Giulia Trippetta ne La moglie perfetta

Diventare moglie perfetta richiede un corso, ce lo racconta Giulia Trippetta

Al TeatroBasilica di Roma dall’8 al 13 novembre La moglie perfetta, scritto, diretto e interpretato da Giulia Trippetta. Tra sedie e una lavagna, una giovane donna con abiti anni ’50, diventa l’insegnante in un corso per diventare moglie perfetta, naturalmente solo per donne. Ma come si diventa mogli perfette? E cosa è necessario per prepararsi al matrimonio? Lo abbiamo chiesto alla protagonista dello spettacolo, Giulia Trippetta, a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

La coppia è una delle figure più portate in scena, presenti in tanti spettacoli o da protagonista o da contorno di una storia. Trovare l’anima gemella è un compito che unisce molte persone. Cosa attrae gli esseri umani della coppia?

Credo che quello che attragga dello stare in coppia sia la possibilità di condividere quei pesi che a volte da soli fatichiamo a portare. In una società votata all’individualismo e al dovercela fare da soli ad ogni costo, la possibilità di avere qualcuno a cui affidarsi, qualcuno che ci sia nonostante tutto, qualcuno che ci sostenga e ci dia nuova linfa vitale quando senti di non farcela più, sia qualcosa che ci rassicura e ci dà la possibilità di alleggerire le ansie e le pressioni di tutti I giorni.

Entrambi i sessi come vivono il rapporto e il senso di coppia?

Credo che non si possa fare una distinzione uomo-donna nel modo di vivere la coppia. Credo che questo dipenda dalla persona a prescindere dal sesso, ma sicuramente venendo da un sistema culturale e sociale tradizionalmente improntato sulla distinzione uomo-donna, esistono dei luoghi comuni e dei cliché (in cui io stessa mi riconosco) che condizionano il nostro modo di affrontare la coppia, e questo credo che valga sia per le donne che per gli uomini.

Com’è nata l’idea di parlare di mogli perfette?

L’idea di parlare della moglie perfetta è nata dal ritrovamento di questo opuscolo che veniva dato tra il 1937 e il 1977 in Spagna alle donne in età da matrimonio. L’opuscolo era appunto il decalogo della moglie perfetta e venivano illustrate le regole da seguire per diventare la sposa che ogni uomo avrebbe voluto al suo fianco. In un primo momento ho provato una grande ilarità nel vedere scritte regole come “Sii bella”, oppure “sii dolce e interessante” poi però mi sono resa conto che la maggior parte di questi precetti sono stati metabolizzati e introiettati da tutte noi, e il riso di prima si è trasformato in un riso un po’ più amaro.

Nella coppia la donna, nel passato indicata come moglie, aveva un compito ben preciso, come quello dell’uomo. Secondo lei questa concezione le andava bene o era solo apparenza?

Credo che all’epoca non ci fosse molta scelta. Credo che l’unica possibilità per le donne fosse quella di trovare un marito e mettere su famiglia, e tutte quelle che erano le ambizioni o le spinte personali fossero accantonate per l’impossibilità effettiva di realizzarle. Intendiamoci credo che ci siano donne assolutamente convinte e realizzate nell’occuparsi della famiglia e della casa e questo oggi, come allora, ma sicuramente in passato la libertà di scelta era molto limitata.

Quanto la società ha influenzato sul rapporto di coppia?

La società ha sempre influenzato notevolmente il rapporto di coppia, lo influenzava nel primo dopoguerra promuovendo la moglie casalinga e il marito lavoratore (attraverso campagne pubblicitarie, attraverso l’istruzione scolastica e attraverso l’impossibilità per le donne di fare moltissimi lavori) così come lo influenza adesso nello spingere a dover essere per forza in grande di coniugare perfettamente vita privata e carriera senza però fornire gli strumenti necessari a farlo in tranquillità e serenità (sia agli uomini che alle donne).

Nel suo spettacolo si parla della moglie perfetta, una donna stile anni ’50. Com’è questa donna?

È una donna votata completamente alla vita familiare, è principalmente una moglie e una mamma e tutto ciò che riguarda la sua volontà e le sue ambizioni sono chiaramente in secondo piano rispetto a ciò che è necessario fare per il bene della famiglia. La società in quel periodo faceva enormi pressioni per promuovere l’idea della famiglia perfetta con la moglie casalinga, la cui massima aspirazione poteva essere avere un frigorifero nuovo. Ma la verità è che molte di queste donne (come si può scoprire leggendo “La mistica della femminilità” di Betty Friedan, uno dei testi di riferimento per il mio spettacolo) vivevano nella frustrazione di aver dovuto reprimere sogni e ambizioni personali. Non tutte chiaramente, c’è chi trovava, e tutt’ora c’è, chi trova nella vita familiare tutta la sua realizzazione, ma il punto per me non è questo, ciò su cui voglio porre l’attenzione è la possibilità di scegliere veramente cosa fare e cosa essere senza pressioni esterne.

La protagonista de La moglie perfetta, impartisce lezioni a giovani sposine. Ci sono in giro corsi che insegnano ad essere una buona moglie?

Non so se esistano ad oggi corsi che impartiscano lezioni su come essere delle brave mogli, sicuramente negli anni 40 e 50 sì! Molte scuole avevano il corso (solo per donne) che si chiamava “comportamento e buone maniere” un corso votato a indirizzare le donne verso una vita casalinga e un atteggiamento mansueto che consentisse di trovare presto un marito.

Mi ha sorpreso scoprire da poco, grazie ad una mia amica che si sta per sposare, che durante un corso prematrimoniale le è stata data una piccola lista di cose da fare per poter diventare una buona moglie.

Le donne spesso prendono ad esempio altre donne, altre storie, alla ricerca della perfezione. Ma nella realtà, come dovrebbe essere la moglie perfetta? E il marito perfetto?

La perfezione sta nella ricerca costante della felicità e questo dipende da ognuno di noi. Sta a noi capire sia come donne che come uomini cosa ci fa stare bene, cosa vogliamo, cosa ci fa sentire realizzati e come questo possa far parte del rapporto di coppia e possa far star meglio anche la coppia; perché’ se davvero si tiene all’altra persona si farà di tutto per vederla realizzata e felice. Ecco, credo che una moglie felice e un marito felice facciano una coppia felice. Già riuscire a occuparci di questo sarebbe una grande cosa, la perfezione credo sia meno interessante.

Prima di lasciarci, l’ultima domanda sul suo lavoro: lo spettacolo cosa dice alle donne e cosa agli uomini?

Lo spettacolo parla ad entrambi allo stesso modo, e non credo dia delle risposte, ma piuttosto ponga delle domande: cosa posso fare io (uomo o donna che io sia) affinché il mio operato migliori quella che è la nostra condizione attuale? Cosa posso migliorare di me? Cosa mi aspetto dall’altro? Cosa posso fare per l’altro?

Grazie per essere stata con noi!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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