Cam on: dipendenza sessuale e mondo virtuale

Immagine da web

La dipendenza sessuale nel mondo virtuale, il racconto di Cam on

Cam on è lo spettacolo incluso nella programmazione dell’Off Off Theatre di via Giulia, andato in scena dall’11 al 13 Febbraio.

Il tema è quello della dipendenza sessuale declinata soprattutto in chiave digitale: l’inizio dello spettacolo si apre infatti con la lettura dei dati ufficiali raccolti sulla frequentazione di siti porno, i loro utenti, le categorie preferite fra le altre, finanche ai momenti e i luoghi preferiti per connettersi e cedere al momento di godimento.

La trama data allo spettacolo è quella di un’amicizia fra tre ragazzi che una sera iniziano per gioco la loro avventura con il sesso on line su una chat. La ricerca del piacere, condurrà ciascuno di loro verso una vita al margine, dove la fatica di vivere giorno per giorno, si unisce alla difficoltà di instaurare relazioni sociali. 

Il tema che corre lungo tutta la narrazione è quello di un’esistenza fragile, difficoltosa e durante la quale è facile scivolare e finire dentro il tunnel di qualche dipendenza. L’evoluzione tecnologica e l’avvento dell’era social, espone l’uomo in modo molto più profondo quanto ambivalente rispetto a prima: se condividere da un lato avvicina, dall’altro diventa una ricerca di affermazione e consensi che può facilmente diventare una macchina distruttiva. Inoltre il desiderio di approvazione modifica le naturali propensioni, portando all’esposizione di ciò che realmente non si è: il senso di smarrimento è connesso profondamente a quelle insicurezze che celate, spesso danno vita a dipendenze, come appunto quelle raccontate dagli attori sul palcoscenico dell’Off Off Theatre.

Non vi sono tematiche di gusto, il voyeurismo esplicito in cui viene fatto cadere il pubblico, sia tramite le performance attoriali che tramite la proiezione di immagini e brevi video a contenuto pornografico presi dalla rete, rendono lo spettacolo una narrazione a metà tra il racconto personale e una storia didascalica: si cade nella dipendenza del sesso, se ne esce aprendosi e condividendo i momenti bui che in genere vengono prontamente celati agli sguardi esterni di sconosciuti e non.

Lo spettacolo ideato, scritto e diretto da Massimo Stinco, nella sua narrazione forse a tratti un po’ ripetitiva, ha il pregio di mostrare in modo non troppo velato una dipendenza spesso sottovalutata. La gogna della debolezza passa anche su chi non trova un lavoro, o un partner o una propria personalità, in un mondo veloce che ribalta continuamente i ruoli e cambia le regole del gioco prima di poter fare la propria mossa.

Il discorso interessante viene però trattato suscitando a tratti un sentimento più di comprensione compatita che inclusione. Un plauso agli attori Alberto Bucco, Simone Fabiani e Alberto Viscardi, che hanno interpretato con bravura tre tipi sociali, lasciandosi anche senza veli davanti agli spettatori, mai stanchi voyeur di tutta la rappresentazione.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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