Marta Iacopini racconta Fantasme

Al Teatrosophia i racconti delle fantasme italiane

Al Teatrosophia di Roma in scena Fantasme tratto da libro “Fantasme, da Messalina a Giorgina Masi, come e dove incontrarle” di Claudio Marruccu e Carmela Parissi. Adattamento e regia di Guido Lomoro, in scena Maria Concetta Borgese, Marta Iacopini, Silvia Mazzotta, con le musiche composte ed eseguite dal vivo da Theo Allegretti.

Abbiamo incontrato Marta Iacopini, una delle protagoniste della pièce teatrale a cui abbiamo rivolto alcune domande.

State portando in scena uno spettacolo ispirato al libro di Marrucci, cosa ti ha attratta del libro?

Mi ha colpito la scelta di parlare delle violenze, dei soprusi, delle ingiustizie subiti dalle donne attraverso i Fantasmi, meglio le donne fantasma. Claudio fa una carrellata nel tempo per raccontarci di donne coraggiose, passionali, determinate che ci ricordano come in ogni tempo dobbiamo essere vigili e lottare per costruire le nostre coscienze di esseri umani.

Il mondo moderno si confronta in modo particolare con fenomeni che ancora oggi raramente trovano spiegazioni scientifiche. Tu e le tue “compagne di viaggio”, cosa pensate dei fantasmi?

Noi siamo certe che le nostre Fantasme ci stanno accompagnando in questo viaggio, le sentiamo con noi ogni sera, le abbiamo sentite durante le prove e rimarranno accanto a noi… a ricordarci il loro insegnamento.

Hai mai pensato, immaginato ad un tuo “futuro” da entità spettro?

In questa dimensione terrena non sono davvero in grado di immaginare cosa l’Anima abbia deciso per il futuro, in ogni caso, qualunque sarà la forma nella prossima dimensione spero di poter Comprendere sempre più a fondo la Realtà e la Verità.

Portate in scena le donne che si pensa girino ancora per la terra senza riuscire ad abbandonare davvero il mondo dei vivi: da donna, è difficile lasciar andare la vita, gli affetti, perché?

Non so se perché sono donna, ma per me sì è difficile lasciare andare quel che amo… forse la sfida di questa vita è proprio questa, lasciare che tutto scorra e imparare che io non posso trattenere nulla.

Il regista, Guido Lomoro, come ha scelto di raccontare queste donne, incapaci di trovare la “pace eterna”, come avete preparato lo spettacolo?

È stato un lavoro meraviglioso e Guido ci ha accompagnato con amore e sapienza: ha riadattato il testo con maestria perché prendesse la forma dello spettacolo, ci ha accompagnato per mano nella sua visione, ha curato i dettagli, ha ascoltato, si è fidato dei collaboratori, si è prestato umilmente ad ogni ruolo, ha creato una squadra, ha concertato arte e organizzazione, è stato un bravissimo regista!

Quali sono stati i suoi consigli?

Innanzitutto ho apprezzato molto i ruoli che mi affidato, rappresentano 3 aspetti di me che ha saputo cogliere con sensibilità. È riuscito a darmi delle chiavi per trovare dentro di me le differenze: la rabbia di Malaspina è molto diversa da quella di Artemisia e la vitalità di Martinengo è risorsa vitale innocente per tutte e tre.

La storia delle Fantasme ha attraversato il tempo, lo raccontate in questo spettacolo. Quale personaggio che interpreti ti ha particolarmente attratta e perché?

Non potrei mai fare preferenze. Ciascuna mi ha attratta per qualcosa di specifico: Malaspina chiede rispetto, è una donna discriminata, punita perché diversa, castigata perché innamorata; Artemisia chiede riconoscimento, è una donna artista di grande talento, in un tempo in cui l’arte era riservata agli uomini; Martinengo chiede comunione, è solo una giovane donna che ama la Natura, la Terra, la Vita nel senso più puro, non comprende il frastuono della guerra e delle lotte di potere. Tutte parlano di oggi.

Ce n’è uno, non scelto dal regista che avresti voluto portare in scena? Perché?

Con il regista e le altre attrici ci siamo incontrate alla presentazione del libro, insieme ci siamo detti che sarebbe stato stimolante lavorare su questo testo, da quel momento in poi ho lasciato che le cose accadessero…mi sono affidata…

Ci sono momenti in cui la fantasia supera la realtà, la realtà va oltre la fantasia, quanto contorte possono essere le storie delle donne?

Già l’animo femminile è complesso, talvolta anche troppo articolato. Degli uomini dovremmo portare con noi la capacità di semplificare e di noi dovremmo sempre conservare la capacità di approfondire: essere profondamente leggere forse è la chiave per questa umanità…

Sono storie di donne molto diverse tra loro, qual è il filo conduttore delle 9 protagoniste?

Tutte e 9 lanciano un grido affinché noi tutti ci si risvegli da un torpore che fa scorrere la vita nell’indifferenza del dolore dei reietti, degli emarginati, dei discriminati. Ci chiedono di fermarci, di ascoltare, di trovare un unico respiro che ci renda Umanità Una.

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Sissi Corrado

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