Ilenia Costanza ci racconta de “La Trinacria è Femmina”

La Sicilia, il cibo e le donne in un reading tutto al femminile
La Trinacria è Femmina è un concerto reading che racconta la Sicilia partendo dal lessico femminile. E sono tutte donne anche le protagoniste: Ilenia Costanza cunta, Lorena Vetro, l’ultima Cantastorie, Monica Tenev al flauto traverso. Sono loro che girano l’Italia con un’orchestra tutta al femminile.
Diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt a Ilenia Costanza che ci racconterà dello spettacolo e delle sue compagne di viaggio, che parlano attraverso la musica, le parole, il racconto, la forza delle donne, ne La Trinacria è femmina.
Un progetto al femminile che racconta la Sicilia, una terra che ha dato i natali a tanti artisti e, come raccontate voi, a tante parole al femminile. Com’è nata la vostra orchestra?
Prima dell’orchestra è nata l’idea di raccontare, recuperando la tradizionale figura del Cantastorie. Lorena Vetro è l’ultima Cantastorie siciliana, sin da giovanissima ha cantato praticamente in tutta Europa; e se un’autrice siciliana ha come socia una cantastorie… beh si fa peccato se non si fa nulla! Siamo partite da questo. Le leggende dei cantastorie e le parole dei nostri grandi autori (Pirandello, Bufalino, Sciascia, Buttitta…). Il filo conduttore stava poi nella grammatica, per il fatto che tutte le parole che descrivono la Sicilia sono di genere femminile… “Sicilia è femmina, o Trinacria che dir si voglia. È femmina isola, terra, madre, culla di civiltà. Siccità è femmina, e carestia. Cultura, storia… Santa Rosalia a Palermo e Sant’Agata a Catania sono femmine. Arte, letteratura, cucina! Accoglienza è femmina… La maschera di Pirandello e la roba di Verga… ed è femmina l’attesa, che ci caratterizza: l’attesa di un lavoro, di una raccomandazione, l’attesa della vendetta. Femmina anche lei, come la piovra, la corruzione, la mafia e la politica. Ma anche come la vigna, la mandorla e l’arancia. E il pistacchio. Sì, perché da noi il pistacchio si chiama ‘a fastuca! E diventa femmina… come la bellezza! Da qui il titolo “La Trinacria è Femmina”.
Infine la voglia non di stravolgere quelle canzoni antiche, ma di arricchirle e talvolta contaminarle con strumenti altri rispetto ai soliti della nostra cultura; quindi l’orchestra, sul palco come la stilizzazione di un cortile pieno di comari che spettegolano.
La Sicilia è legata molto ai cantastorie, ai cunta, come vivete questo stile di racconto e musica?
Per noi è normale, lo abbiamo quasi nel DNA. La maggior parte delle storie siciliane sono tramandate verbalmente, provengono dalle campagne, quando alla fine della giornata di lavoro si cantava e si cuntava: Pirandello lo mostra bene nel suo Liolà o ne La Giara.
Noi ne abbiamo fatto un concerto reading.
Come si sposa il lessico femminile siciliano, con il mondo maschile? Quali sono le differenze e analogie?
Bufalino dice “…qui tutto è dispari, mischiato, cangiante…” il lessico femminile si confonde nel mondo maschile ed ogni cosa può essere nel contempo differente e analoga. Si pensi per esempio alle donne che subito dopo il matrimonio, incinte, venivano salutate dai mariti che andavano a cercar fortuna oltreoceano; quegli uomini non tornavano mai più, ma non erano morti, erano andati a “costruire un futuro”, per cui quelle vedove bianche restavano sole, divenendo uomo e donna, padre e madre… talvolta, quando gridavano la verità, pazze.
Dal 2016 ad oggi, cosa è cambiato nello spettacolo?
L’origine di questo spettacolo è nel 2013 alla Città del Gusto del Gambero Rosso, quando io, Lorena Vetro e uno chef, raccontavamo la nostra terra, sempre tra cunti e canti, mentre lo chef preparava dal vivo, regalandone le ricette antiche al pubblico, squisite prelibatezze, che il pubblico gustava in tempo reale… dai cazzilli alla caponata, fino al cannolo, tra musica e poesia. Serate gustose e di grande successo, che avevamo intitolato “Unni ricchizza significa amuri”. Da lì, dovendo abbandonare la cucina sul palco, chef compreso (impegnativi da far girare nei cartelloni dei teatri, come impegnativo sarebbe stato far cenare le platee) è nata la nuova (ovvero rinnovata) idea di raccontare tutto quel ben di Dio (non solo mangereccio) con l’orchestra al posto dello chef!

Tanta musica, tanti artisti che hanno contaminato e contaminano ancora oggi la vostra musica. Quali sono le scelte che fate?
I brani dello spettacolo sono per la maggior parte della tradizione (Rosa Balistreri, Otello Profazio, Nonò Salamone); contaminiamo secondo la storia siciliana… Domenico Modugno con Amara Terra Mia o Gracias a la Vida di Mercedes Sosa per rievocare i tanti siciliani che emigrarono nell’America del Sud.
Cibo, musica e racconto: cosa accomuna tutto questo?
La vita! Noi vediamo la vita come un lungo racconto, ora triste ora carnevalesco, che ha sempre una musichetta sotto e, per sostentamento, un bicchiere di vino rosso, ‘na sarduzza e ‘na scagliuzza (una sardina e una scaglietta di formaggio).
Come rispondono gli spettatori a La Trinacria è Femmina? C’è differenza tra uomo e donna, giovani e anziani?
Gli spettatori si divertono: è uno spettacolo ammiccante. Ed è uno spettacolo che, a dispetto del titolo, non ha preferenze, né favoritismi: si è ironici tanto sulle donne quanto sugli uomini… ne abbiamo una per tutti! Gli anziani ridono perché, siculi o no, riconoscono, i giovani perché scoprono. Ma poi ci sono anche momenti di grande commozione e talvolta perfino di rabbia.
Portate la Sicilia in giro per le piazze, i teatri. Quali sono i commenti, i feed back che ricevete? Come viene vista la Sicilia?
È sempre una grande gioia. Per quanto da sempre la Sicilia sia nota per fatti di mafia, la gente ama quest’isola bella; e quando la racconti dal verso giusto, senti dal palcoscenico l’affetto. Diventa una “corrispondenza di amorosi sensi”.
Quali sono i messaggi importanti che vorreste arrivassero a chi vi ascolta?
Nello spettacolo, che non parla mai di mafia, facciamo una dedica a Peppino Impastato… ecco, penso che il messaggio che quasi inconsciamente ci piacerebbe arrivasse al pubblico, riguardi quell’educazione alla bellezza… quella necessaria onestà di mente e di cuore che ci renderebbe liberi, e non solo noi siciliani: tutti.
Come vedete voi la Sicilia oggi?
La vediamo confusa, maltrattata forse dagli stessi siciliani.
Una donna bellissima, di mezz’età, elegante, colta… amante riamata dal sole, con una bella villa sul mare da ristrutturare e un entourage indegno!
Quali sono i progetti del prossimo futuro?
Io e Lorena Vetro (#ILLO) ormai da qualche anno produciamo spettacoli teatrali e nel prossimo futuro saremo impegnatissime su due nuovi progetti a cui siamo molto affezionate. Ma la Trinacria continua, perché… Non è tutto, vi sono altre Sicilie, tante, non finiremo mai di contarle… E noi di raccontarle!
Grazie!





