La stella di casa, poco illuminata

L’interpretazione di Danilo De Santis è dinamica, una buona prova d’attore, che premia la serata

Abbiamo assistito alla prima teatrale de “La stella di casa” in scena al Teatro Golden di Roma, scritto da Danilo De Santis e Brunilde Gambaro, diretto dallo stesso De Santis. Lo spettacolo vede in scena, insieme all’autore regista, anche Roberta Mastromichele, Francesca Milani, Nadia Rinaldi e Pietro Scornavacchi.

La storia racconta di una coppia, Gustavo (Danilo De Santis) e Isabel (Roberta Mastromichele), attori entrambi, ma mentre in amore le cose vanno bene, sul lavoro i due appaiono molto sfortunati, perché, per varie vicissitudini, non riescono ad ottenere ruoli che gli permetterebbero di farsi conoscere dal grande pubblico. Il tutto gira attorno alla consapevolezza di lui che l’autoconvincimento possa dirigere il destino verso mete migliori, ed eccolo, a inizio commedia, seduto a fare yoga. Isabel, invece, riesce a fare provini, arrivando fino alle selezioni finali, ma alla fine c’è sempre qualcuna che ottiene quel posto.

La coppia fa conoscenza con i nuovi vicini di casa, interpretati da Nadia Rinaldi e Pietro Scornavacchi, una coppia patita per le serie TV e che ha acquistato l’appartamento in modo “fortuito”. Le due coppie si ritroveranno a stringere un legame particolare.

Intanto Gustavo comincia ad avere successo come attore e a modificare i suoi spazi e le sue priorità, fino a quando….

La commedia presenta una serie di gag e battute, molte, ci duole osservare, poco originali. La storia appare scontata, ci si ritrova ad immaginare cosa accadrà di lì a pochi secondi. L’interpretazione di Danilo De Santis è dinamica, una buona prova d’attore, che premia la serata. Bella anche quella di Pietro Scornavacchi. Meno intensa quella di Nadia Rinaldi, a cui manca la verve esplosiva. Molto sottotono invece, quella di Roberta Mastromichele, che non abbiamo visto incisiva. In alcune parti dello spettacolo, dove sarebbe servita una vivacità maggiore, un’interpretazione energica, si è notato un’interpretazione monotono e poco convincente. Davvero un gran peccato.

Bello, invece, l’allestimento scenico, di cui il teatro fa buon uso. La divisione netta, sul palco, dei due appartamenti e la presenza all’interno, di oggetti essenziali per la scena, seguono l’evolversi della commedia, che parte bene con la meditazione di Gustavo e la continua “interferenza” della voce esterna, pronta a controbattere le azioni dell’uomo. Ingombrante, invece, il quadro centrale coperto dal vetro, che durante la proiezione dei video, ha dato davvero molto fastidio.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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