Kebab, una storia sull’integrazione

Parlare di integrazione, in questo periodo, è difficile. In molti, invece di ascoltare, preferiscono condannare e quindi evitare di discutere, che poi è la base su cui si fondano le convivenze di qualsiasi genere.
“Kebab”, nome italiano dello spettacolo della romena Gianina Carbunariu, in origine “Mady-baby“, portato in scena a Roma dalla Compagnia di Trento Aria Teatro al teatro dell’Orologio, per la regia di Riccardo Bellandi, rappresenta una sfida artistica e morale per gli attori protagonisti dello spettacolo: Chiara Benedetti, Andreapietro Anselmi e Daniele Ronco.
Kebab racconta la storia di tre giovani romeni e della loro difficile integrazione in un luogo lontano dalla famiglia. I tre protagonisti partono per un nuovo paese, l’Irlanda, lontano da casa, ma quando partono sono pieni di speranza. Ognuno ha il proprio sogno da realizzare, una vita per metterlo in pratica e tanto ottimismo: Madalina vuole diventare una pop star, Voicu vuole guadagnare tanti soldi e stare bene, Bogdan vuole lavorare nel campo delle arti visive, campo in cui studia. Tre vite diverse, tre percorsi di crescita e di ambientazione sociali diversi che si incontrano e convivono fra loro.
All’inizio è tutto positivo, Madalina arriva in Irlanda e lavora in un kebab aspettando l’occasione giusta, intanto convive con il suo ragazzo Voicu. Quest’ultimo vuole guadagnare subito e convince la ragazza a prostituirsi per “fare soldi” e investirli nei loro sogni. Una sera Madalina, in un incontro organizzato da Voicu, rincontra Bogdan che aveva viaggiato con lei sull’aereo che li aveva portati in Irlanda. Bogdan deve presentare un lavoro per completare il Master, un video nuovo e vuole utilizzare Madalina e la sua vita.
Da qui comincia una convivenza a tre, dove tutti cercano di realizzarsi sostenendosi solo fra loro. Il primo obiettivo dei tre è fare film porno da vendere sul web e fare, in questo modo, molti soldi. Madalina ne è la protagonista, è lei che tra indecisione e speranza di una vita migliore, si lascia coinvolgere e guidare in questo nuovo mondo. Voicu e Bogdan, invece, diventano i suoi due amanti.
I tre dividono appartamento, lavoro e apparentemente, anche i sogni. Sono sogni che, però, si infrangono con la realtà, che li fa isolare dal mondo che li circonda. L’unico che continua ad avere rapporti con il mondo esterno è Bogdan che deve completare il suo Master in arti visive.
Lo spettacolo comincia pieno di speranza, rilassato, per poi trasformarsi in un attimo, in una spirale di violenza e di degrado che accompagna i protagonisti verso gli istinti più bassi che l’uomo possa provare e vivere. Un intreccio che arriva a portare i tre a vivere non un sogno, ma un incubo.
I tre protagonisti Chiara Benedetti, Andreapietro Anselmi e Daniele Ronco, portano con consapevolezza in scena tre personaggi sperduti nel mondo che vuole il successo come unica meta, da raggiungere ad ogni costo. È la voglia di affermarsi nel mondo, di guadagnare molto, di non rinunciare a nulla, ma è anche una storia di solitudini e di chiusura. I protagonisti, infatti, si costruiscono un mondo solo per loro, isolati da quello esterno, che li ospita, senza integrarsi con il paese che li ospita. Una storia toccante, anche se rispecchia una cruda realtà, che fa riflettere sulla situazione dei giovani immigrati in generale.
Nello spettacolo è presente anche un nudo dei tre protagonisti, ma la scena nella quale si svolge, offre agli spettatori un’immagine artistica molto bella. Apprezzata è anche la scenografia e i momenti in cui viene accompagnato il cambio di scena dagli attori stessi.





