Incontro con Fabrizio Sirotti

Fabrizio Sirotti in scena al Teatro Bonci di Cesena ci parla di musica

Al Teatro Bonci di Cesena, arriva Fabrizio Sirotti, musicista eclettico capace di unire generi musicali utilizzando l’elettronica e l’acustica. Un lavoro di ingegno e tanta passione che lo ha portato a collaborare con artisti televisivi, documentaristi, ma anche teatrali, spaziando, anche qui, in generi diversi. Ma in fondo si sa, la musica accompagna qualsiasi momento della vita e quindi è sempre una parte fondamentale delle giornate e delle cose che viviamo.

Domenica 27 marzo Sirotti porterà sul palcoscenico le sue composizioni originali, in un concerto dal titolo “… Sequenze onde serene …” con pianoforte e strumentazione elettronica.

È un piacere per noi di CulturSocialArt porre delle domande ad un grande artista della musica.

Benvenuto è ben poco per lei che se lo sentirà dire ovunque vada. Ma quando la musica le ha dato il benvenuto?

Grazie per l’invito, è sempre un piacere parlare di musica. Questa meravigliosa forma di espressione e comunicazione si è imposta a me fin da piccolo: da bambino per me il regalo più bello era sempre un 45 giri (sono passati un po’ di anni) e ci cantavo sopra.

Le sue esperienze in campo musicale, soprattutto nel periodo della formazione, cosa hanno aggiunto e cosa hanno tolto alla vita di Fabrizio?

Hanno sicuramente aggiunto tanto: credo fermamente che ci siano tanti tipi di intelligenze e il suonare sviluppa a livello cognitivo tante connessioni proprio per il fatto che si usano mente e corpo contemporaneamente. Per quanto riguarda ciò che la musica può avermi tolto, forse, la possibilità (visto che in conservatorio si deve studiare tanto) di approfondire altri studi. Cosa alla quale ho cercato di sopperire in seguito…

Vivere per la musica che tipo di emozioni le trasmette? E vivere grazie alla musica?

Vivere delle proprie passioni è sicuramente un grande privilegio: che si faccia il musicista, il giardiniere o l’architetto. Per questo è importante riconoscerle prima possibile, da bambino o adolescente. La scuola dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale a questo proposito, ma è un lungo discorso…

Quando ha deciso di dedicarsi con maggiore attenzione alla sperimentazione tra acustica ed elettronica?

Essendo stato adolescente a metà degli anni ‘80, sono figlio dei primi personal computer. A 13-14 anni mi piacevano i videogame e pian piano ho abbinato i giochi col computer con il gioco della musica, seguendo le continue innovazioni che da quegli anni si sono susseguite.

Ci sono dei generi musicali che si sposano meglio in queste sperimentazioni? Quali e perché?

La musica, appunto, è un gioco: tutto è possibile, basta cercare di raccontare qualcosa, guardare dentro sé stessi e cercare di comunicarlo. Quindi non credo ci siano generi musicali più appropriati di altri ad abbinarsi con gli strumenti elettronici.

Com’è nato lo spettacolo e perché l’ha chiamato “Sequenze onde serene”?

Quando ero in conservatorio studiai il brano “…sofferte onde serene…” di Luigi Nono, grande compositore di musica contemporanea e innovatore. Nono già abbinava pianoforte classico e bande magnetiche. È un clin d’oeil, un omaggio e al contempo trovavo appropriato cambiare sofferte con sequenze visto che uso la tecnica del sequencer per mettere in loop in tempo reale ciò che sto eseguendo.

Quali sono gli strumento che porta con sé sul palco e perché?

Pianoforte acustico, sintetizzatore e controllers midi.

Nel suo spettacolo omaggia Luigi Noto, uno dei primi ad abbinare acustica ed elettronica. Cosa ha imparato da lui?

Come diceva prima, Nono è stato un grande innovatore e seppure componesse musica contemporanea (che non è un genere di facile ascolto) ha sempre privilegiato il lirismo delle melodie in un’epoca durante la quale molti compositori applicavano fredde regole matematiche per la scrittura musicale.

La musica si distingue sempre grazie a chi la suona, qual è il suo segno particolare, la sua firma, che possiamo ritrovare nelle sue composizioni?

Difficile domanda… cerco di raccontare un mondo interiore attraverso ritmi, armonie e melodie. Ecco, forse la ricerca melodica, anche di facile ascolto.

Ci sono generi musicali che non ha mai suonato o su cui non ha mai sperimentato e perché?

Non ho suonato molto rock anche se ultimamente mi sto avvicinando ad alcuni album di De André che hanno indubbiamente un carattere rock progressive in alcuni passaggi.

Cosa fa quando ha un’ispirazione?

Mi registro. Anche col telefono, per strada, cerco di fissare l’idea musicale nella memoria. Una cosa che capita abbastanza spesso è l’idea che ti viene nel letto quando stai per addormentarti. E al mattino al risveglio è purtroppo svanita…

Cosa consiglierebbe ai giovani musicisti che si affacciano alla composizione?

Di ascoltare di tutto, studiare, trascrivere, emulare, anche copiare e cercare il proprio stile e linguaggio.

Cosa si augura per la musica in questo 2022?

Il primo pensiero va alla pace nel mondo. Un’utopia provocatoria: se comunicassimo solo con la musica forse ci ameremmo di più fra esseri umani.

E cosa augura a Fabrizio?

Pace e onde serene.

Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo!

Grazie a voi e crepi il lupo!

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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