Io leggo perché. Un incontro al liceo Cartesio di Olevano Romano

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#ioleggoperchè

leggere è un percorso di vita fondamentale

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro” (Umberto Eco)

E’ vero, chi ha letto per una vita, può dire di aver attraversato secoli, aver viaggiato per tutto il mondo, aver conosciuto popoli e culture ormai estinte, in una parola “ha vissuto all’indietro”. E certamente non finisce qui, perché come fa dire al protagonista de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, lo scrittore cileno Luis Sepulveda: “Sapeva leggere. Fu la scoperta più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere.”

L’iniziativa #ioleggoperchè promossa dall’Associazione Italiana Librai a favore delle biblioteche scolastiche (per ogni libro donato ad una scuola, gli editori faranno altrettanto) è meritoria perché oltre alla diffusione del libro, stimola le scuole ad organizzare eventi intorno al libro e alla lettura.

Anche il Liceo Scientifico e Linguistico Renato Cartesio di Olevano Romano ha partecipato al contest #ioleggoperchè, organizzando sabato scorso un incontro-spettacolo, gestito dagli studenti, sotto la guida delle docenti di Lettere De Pisa e Giordano e del “preside” Trombetta.

Uno spettacolo dove la presenza dello scrittore Peppe Millanta, che presentava il suo libro “Vinpeel degli Orizzonti”, che gli studenti avevano avuto occasione di leggere prima, ha posto al centro del suo intervento, dialogando con le giovani e i giovani, la parola, il perché si racconta, quale bisogno ancestrale dell’uomo, la parola come segno della comunicazione, l’importanza della memoria.

Le parole sono importanti “chi parla bene, pensa bene, vive bene” fa dire a Michele Apicella Nanni Moretti. Le parole sono talmente importanti che don Milani nel 1967 scriveva nella “Lettera a una professoressa”: “Il padrone conosce mille parole, l’operaio cento. Per questo il primo fa il padrone, e il secondo l’operaio”. Valeva allora, quando il libro fu scritto, vale ancora oggi, purtroppo.

L’incontro al Liceo Cartesio è servito per riaffermare che leggere è un percorso di vita fondamentale, certo anche faticoso, ma leggere non è un’inclinazione naturale, soprattutto oggi con il dominio incontrastato dei social. Leggere si impara per imitazione se vedo intorno a me persone che leggono, se la scuola, la famiglia, la biblioteca comunale e scolastica mi invitano alla lettura, se chi è responsabile della mia crescita culturale mi insegna a trovare tempo da dedicare alla lettura.

I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante” (Fernando Pessoa).

Il libro va usato, quasi “annusato”,  mentre lo si sfoglia, lo si annota. Il libro è un amico che non ti tradisce, ti fa essere “uno, nessuno centomila”: puoi essere Pepe Carvalho l’investigatore di Vasquez Montalban, o Meursault, Lo straniero di Albert Camus, oppure il tormentato Raskol’nikov di Delitto e Castigo di Tolstoi o Gramsci di “Lettere dal carcere”. Ogni lettura, con i suoi personaggi, ci permette di entrare nella storia e noi siamo quella storia, è così che raggiungiamo quella “immortalità” di cui ci parlava Umberto Eco.

Ecco allora che la biblioteca sia quella scolastica che quella comunale, senza dimenticare la fondamentale importanza delle librerie, soprattutto quando il libraio è una donna innamorata del suo lavoro, come Chicca Foschini della libreria Libera Mente di Olevano, diventano bacini culturali fondamentali per la crescita culturale e civile dei nostri giovani.

L’impegno degli studenti del Liceo Cartesio sta a dimostrare che quando si hanno docenti “innamorati” della propria missione educativa, nulla è impossibile. Occorre però costanza, disciplina e soprattutto non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà, come i “no” che nella vita si possono ricevere, o come i limiti che incontriamo o che ci vengono imposti (dai genitori, dagli educatori) come ha efficacemente sottolineato Peppe Millanta, anzi spesso sono proprio i “no” e i “limiti” che ci spingono a migliorare per raggiungere l’obiettivo. Un concetto quello del limite e della sua bellezza che Alessandro D’Avenia così descrive:

È il vento.

Non lo vedi né lo senti sinché non trova un ostacolo, come tutte le cose che ci sono sempre state.
Persino il mare sembra senza limiti, eppure canta solo quando li trova: infrangendosi sulla chiglia diventa schiuma; spezzandosi sugli scogli, vapore; sfinendosi sulle spiagge, risacca.
La bellezza nasce dai limiti, sempre

Ma per i nostri giovani il “limite” non è visto come un’opportunità di crescita ma come un qualcosa che o si deve trasgredire o ci fa regredire.

Si cerca allora la risposta più facile: adeguarsi a “quello che fanno tutti” a “quello che sono tutti” piuttosto che seguire le proprie personali inclinazioni nel costruire il proprio percorso di vita,

Spetta a chi ha un ruolo di educatore rimettere al centro un’ideale di vita che spinga i giovani a vincere dentro se stessi quell’ospite inquietante del nulla, ridando valore alle grandi e piccole scelte, che li faccia camminare non dentro e verso il nulla, ma alla ricerca dei veri valori della vita. Chi nella società ha un ruolo di educatore deve sostenere e valorizzare i tanti talenti che pure ci sono, lasciando che ogni giovane esprima la propria vocazione alla vita, sapendo riconoscere le proprie fragilità e risorse, reazioni e sentimenti, al fine di acquisire quell’ordine interiore che è il giusto amore verso se stessi.

Dall’incontro avvenuto al Liceo Cartesio di Olevano Romano, attraverso il dialogo degli studenti con lo scrittore Millanta, è emersa questa necessità: la libertà di esprimersi ma anche la sua difficoltà nel realizzarsi. E la scuola ha questo compito, bello e difficile insieme: trasformare dei giovani in cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri attraverso la “cultura”.

Pier Paolo Pasolini, di cui il 2 novembre ricorre l’anniversario del suo assassinio, avvenuto nel 1975, scriveva:  “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura

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