InCorti da Artemia: Compagnia Movidabilia

Sarà in scena il 16 aprile per il Festival InCorti da Artemia

Conosciamo le quindici compagnie che hanno superato la selezione per partecipare al festival InCorti da Artemia, organizzato dal Centro Culturale Artemia, la cui direzione artistica è di Maria Paola Canepa. Il 14, 15 e 16 aprile le compagnie saliranno sul palco del teatro per quindici minuti, attraverso i quali presenteranno un corto dello spettacolo. Abbiamo intervistato la Compagnia Movidabilia, in scena con lo spettacolo A Mara, in scena domenica 16 aprile e a cui diamo il benvenuto.

Salve, da dove viene la vostra compagnia?

L’ associazione Movidabilia è di Lecce

Chi sono i partecipanti al concorso?

I partecipanti al concorso sono: Salvatore Cazzella, Angela Elia, Arianna Lupo.

Come compagnia, quali sono, in generale, i generi che mettete in scena e perché?

L’ associazione si occupa di organizzare eventi culturali accessibili in teatro, nel cinema e nei musei. È nata per insegnare a tutti ad osservare e valorizzare i luoghi di cultura e di svago accessibili (e quindi cool) e diffondere virtualmente, attraverso campagne visual, video di youtuber la cultura dell’accessibilità intesa tanto in senso architettonico, quanto culturale e la bellezza della vera inclusione. L’associazione è composta da esperti in teatro sociale, esperti in comunicazione sociale, interpreti Lis ed esperti in digital divide.

Ci sono particolari spettacoli che vorreste portare in scena?

Ci piacerebbe creare una scuola di teatro per attori disabili e non, per dare un’opportunità di formazione, e ci piacerebbe rendere accessibili tutti i teatri a spettatori con disabilità cognitiva e motoria.

Cosa rappresenta per voi partecipare con dei corti teatrali ai festival?

Partecipare a dei corti teatrali per noi rappresenta un modo di far conoscere il nostro progetto a delle realtà che sono fuori dal territorio leccese.

Qual è la tematica che affronterete con il vostro spettacolo?

La tematica accende un faro su una serie di questioni, a cui finora – forse la società – ha dedicato poco tempo. Mara attraverso la sua lunga e contrastata storia dimostra come sia fondamentale accompagnare ogni individuo nel suo intimo e inevitabile percorso, attraverso il quale si smette di vivere secondo un ruolo di genere legato al sesso biologico, per vivere pienamente nel genere in cui ci si identifica, sia esso maschile, femminile o non binario. Uno dei messaggi, che dovrebbe giungere agli spettatori attraverso questo spettacolo, è che non dovrebbero essere soli in questo viaggio. Compito quindi della società è fornire supporto e sostegno per accompagnare ogni ragazzo/a verso il raggiungimento di quel benessere psicofisico a cui tutti/e hanno diritto. Accanto a questo messaggio, sarebbe importante partire dalla visione dello spettacolo per fare informazione sulla situazione attuale in Italia: accendere un faro sulla mancanza di linee guida nazionali sia a livello sanitario sia a livello burocratico, che fanno sì che ogni singola regione si organizzi in autonomia, con conseguenti lacune nella formazione e nella preparazione del personale sanitario e confusione e smarrimento da parte di chi è all’inizio di questo percorso di affermazione.

Cosa vi ha spinti a partecipare a InCorti da Artemia?

Dal concorso ci aspettiamo un momento di condivisione e di scambio con altre realtà teatrali che provengono da tutta Italia. Ci ha spinto la voglia di diffondere un messaggio concreto, non solo nella città di Lecce, ma in qualsiasi città in cui purtroppo sono presenti stereotipi e preconcetti che ad oggi non ci allontano dalla vicenda raccontata nel presente spettacolo.

Cosa vi aspettate dal concorso?

Ci aspettiamo un’esperienza unica, di condividere uno spazio insieme ad altre persone e instaurare relazioni.

Cosa, invece, pensate di poter portare voi al concorso attraverso il vostro lavoro?

Porteremo sorrisi

Cosa rappresenta per voi il teatro e cosa rappresenta per la società?

Il teatro, da sempre, mette in scena la vita. Instilla dubbi, smuove sentimenti. Risposte no, perché un’opera teatrale deve generare domande e mettere lo spettatore in uno stato di crisi benefica. Il teatro dovrebbe essere presente in ogni comunità, dalle scuole alle carceri: attraverso l’azione teatrale ci si può connettere con le proprie emozioni imparando a riconoscerle.

Qual è l’augurio che fate a voi, ai vostri colleghi che si esibiranno sul palco, ai giudici e agli spettatori?

Tanta merda!

Grazie per essere stati con noi!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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