Il mondo dispotico di 1984

Uno spettacolo che ci guarda da vicino con crudeltà e speranza
In scena al Teatro Quirino di Roma 1984 per la regia di Giancarlo Nicoletti, trasposizione del testo di George Orwell, con Violante Placido, Ninni Bruschetta, Woody Neri, con Silvio Laviano, Brunella Platania, Salvatore Rancatore, Tommaso Paolucci, Gianluigi Rodrigues, Chiara Sacco, in scena fino al 3 novembre.
“1984 è un testo dispotico, fantapolitico”, citano le critiche del libro, scritte da autorevoli critici letterati. In fondo è stato scritto nel 1948 quando di informatica, di comunicazione globale, di internet, se ne conosceva ancora poco o nulla, ed era presente solo una piccola idea di gestione della capacità di controllo. Oggi io lo definirei più un testo visionario capace di vedere oltre l’inimmaginabile, oltre il futuro.
A leggerlo con la consapevolezza degli occhi, sembrerebbe un testo scritto da un autore moderno. Protagonista del testo un onnipresente grande fratello che vede e pedina ogni passo dei cittadini, seguendoli e intervenendo non appena si distaccano dalle linee guida dettate dal regime, un occhio spietato e senza umanità, che comanda ogni singolo pensiero. Uomini e donne, ma anche bambini e bambine, sono destinati a seguire percorsi ben tracciati. Ma l’uomo è l’unica scheggia ribelle che può cambiare il proprio destino e quello dei suoi simili, se è capace di seguire il suo cuore, le sue emozioni.
Questo è anche un testo crudo, duro, come lo è la realtà, come lo sono i tanti eventi disastrosi che ci circondano. Non possiamo negare che l’attuale situazione sociale mondiale, si rispecchi in questo spettacolo, mostrando la parte peggiore di sé. Come possiamo confermare cosa è reale e cosa, invece, non lo è. Guardandoci attorno, come è possibile distinguere una fake news dalla realtà. lo spiraglio di riflessione che si apre è ampio.

Ed è qui che la parte scenica entra in campo, mentre gli attori si muovono e ripercorrono ciò che accade, che potrebbe essere accaduto, attraverso i loro pensieri e le loro azioni. Il protagonista Winston Smith si sposta in questo mondo dove ogni persona si può trasformare in una spia, cerca di comprendere cosa stia accadendo, che cosa manchi in questo mondo così teso al controllo totale.
La scenografia è un punto importante della storia. Si avvale di telecamere precise, che inquadrano il tavolo al centro del palco, andando a visualizzare un diario con appunti e restituendo le immagini su schermi posti come scenario centrale. Ed è questa una delle attrattive dello spettacolo: lineare ma ampia tanto da riempire il palco. Con le sue luci stroboscopiche, gli effetti sonori disturbanti, il sangue finto che accompagna le scene di violenza, come quella del taglio delle dita del protagonista. La scena è così intensa e così veritiera che allo spettatore arriva il dolore e la tragicità del momento.
Insieme a tutto questo vi è la bravura degli attori, a cominciare da Woody Neri, nei panni del protagonista che cade, si rialza, soffre e ama, ubbidisce e si ribella, che segue l’amore, in fondo sta solo cercando di vivere da uomo libero. Insieme a lui sul palco Violante Placido, attrice dalla straordinaria capacità di cambiare umore, registro, in pochi secondi e di regalare al pubblico la visione di una donna volitiva, che si risveglia dal torpore e cerca di aggrapparsi alla vita. Ninni Bruschetta, in scena impersona la cattiveria, il potere assoluto e lo fa con tale dedizione che alla mente si affacciano le immagini che lo accostano a qualche dittatore, o politico attuale. Complimenti all’intero cast che si aggira sul palco ben sapevole del compito che gli è stato affidato.

Potrei dire tanto altro ancora di questo splendido spettacolo dai toni forti, veloci, che fa rivivere il nostro tempo sul palco, basta immaginare la scena con i cellulari, e nonostante le battute e i tempi, ci lascia il tempo per riflettere su ciò che vediamo ogni giorno in TV.
Lo stile è quello più moderno, che si avvicina allo schema spettacolo dei giovani, che lo hanno apprezzato e, per chi non lo avesse ancora fatto, dovrebbe farlo, per immergersi nella dispotica realtà. Lo spettacolo è sicuramente per intenditori. Un plauso va al regista Giancarlo Nicoletti che ha saputo costruire uno spettacolo intenso, guidando un cast che lo ha seguito in questa visione tanto antica quanto attuale.
1984
di George Orwell
adattamento di Robert Icke e Duncan Macmillan
traduzione Giancarlo Nicoletti
con Silvio Laviano, Brunella Platania, Salvatore Rancatore, Tommaso Paolucci, Gianluigi Rodrigues, Chiara Sacco
scene Alessandro Chiti
musiche Oragravity
costumi Paola Marchesin
disegno video Alessandro Papa
disegno luci Giuseppe Filipponio
regia Giancarlo Nicoletti






