Marco Zordan racconta la stagione del Trastevere 24/25

Pronti per la partenza della stagione del Teatro Trastevere
Stagione 2024/2025 ai blocchi di partenza anche per il Teatro Trastevere di Roma, piccola chicca del rione omonimo, che ha deciso di puntare sull’intelligenza artigianale dei protagonisti del teatro. Mestieri, quelli collegati al teatro, che si distinguono anche per questa caratteristica. Marco Zordan ha presentato solo la prima parte della stagione che si concluderà il 26 gennaio.
Tanto affetto intorno a questo teatro che ha l’accortezza di dare spazio a testi sul sociale, a storie che rispecchiano la vita delle persone, a tematiche che risvegliano gli animi degli spettatori. Queste sono alcune delle finalità che il direttore artistico del teatro, Zordan, ha sempre perseguito e continua a farlo, dimostrando che il teatro va fatto anche con amore e sacrificio, con la volontà e la determinazione di chi crede nel proprio lavoro.
Ed è proprio di questo che ho parlato con Marco Zordan, cercando di capire quali sono gli obiettivi che lui, insieme al suo team, si sono dati per portare avanti il progetto che ruota attorno al Teatro Trastevere.
Ciao Marco, il Teatro Trastevere resta Il posto delle idee, ma quest’anno avete voluto intitolare la stagione Intelligenza Artigianale che si contrappone ad artificiale. Che tipo di “intelligenza” sarà?
Ciao, no nessuna contrapposizione, solo un modo diverso di pensare è ragionare. Un richiamo non soltanto all’artigianato del teatro ma anche uno scarto laterale rispetto ad un modo di fare e raccontare il teatro sempre più algoritmico.
Artigiani sono i maestri delle arti: quali sono le storie d’arte che volete raccontare quest’anno e come le racconterete?
Le storie sono quelle che ci permetteranno di mettere in scena spettacoli che tocchino nodi nevralgici della nostra contemporaneità senza dimenticarci di intrattenere il pubblico che verrà.
I titoli in scena di questa prima parte, che terminerà a gennaio, sono diretti e interpretati da un insieme di artigiani teatrali che hanno portato in scena diversi spettacoli. Cosa ti ha colpito di questi spettacoli?
La volontà ferma con cui tutti gli artisti in scena me li hanno presentati, tutti spettacoli in cui chi li propone crede ciecamente.
In scena salirai anche tu, con uno spettacolo ispirato a Michele D’Ignazio. Come vedi questa nuova avventura che ti vede protagonista?
È uno spettacolo tratto da una storia vera di migrazione ed accoglienza e, di fronte ad accadimenti del genere, non si può che avere una responsabilità di tramandare il racconto di ciò che è stato con massimo rispetto.
Cosa pensi, invece della nuova drammaturgia che si sta aprendo allo spettatore?
Di nuova drammaturgia ce n’è sempre bisogno affinché ci sia un punto di vista contemporaneo sul nostro momento e credo ci siano tanti buoni drammaturghi all’opera.
Nella serata che ha inaugurato l’apertura della nuova stagione, il 23 settembre, quali sono state le tue sensazioni? Cosa hai apprezzato maggiormente?
Il calore è l’affetto che si è venuto a creare tra i presenti, come se ci fosse un inconsapevole unità di intenti.
Cosa speri che resti di questa stagione al pubblico che segue il Teatro Trastevere?
Un modo diverso, un approccio differente nel fare e vedere le cose.
Grazie e in bocca al lupo!





