bella Monaca non perda il suo gioiello che, come mi disse anni fa il questore “più che un teatro il vostro è un vero e proprio avamposto culturale”.

Intorno al teatro girano tanti giovani, cosa si sente di dire ad ognuno di loro?

Volate alto” dice sempre mia moglie alle nostre tre figlie. E io aggiungo: “partendo da principi etici e morali che vi rendano belli senza dover fare uso dei filtri dei telefonini”.

Se tornasse indietro, c’è qualcosa che cambierebbe delle sue scelte? Cosa e perché?

Non cambierei niente. Tutto quello che abbiamo fatto è tutto quello che ci è riuscito di fare mettendoci tutta la volontà che avevamo. In più, gli errori rendono molto più umani e simpatici chi li fa, per cui…

Grazie e buon lavoro!

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Sissi Corrado

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