La scuola nella visione di Luca Giacomozzi

Oggi è un altro giorno, la speranza che non muore mai

Parlare di scuola e della situazione di quella italiana appare un cliché da spiegare, però, con dovizia di particolari, a chi di scuola non vive. Oggi è un altro giorno il testo di Luca Giacomozzi, diretto da Paolo Mellucci, andato in scena al Teatro delle Muse di Roma, prova a indagare i sentimenti degli insegnanti, per gli alunni sarebbe forse un po’ troppo complicato, ma mette in risalto anche le mancanze di strutture adeguate, di promesse disilluse e di precarietà, senza contare il mancato pagamento degli stipendi. La precarietà e la disillusione di un mondo, quello scolastico, che dovrebbe portare invece, alla conoscenza, al sapere, al rispetto, ma che si trasforma nella realtà della scuola e, per chi ci lavora, appare come una seconda grande sconfitta.

I professori, che ne rappresentano l’anima e sono l’ossatura della scuola, capaci di tenerla in piedi, sono presentati con le loro difficoltà, anche se in chiave comica e ricca di gag. In questo mondo fatto di istruzione e cultura sono loro che fanno in modo che la scuola sia sempre adeguate alle esigenze dei ragazzi, o almeno ci provano con i mezzi che hanno a disposizione.

Ci sono situazioni al suo interno, che spesso sfuggono a chi guarda questo mondo da fuori e che si rivelano quasi una prassi per chi ci lavora. Per questo motivo lo spettacolo che è divertente in molti punti, lascia l’amaro in bocca per chi la scuola la vive, insieme ad un senso di sconfitta e delusione che avvolge chi ci lavora da anni.

Quattro sono i protagonisti di questa pièce che insegnano in un liceo privato. Filippo, interpretato da Claudio Scaramuzzino, è il professore di filosofia, che prova a coinvolgere i suoi alunni sperando di ispirarli con le sue lezioni. Giovanni, Stefano Scaramuzzino, è il docente di educazione fisica, distratto e con poca memoria, disilluso per la mancanza di una palestra all’interno dell’edificio. Antonio, Gigi Miseferi, è il professore di inglese, in fissa con la Scozia, tanto da vestire il kilt e desideroso di andare a lavorare all’estero. Ivana, Marina Vitolo, è la professoressa di matematica, vegetariana e amante dei gatti, in lotta continua tra il lavoro, la famiglia e la precarietà, la professoressa che si affaccia al mondo e prova a riconoscerlo anche se quest’ultimo poco riconosce del suo lavoro e del suo impegno.

Un’ultima prova di ribellione dei professori avviene con l’occupazione dell’istituto scolastico privato. A farlo sono gli ormai decani dell’istituto che si ritrovano ad opporsi ai misfatti della propria vita lavorativa, cercando, in questo modo, di combattere la precarietà, l’indifferenza del loro vissuto. Così, in una notte, chiusi all’interno della scuola, i quattro docenti si confrontano facendo emergere paure, sogni, illusioni, il tutto condito con comicità senza dimenticare la riflessione. Non mancano nemmeno scheletri nell’armadio, ma resta punto di riferimento l’unità tra di loro, forse l’unica cosa che permetterà di migliorare le loro condizioni, oppure no?

Sul palco salgono i fratelli Scaramuzzino che ci hanno regalato negli anni, delle rappresentazioni divertenti del vissuto sociale, con la loro intesa perfetta. Con loro Gigi Miseferi, mattatore e accattivante nel suo ruolo di sognatore quasi senza speranze. Una splendida Marina Vitolo, unica donna in questo cast, con tempi comici perfetti. E poco importa se nella scenografia la classe presentata è tutt’altro che tecnologica,

Uno spettacolo che, anche se ci porta a una riflessione dolceamara della vita scolastica, permette di passare una serata divertente.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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