Patrizio Cigliano è Amleto

La prima versione dell’Amleto diretta da Patrizio Cigliano

È la prima versione che Shakespeare scrisse di Amleto, The Real Hamlet, in scena dal 24 al 27 aprile all’Off/Off Theatre di Roma, diretto da Patrizio Cigliano, con lo stesso regista nei panni del principe Amleto. Un modo per conoscere ancora di più il principe mai divenuto re, che ha appassionato per secoli gli spettatori.

È Patrizio Cigliano, attore, regista, che porta in scena la prima versione del testo di William Shakespeare in Italia, pronto a far divertire il pubblico e regalargli una versione più ritmata, veloce e autentica del principe danese. Ed è a lui che ho rivolto alcune domande per conoscere nei particolari il suo lavoro e l’attento lavoro dell’autore inglese.

All’Off/Off Theatre sarà in scena con la prima edizione di Amleto di Shakespeare, mai andata in scena in Italia. Perché non è stata mai rappresentata e perché ha scelto proprio la prima da portare in scena?

Non è mai andata in scena in Italia, perché non è conosciuta, in quanto le pubblicazioni ufficiali, a cura di case editrici famosissime, pubblicano quelle note, di stampa successive a questa. Ho deciso di mettere in scena questa edizione, perché è molto più teatrale delle altre, e la linea narrativa è molto più spettacolare, ritmica e dinamica. 2 ore contro 4. E due ore che volano, perché in questa versione i personaggi parlano di più tra loro, i monologhi sono tutti molto più brevi e a volte non ci sono proprio.

Oltre ad interpretare Amleto, è anche il regista dello spettacolo. Che cosa la attrae del personaggio e quindi dell’opera di Shakespeare?

Amleto è un capolavoro assoluto. Il personaggio è straordinariamente controverso, perché si auto-elegge eroe, ma in realtà non è in grado di esserlo. In questo è modernissimo: è un quaquaraquà! Promette vendetta e non la sa fare. Perché Amleto è un anti-eroe. Il modo futuro, un po’ confuso ma illuminato di vedere il potere (e per questo non lo hanno fatto re, con una guerra alle porte: avrebbe perso!). Un Mondo futuro in cui (dal ‘600) sta arrivando la ragione, la politica e non guerra. Un uomo che prima della spada, usa la parola. Prima di lui c’era il medioevo, quindi violenza; dopo c’è la ragione, l’anima, c’è il mondo moderno, in cui l’uomo è del tutto diverso… o almeno dovrebbe, visti i tempi attuali!

Qual è il lavoro che ha fatto per Amleto? E per l’intero spettacolo?

Ho lavorato principalmente sulla storia e la sua portata emotiva. Ho tolto tutta la pesantezza che (erroneamente) si attribuisce a questo testo, che invece, pensando all’intrattenimento di oggi, è una strepitosa storia Gothic/Fantasy con fantasmi, avvelenamenti, corone, duelli, cavalieri, amori e perfidie. C’è tutto per intrattenere il pubblico senza appesantirlo. Ed è emozionante, perché in Amleto c’è tantissima psicologia moderna, e soprattutto empatia, cuore, sensibilità, fragilità.

Shakespeare ha da sempre incantato con la descrizione dei suoi personaggi che sì, sono seicenteschi, eppure anche tanto attuali. Se Amleto fosse vissuto oggi, nel 2025, chi sarebbe stato? E ci sarebbe stato un uomo come lui?

La politica di oggi è spaventosa, un personaggio come Amleto sarebbe sbranato dal Mondo. Troppo emotivo, troppo ragionante, poco stratega, pochissimo accentratore, per niente egoista. Troppo per bene, per il potere di oggi. Purtroppo.

Come si è confrontato con il testo da regista e poi da attore?

