Il berretto a sonagli regia di Gabriele Lavia

Immagini Ufficio Stampa

Signore e signori, benvenuti sulla “soglia del nulla”

La prima al Teatro Quirino de Il berretto a sonagli di Pirandello, per la regia di Gabriele Lavia, è stata l’8 novembre scorso. Lo spettacolo sarà rappresentato nel teatro romano fino al 20 novembre.

Lavia torna a uno dei drammaturghi da lui maggiormente frequentati. Nel caso di questo spettacolo, è interessante innanzitutto notare un dato filologico. Il testo pirandelliano originale era scritto in siciliano nel 1916, ma ne esiste una seconda versione in lingua italiana. La prima rappresentazione in siciliano era per la compagnia dell’attore Angelo Musco, il quale voleva dare molto risalto all’aspetto comico del suo personaggio. Pirandello, da intellettuale qual era, e fedele ai suoi temi, voleva invece fare leva sugli aspetti più paradossali della trama, sulla tragedia esistenziale che si consuma tra quattro misere mura borghesi.

E Lavia sostiene che – cito dalle note di regia – quest’opera sia una “tragedia della mente”, offrendo però al pubblico un’opera composta sia della prima che della seconda versione pirandelliana. Tuttavia, Lavia, come moltissimi della sua generazione, resta molto fedele alla scrittura autoriale. Ciò significa che non si può considerare il messaggio che il regista trasmette come discostato da quello che trasmette Pirandello. Sembrerebbe così che è inutile ripetere a teatro lo stesso spettacolo – poniamo un Amleto – migliaia di volte. Ma qui sta il senso del teatro, perlomeno di molto del teatro di Lavia, che è come un geniale esecutore della musica di un compositore, contemporaneamente al servizio e creatore di teatro.

I personaggi si muovono in un salotto borghese e la scenografia è molto austera nella sua semplicità, così come i costumi indossati dagli attori. Questi ultimi, così, si muovono a loro agio in uno spazio chiuso in cui si dipanano i due atti del dramma. Si riproduce così in maniera quasi realistica quello che poteva essere un salotto borghese di un paese siciliano della prima metà del 1900; con l’aggiunta di una serie di manichini antropomorfi che circondano il palcoscenico e che, nella loro immobilità, aggiungono un tocco di severità alla rappresentazione. Immagini Ufficio Stampa

Gli aspetti comici, peraltro, sono ben calibrati dallo stesso Lavia, che impersona Ciampa, il becco tradito dalla moglie, spesso umoristico ma che a tratti porta il pubblico a riflessioni esistenziali. Ma anche da altri personaggi, come l’avvocato che deve procedere alla denuncia dell’adulterio, il quale è un personaggio più comico, in senso meno problematizzato.

In accordo al suo mondo valoriale, e a causa della sua gelosia, Ciampa chiude la moglie a chiave. L’antagonista è Beatrice, che è la moglie del principale di Ciampa. Quest’ultimo  è proprio colui il quale tradisce Beatrice con la moglie di Ciampa. In questo contesto, si articolano dunque le dinamiche tra i vari personaggi. Ma l’unico criterio vigente è, in accordo alla poetica pirandelliana, quello di salvare le apparenze, per vivere bene in società e non impazzire. Colei che si discosta maggiormente da questa mentalità è proprio Beatrice e l’interpretazione della bravissima Federica di Martino rende l’idea di una donna costretta alla pazzia a causa del non essere compresa dalla società.

Anche gli altri attori sono tutti perfettamente nel ruolo: Francesco Bonomo, Matilde Piana, Marinella Piana, Mario Pietramala, Giovanna Guida, Beatrice Ceccherini.

Ne risulta un dramma molto ben calibrato in tutti i suoi elementi, dal pastiche della lingua in siciliano/italiano, alla scenografia austera in cui si muovono i personaggi, all’interpretazione degli attori che, gravitanti attorno al protagonista Ciampa/Lavia rendono al contempo lo spettacolo godibile, didascalico (nel senso di un rispetto della poetica pirandelliana) e stimolante alla riflessione sui temi quali la maschera da indossare in società, il salvare le apparenze, in fin dei conti l’essere uno nessuno e centomila.

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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