Piero Maccarinelli porta in scena La mafia

Parlare e riparlare sempre di mafia e dei suoi rapporti con la politica, perché indignarsi è la giusta emozione per cambiare le cose

Il Teatro Parioli di Roma, apre la sezione “Altri Percorsi” con lo spettacolo La Mafia di Luigi Sturzo, che andrà in scena dal 15 al 19 dicembre. Riduzione e adattamento di Piero Maccarinelli, la pièce vede in scena Lorenzo Guadalupi, Athos Leonardi, Iacopo Nestori, Luca Pedron, Sebastiano Spada, Filippo Lai, Diego Giangrasso, Adriano Exacoustos, Paride Ciriello, Francesco Grossi. Uno spettacolo di denuncia che racconta un fatto realmente accaduto nella Sicilia di fine Ottocento.

Il teatro di impegno sociale caratterizza questa forma di comunicazione e ci permette di riflettere su tematiche come quella mafiosa, così presente nel nostro attuale vissuto. Ho rivolto alcune domande a Pietro Maccarinelli.

Benvenuto! Porterà in scena a Roma “La Mafia”, uno spettacolo che pone l’accento su una delle nostre peggiori piaghe: la mafia. Perché fra tanti testi che parlano di mafia ha scelto proprio questo?

Perché è il primo testo che parla dei rapporti Stato Mafia e lo fa nel 1900 prevedendo con largo anticipo le dinamiche di sviluppo del sistema mafioso.

Il testo racconta di un omicidio avvenuto davvero e del legame, forte, tra mafia e politica. Un legame attivo ancora ora, non possiamo negarlo. Come potremmo spezzarlo? Quali sono le possibili vie per impedire alla mafia e alle mafie in generale, di continuare a condizionare in questo modo la politica e la nostra società?

Un maggior controllo dei territori non solo delle zone a tradizionale alta densità mafiosa, perché ormai la mafia si è estesa in modo tentacolare a realtà insospettabili fino a pochi anni fa, una politica più attenta all’effettiva tassazione ed un blocco al flusso delle transazioni in nero. Ma ormai sono armi spuntate mentre ancora non lo è la capacità di indignazione individuale e collettiva.

Molti volti noti della lotta alla mafia, come lo sono Falcone e Borsellino, hanno sempre sostenuto che di mafia se ne parla poco, questa è ancora una problematica attuale?

Di mafia se ne parla troppo poco. La problematica è sempre più attuale in modo ulceroso nelle nostre città: negozi, ristoranti, alberghi sono sempre più spesso proprietà di mafiosi o conniventi che sbiancano denaro sporco. Come può un negozietto che vende souvenirs a paccottiglia pagare affitti di 4-5000 euro al mese? Sono molti gli esempi come questo.

Ritornando allo spettacolo, questo è diviso in cinque atti, perché?

Lo spettacolo nella stesura di Sturzo era in 5 atti, parliamo dei primi anni del secolo scorso, e si rivolgeva ad un pubblico popolare a cui, al di là dell’apologo, interessava anche la parte feuilleton della vicenda. Oggi ho preferito asciugare il testo in un atto unico serrato come un testo di teatro politico e civile.

In scena vengono rappresentati i personaggi di un delitto che sconvolse la Sicilia del 1893, un racconto che sembra lontano: quanto, invece, continua ad essere attuale?

Il racconto del delitto Notarbartolo non subisce nessuna datazione è un exemplum di come il puro può venire sacrificato da una famiglia di corrotti e collusi.

“La Mafia” mostra un rapporto ben definito tra criminalità, politica e società, come si prepara una messa in scena così realistica?

Il testo è stato riportato dagli interpreti nel suo valore testimoniale di teatro politico. Le bellurie psicologiche sono assenti perché inutili quando si affronta un teorema che ha lo scopo di muovere all’indignazione.

Quali sono le scelte registiche che ha fatto nella messa in scena che verrà rappresentata al Teatro Parioli di Roma?

Mi è sembrato particolarmente importante che ad affrontare questo testo fossero dei giovani neodiplomati capaci di indignarsi e di portare le parole di Sturzo alla giusta destinazione: l’indignazione. Per questo ho chiesto agli attori di capire cosa davvero stavano dicendo e di dare alle parole il giusto valore prescindendo da psicologismi e manierismi, di farsi quasi funzioni di una comunicazione aspra e serrata.

Come si sono approcciati gli attori a questo tema? Cosa ha chiesto a loro?

Una sana curiosità rispetto a questo tema e la voglia fin dove possibile, di soddisfare la loro curiosità. E’ stato molto bello.

Non possiamo negare che “La Mafia” è uno spettacolo ad alto senso civile, di cui il teatro, ma in primis la società, ha bisogno e deve respirare quest’aria di impegno civile. Che cosa vorrebbe che lo spettatore portasse con sé, a casa, dopo aver visto i suoi attori in scena?

Vorrei che il pubblico si domandasse perché il venditore di gadgets sotto casa, in pieno centro, può pagare quell’affitto e che si partisse dal micro per passare al macro, che l’indignazione fosse costruttiva e non di maniera. Vorrei che si ponesse il problema che Don Sturzo ha parlato di questi meccanismi nel 1900 mentre noi abbiamo incominciato a parlare del rapporto stato-mafia negli anni 70 … cosa è successo in quei 70 anni?

Grazie per essere stato con noi!

Print Friendly, PDF & Email
Gli articoli pubblicati sul Blog sono scritti dai Soci dell’Associazione in maniera volontaria e non retribuita

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

Leggi anche