Il testo ti porta nell’unica direzione possibile: quella giusta. Basta leggerlo con attenzione e ti dice già tutto. Il mio studio trentennale su Amleto mi ha portato a convinzioni basate sulla drammaturgia stessa, che presento in questa edizione, in cui tutti i personaggi sono stati studiati molto approfonditamente. Ne esce un ensemble inedito, sotto molti profili emotivi, che certamente spiazzerà i più pigri, abituati al già visto, ma appassionerà tutti gli altri, perché troveranno personaggi veri e non letterari.

Lo spettacolo presenta due camei vocali straordinari, uno di Gigi Proietti e l’altro di Leo Gullotta. Ce li commenta?

Il dono che mi fece Gigi 10 anni fa, in occasione di un primo mio allestimento-studio su Amleto, è inestimabile. Ascoltare la sua straordinaria vocalità e il suo immenso talento anche nel teatro classico, è stato emozionante per noi, in prova, e lo sarà per il pubblico. Leo è un altro amico generoso, che ha apprezzato la scommessa di questo allestimento appoggiandola. Il suo Shakespeare (personaggio/narratore inventato) punteggia tutto lo spettacolo con ironia e profondità, come un nonno che racconta una bellissima storia ai suoi nipoti. È un vero onore, averli nello spettacolo, seppure solo in voce.

In scena con lei un cast formato da Giulia Ricciardi, Nicolò Scarparo, Nicola Marcucci, Sebastian Gimelli Morosini, Gigi Palla, Cristiano Arsì, Laura Marcucci e Luca Giacomini. Cosa ha chiesto loro? Quali sono state le sue principali indicazioni?

La compagnia è eccellente. Con attori così si lavora benissimo. Ho chiesto di lasciarsi andare alle emozioni, perché ho voluto uno spettacolo coinvolgente, emotivamente contagioso. Ed è stato facile ottenerlo.

Questa prima edizione, secondo lei, può essere anche un modo per portare tanti giovani a teatro e non solo i giovani che studiano per diventare attori, registi?

Questa edizione è amatissima, dai giovani, perché è stata trattata cinematograficamente, quindi è veloce, ritmica, emotiva, divertente, commovente. Tutto il pubblico dei licei che lo ha già visto è rimasto entusiasta. Il commento più frequente è stato. “pensavo che l’Amleto fosse pesante, invece non ci si annoia mai”. Grande vittoria, per un testo che è associato al teatro vetusto.

Perché è interessante andare a teatro e riscoprire classici come i testi shakespeariani?

Andare a Teatro fa bene sempre, perché è il primo e il più grande Mass Media dell’Umanità. Perché veicola pensieri, emozioni, insegnamenti, cultura e soprattutto perché è condivisione pura. Solo il teatro e tutto lo spettacolo dal vivo, permette questo miracolo della condivisione unica e irripetibile. Il pubblico, anche se non se ne rende conto coscientemente, sa che sta partecipando ad un Rito collettivo, che ieri era diverso e cambierà anche domani, perché tutto ciò che è dal vivo, non è mai lo stesso, anche dopo 200 repliche. Il teatro dovrebbe tornare massicciamente nelle scuole, e la politica italiana dovrebbe sostenerlo già dalla prima infanzia. Ma la politica italiana è quello che è… Ahimé.

I classici, come Shakespeare, sono un pozzo di meraviglie, ma io sostengo invece che in un paese evoluto, dovrebbe avere più spazio la drammaturgia contemporanea. Trovo un po’ ridicolo dire di un classico che sembra contemporaneo. I contemporanei ci sono, basta farli e soprattutto farli conoscere ed amare dal pubblico. Siamo l’unico Paese al mondo in cui la proporzione di offerta classico/moderno è ribaltata. All’estero si fanno per l’85% testi nuovi, con tematiche davvero attuali e il restante è il lusso dei classici. Da noi sembra che la drammaturgia contemporanea faccia paura, o – falsissimo! – che non ci sia. Ma perché sia sdoganata, non basta farla nei teatrini, bisogna che la promuovano gli spazi ufficiali, dove è pressoché sconosciuta.

Grazie e in bocca al lupo!

Grazie a voi! Parlare di teatro, di classici, di emozioni è sempre qualcosa di fondante. Grazie.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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