Guido Lomoro dirige “Nessuno dopo di te” al Teatrosophia

Foto @SissiCorrado

A Roma la prima assoluta del testo scritto da Guido Lomoro “Nessuno dopo di te”

Guido Lomoro mette in scena per la prima volta un suo testo, “Nessuno dopo di te” che debutterà al Teatrosophia il 22 febbraio per la regia dello stesso autore ed anche direttore artistico del teatro romano. In scena due giovani attori Gabriele Giusti e Tommaso Sartori e una storia che parla d’amore.

Per saperne di più incontriamo Guido Lomoro, autore e regista della pièce, a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Come sono nati i personaggi? Ti sei ispirato prima a loro o prima alla storia?

Volevo raccontare una storia d’amore. E volevo che i protagonisti fossero due ragazzi. Ma non per parlare di omosessualità. Semplicemente per parlare d’amore e veicolare il messaggio che è appunto l’amore a darci una identità. I protagonisti di Nessuno dopo di te sarebbero potuti essere tranquillamente un uomo e una donna. Nulla sarebbe cambiato. I personaggi poi mi sono stati suggeriti da un servizio giornalistico. Cercavo un contesto particolare e l’ho trovato. Ma non rivelo di più. Sarà il pubblico a scoprirlo.

Cosa hai cercato nei tuoi attori quando li hai scelti per lo spettacolo?

Quello che cerco sempre: la piena disponibilità a donarsi. A “essere” i personaggi che devono interpretare. Non a “recitarli”. E in Gabriele Giusti e Tommaso Sartori questa disponibilità l’ho trovata.

Da regista e autore hai adattato i personaggi agli attori o viceversa?

Ho lavorato con gli attori guidandoli nella conoscenza di Diego e Mirko. Ho cercato con loro un confronto fornendo allo stesso tempo tutte le informazioni che il mio immaginario di autore aveva elaborato. Ho fatto loro “visitare” l’interiorità dei due personaggi e li ho guidati nella ricerca di tutte le sfumature caratteriali ed intime.

Molte sono le storie che parlano d’amore, cosa caratterizza Nessuno dopo di te?

Nessuno dopo di te parla d’amore, è vero. Ma mette l’accento su quanto l’amore possa rappresentare una strumento di salvezza. Anche quando finisce. Anche quando deve finire. È lui che ci mette in contatto con le nostre paure e può stimolare il nostro coraggio. Può farci capire chi siamo, chi vogliamo essere e quanto di noi stessi ci siamo nascosti per troppo tempo.

Lo spettacolo non è solo recitazione, ma anche tanto movimento scenico: da cosa nasce questa scelta?

Lo spettacolo contiene tre linguaggi diversi: la parola del quotidiano, la parola legata alla poesia e la parola legata al corpo. Ed è il corpo che non mente mai. Ho sempre desiderato mettere in scena spettacoli che esaltassero questo aspetto. Che dessero chiara l’idea del corpo usato come linguaggio teatrale, come espansione del testo scritto. Non solo coreografia dunque ma movimento come linguaggio vero proprio. E se ho potuto realizzare questo, lo devo all’incontro con Maria Concetta Borgese, danzatrice e coreografa. Abbiamo la stessa idea di corpo “teatrale”. Ci siamo trovati artisticamente e umanamente. Un vero sodalizio artistico del quale vado orgoglioso. Nessuno dopo di te è decisamente il risultato finale del comune lavoro tra me e Maria.

Un teatro che si espande: parola, corpo, musica. Verso quale direzione sta andando il teatro?

Dove stia andando il teatro è difficile da comprendere, soprattutto adesso che siamo ancora in clima covid. Percepisco confusione, incertezza. Posso parlare solo per me dunque. Il “mio” teatro ideale è quello che usa tutti i linguaggi. Il mio teatro ideale è quello che lavora per il teatro, non per mettere in risalto i singoli. C’è una cosa, a mio modesto parere, che rende un buon spettacolo, un grande spettacolo: la percezione che si è lavorato per un risultato comune, non per sé stessi.

Ritornando al tuo spettacolo, qual è la parte che ti ha impegnato maggiormente?

La cosa più difficile è stato unire i tre linguaggi, o meglio, evitare che lo spettacolo fosse una unione di segmenti. Volevo armonia, commistione di espressioni, un unico filo che legasse la drammaturgia, un solo flusso emozionale. Ci sono riuscito? Non sta a me dirlo.

C’è qualcuno a cui devi dei ringraziamenti?

Assolutamente sì. Il mio primo grazie va a Maria Concetta Borgese, per quanto detto sopra. Ringrazio anche i due giovani attori, Gabriele e Tommaso. Non per il loro talento, che non è un merito. Ma per come ne hanno fatto uso: abnegazione, umiltà, generosità, intelligenza. Meritano molto questi ragazzi e auguro loro di poter vivere di quello che amano. Ringrazio poi tutti coloro che hanno dato il loro prezioso contributo, professionale ed umano, a Nessuno dopo di te. Adalia Caroli, per il disegno luci. Enzo Piscopo, per le scene, Maria Letizia Della Felice per i costumi. E poi un ringraziamento speciale ad Andrea Cavazzini per il suo eccellente lavoro e a I Vetri blu, nelle persone di Ilenia Costanza e Lorena Vetro, i miei angeli Social. Tanta bella gente in questo spettacolo. E ne sono fiero.

Prima di lasciarci vorremo sapere qual è il messaggio che, secondo te, non dovrebbe mai abbandonare una storia d’amore?

Uso le parole di Diego: “La vita mi ha detto no mille volte, ma io quel sì lo cerco ancora”.

Grazie e buon lavoro!

Grazie a te!

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Sissi Corrado

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