Miguel Gobbo Diaz racconta L’inizio d’un Sogno

Al Teatro Trastevere la storia di chi trova il coraggio di superare le diversità e le difficoltà
Dal 18 al 20 ottobre, al Teatro Trastevere di Roma, andrà in scena lo spettacolo L’inizio di un Sogno, scritto e interpretato da Miguel Gobbo Diaz, per la regia di Maurizio Mario Pepe. Un monologo che vede protagonista Miguel seguendolo da bambino fino all’età adulta.
Un rispecchiarsi guardando al passato, alle tante esperienze, positive e negative, che permettono ad ognuno di noi di maturare e andare avanti, ma che, in particolare, formano il carattere, dirigono le scelte e aiutano a crescere. È proprio questo che Diaz vuole narrare a chi lo ascolta, vuole donare il proprio cuore, la sua esperienza per esprimere il suo grido di coraggio, forza e determinazione. Di tutto questo ho parlato con Miguel Gobbo Diaz, attore, drammaturgo.
Benvenuto qui sulle pagine di CulturSocialArt. Io con lei volevo partire dalla fine, dalla dedica che ha fatto per questo spettacolo alla sua famiglia, ai suoi amici che hanno creduto in lei. Com’è stato crescere per lei?
È stata una crescita pieni di punti di domanda, mi chiedevo perché fossi diverso dagli altri bambini, perché fossi l’unico scuretto? Mi sentivo brutto, facevo fatica ad avvicinare una ragazzina che mi piaceva. Volevo essere bianco come i miei amici! Avevo tante insicurezze ma anche un sorriso bellissimo che mi portava ad essere un bambino felice. Grazie a Dio, anche se soffrivo per queste cose, sorridevo sempre. La mia famiglia e i miei amici sono quelli che hanno vissuto questi momenti di crescita, sono quelli che mi hanno appoggiato e sostenuto nei momenti difficili e nei momenti di festa. Sono stati presenti dall’inizio e non potevo fare altro che dedicare questo spettacolo a loro.
L’inizio d’un sogno racconta la vita di Miguel, dall’infanzia all’età adulta. Cosa, secondo lei, l’ha più segnata? Cosa ha determinato la sua maturità?
La mia maturità è stata determinata dalle mie delusioni e dalla capacità di reagire a quelle delusioni. In un bambino si possono generare traumi che o ti aiutano a crescere o provocano uno shock emotivo che lo bloccano. Io credo di aver avuto entrambi.
A scuola sin dalle elementari ho avuto problemi di studio per via di alcuni avvenimenti negativi e mi sentivo perso, abbandonato a me stesso. In quel momento ho imparato a capire che ci sono diversi modi per affrontare le situazioni negative. Distanziarsi, rabbia, apatia, sorriso, positività! Ho sperimentato tutto! E alla fine la fusione di tutte queste emozioni mi hanno dato lo spunto giusto per affrontare la vita e iniziare a maturare.
Bisogna imparare a reagire nel modo giusto. Per questo dico che ascoltare questa storia può aiutare i giovani, perché quando ci si sente persi si può prendere la mia stessa decisione o una strada che può rivelarsi pericolosa. Nel mio caso “grazie” alla scuola per avermi fatto sentire inadeguato, ma non tutti reagiscono allo stesso modo e qui la scuola ha la responsabilità di non abbandonare nessuno. La scuola compie il suo compito più alto con i ragazzi in difficoltà.

Nel suo spettacolo la scena è nuda, solo qualche oggetto. Perché questa scelta?
Sono oggetti per me con una memoria emotiva profonda che ho scelto accuratamente insieme al regista dello spettacolo Maurizio Mario Pepe, con il quale abbiamo fatto un grande lavoro con questo monologo.
Il pubblico in questa storia non ha bisogno di una scenografia appariscente ma di una scena nuda che lasci la mente libera di immaginare e ricordare. Ascoltando il racconto gli oggetti per lo spettatore assumeranno un significato personale in base loro vissuto.
Nel suo racconto non si cresce solo grazie ai propri errori o sbagli, come siamo abituati a sentirci dire, ma anche grazie ai pregi, alla felicità, all’amore. Ha trasformato un po’ i proverbi che provengono dal secolo scorso…
Si esatto! Si cresce grazie ad entrambi. Nel mio spettacolo dico che la pigrizia nello studio mi ha fatto incontrare la recitazione. Un atteggiamento “negativo” ha contribuito a cambiare la mia vita tanto quanto il mio reagire ai traumi in modo positivo e sorridente. Mi hanno portato ad incontrare la determinazione, la passione e l’amore per un sogno. Si è acceso un fuoco dentro di me che alimenta tutto questo.
Se oggi si dovesse guardare indietro, cosa non rifarebbe, nel bene e nel male, per evitare qualche errore?
Se cambiassi qualcosa non sarei qui a raccontare “L’inizio d’un Sogno”. Ogni cosa passata mi ha portato a questo punto. È tutto collegato, ogni errore è servito, ogni reazione positiva è servita. Non cambierei nulla.
Cosa, invece, farebbe, che in passato non ha avuto il coraggio di fare?
Essere me stesso e non per forza quello che vogliono vedere gli altri. Sono solare sì, ma se cerchi di mettermi i piedi in testa ti lascio andare. Non sopporto i prepotenti, quelli che ti impongono le cose. Il mio difetto più grande è che sono troppo buono e lo dico perché con le esperienze vissute, guardandomi indietro, l’ho capito. Ecco alla domanda precedente, cosa cambierei del passato? Manderai a quel paese un po’ più di persone “Hahaha”. In questo mondo così feroce a volte è giusto essere anche un po’ più stronzi.
Salirà sul palco romano del teatro Trastevere, cosa si aspetta dal pubblico? Cosa, invece, cercherà di dare alle persone che verranno a vederla?
La prima al teatro Trastevere sarà la quindicesima replica di questo spettacolo e la prima fuori dal Veneto. Ci saranno tanti amici che hanno vissuto alcuni di quei momenti nel racconto e ci saranno spettatori che non avranno la minima idea di quello che vedranno. Cosa mi aspetto? Che abbassino le armi del giudizio, che si lascino trasportare dalla storia e che vivano insieme a me quei momenti che sono personali fino a un certo punto. Perché in un modo o in un altro siamo più vicini di quello che si pensa, perché in quelle parole ognuno potrà rispecchiarsi nella propria vita in base alle esperienze che ha vissuto.
Io dalla mia parte voglio far capire quanto sia importante credere in se stessi e non mollare neanche nei momenti più bui! Dovete crederci e continuare ad alimentare il vostro fuoco!
Grazie e in bocca al lupo!
Grazia voi. Ci vediamo a teatro.






