Pubblicato il: 8 Aprile 2019

I ragazzi dello zio di Berlino

In Recensioni

Un tema si ripete in modo forte e deciso: quello del muro

Al Teatro7 di Roma, la prima dello spettacolo Noi, ragazzi dello zio di Berlino, scritto da Gianfranco Vergoni, diretto da Marco Simeoli. In scena la compagnia Diciannoveeventi, con Irene Cedroni, Alessio Chiodini, Emanuele Di Luca, Giulia Di Tommaso, Ilaria Nestovito e la partecipazione straordinaria di Luis Molteni. Il titolo fa il verso a un libro del 1978 dal quale ne uscì un film intenso nel 1981, e tratto da una storia vera: “Noi ragazzi dello zoo di Berlino”, una raffigurazione della Berlino e dei giovanissimi abitanti di quegli anni.

Qui cominciamo da qualche anno prima, restando nella città che oggi, per antonomasia, viene definita la città dei giovani, la città più accogliente dell’Europa. In scena si racconta di uno zio ormai anziano che vive tra il presente e il passato, ricordando gli anni del muro di Berlino, che vanno dal 1961 al 1989. Ad occuparsi di lui cinque nipoti, che non potrebbero essere più diversi tra loro: una cattolica piena di sensi di colpa verso le minoranze, una fascio leghista, un menefreghista autodistruttivo, indifferente, un artistoide che non sa leggere i mutamenti sociali in atto, uno studente ad oltranza, insicuro, arrabbiato, deluso. L’uomo ha nascosto per anni le tragedie che ha vissuto nella città divisa dal muro, ma ora, ormai anziano, i volti delle persone che hanno condiviso la sua storia, riaffiorano sconvolgendo la sua vita, tanto da portarlo ora a Berlino, ora nella sua casa dove i nipoti a turno lo accudiscono.

Il racconto di una famiglia che, come mostrano i rapporti tra nipoti, si avvicinano all’anziano zio, nella prospettiva di ereditare il suo appartamento, non per affetto. Ma il loro essere diversi e in alcuni casi cinici, scontrandosi con la realtà delle cose, si trasforma in comprensione. I giovani scoprono che lo zio anziano ha una storia alle spalle, anche lui ha vissuto e ha da raccontare fatti, emozioni, momenti. Qualcosa che spesso, proprio i giovani, dimenticano. Presi dal loro presente, dalle proprie emozioni, dalla loro vita, dimenticano che anche gli anziani, i più vecchi, sono stati giovani, hanno vissuto una vita che, come mostra la realtà delle cose, è stata ricca di avvenimenti, sentimenti, ha portato gioie e dolori. In questo, la si avvicina anche alle storie di tante persone che, come i migranti, ci appaiono diversi e distanti da noi, ma che sono più che simili a noi.

Vergoni si misura, questa volta, con una storia, quella del muro di Berlino, che ha diviso per anni una città, le stesse famiglie, per lasciare aperta la porta alla guerra fredda, al crescere della Stasi. Un argomento che mai come oggi appare attuale e l’autore, sensibile a temi storici che si ripetono, lo racconta attraverso i giovani che spesso sono inconsapevoli, perché apparentemente ignari.

Un tema si ripete in modo forte e deciso: quello del muro. Non si parla solo del muro fisico innalzato per dividere una città, Berlino, all’alba di una guerra, quella fredda, che ha disincantato chi l’ha combattuta e chi l’ha negata, ma mura spesso invisibili, che gli uomini innalzano fra di loro e che non vogliono demolire. Quelle mura che non è facile abbattere e che dividono e, nonostante le tante parole di accoglienza, apertura, si stanno moltiplicando.

Nello spettacolo è visibile la mano di Marco Simeoli e della sua attenta regia, dove il testo esprime sempre emozioni non solo con le parole, ma con tutte le dinamiche della scena.

I componenti della compagnia sono intensi ritmati, espressivi, in sintonia. La storia scorre e si evolve attraverso le loro parole e la loro dinamicità, tra presente e passato, dove ognuno di loro interpreta un ruolo ben definito. Senza levare nulla agli altri componenti, giovani attori bravi, impegnati, sottolineiamo l’interpretazione di Emanuele Di Luca, già apprezzato in altre rappresentazioni, per la sua interpretazione. Quando è in scena è difficile non accorgersene e non distogliere lo sguardo da lui.

Per Luis Molteni non ci sono che parole di apprezzamento. Attore stimato e bravo interprete, tanto che sulla scena, ad un certo punto, sembra che sia davvero malandato, ma alla fine, ci si ricrede e si applaude alla sua interpretazione.

La scenografia, ricca di particolari rievoca, con giochi di luci, due ambientazioni diverse, ricche e suggestive. Un buon spettacolo, completo, che vale la pena di osservare.

Condividi i nostri articoli sui tuoi social

You may also read!

Nika presentato a Cinecittà

la nuova metodologia per girare film con gli smartphone È stato presentato, all’interno degli Studi di Cinecittà e precisamente nella

Read More...

Progetto Auschwitz: la banalita’ del male

Noi dimostreremo che questi uomini sono simboli viventi degli odi razziali Al termine della rappresentazione “Progetto Auschwitz” di e con

Read More...

L’invisibile all’amore all’Eliseo Off

Stefania Barca interpreta l’amore invisibile Lettere da una sconosciuta di Stefan Zweig è un monologo di circa 60 minuti

Read More...

Mobile Sliding Menu