La donna mancina, ovvero la svolta di Peter Handke

La donna macinata è il libro di Handke autore molto critico sulla letteratura tradizionale tedesca

Scritto e pubblicato nel 1976, La donna mancina di Peter Handke segna, perlomeno dal punto di vista stilistico, una svolta nell’iter letterario dell’autore. Peter Handke era scrittore celebre per essere un avanguardista critico nei confronti della letteratura tedesca tradizionale e le sue prime opere erano d’uno sperimentalismo tale da non renderle classificabili in alcun genere canonico; basti pensare solamente alla pièce teatrale Offendere il pubblico definibile, se una definizione si può dare, come “non-teatro”, laddove si ragiona sullo scollamento tra il linguaggio e il mondo reale in relazione non allo spettacolo in sé bensì al pubblico. L’enfasi data al pubblico fa naturalmente scorgere che la linea, la quale influenzò il primo Handke fu quella del teatro epico di Bertolt Brecht; anche le successive opere, come Kaspar, si svolgono senza una vera e propria trama. Le tematiche che approfondisce a partire dagli anni ’60 sono quelle di personaggi in situazioni emozionali estreme descritte in maniera estremamente oggettiva e con linguaggio semplice.

Si può considerare il 1976 come l’anno di svolta perché ne La donna mancina, lo sperimentalismo più estremo degli anni ‘60 viene in sostanza abbandonato, in favore di un’analisi più ravvicinata della psiche dei propri personaggi. Ma, e qui è il miracolo letterario, la psiche dei personaggi viene descritta in senso referenziale, freddo, asciutto; l’attenzione al linguaggio, presente sin dall’inizio nell’opera dello scrittore austriaco, non solo non viene abbandonata, ma rendendosi più sottile, viene approfondita in maniera geniale. Il procedere della trama è bilanciato sapientemente con delle oscillazioni calcolatissime delle parole sulla pagina che stanno a significare il cambio delle situazioni nel reale in un equilibrio precario che viene registrato dalla scrittura.

Immagine dal web

Il titolo del brevissimo romanzo fa riferimento ad una donna “stramba”, come si comprenderà da una canzone da lei cantata (“mancina”, dunque, non si riferisce a caratteristiche fisiche). Senza ragione apparente, una donna sposata, senza lavoro ma senza problemi economici, con un figlio e apparentemente una vita felice, chiede al marito di andare via di casa. Questi lo farà e sapendo che non ci riuscirà, tenta di tornare. La donna riprende il suo lavoro di traduttrice e si convince di essere felice in una estrema solitudine. Merita menzione la citazione del passo delle Affinità elettive di Goethe che Handke riporta a chiusura del suo libro: Così continuiamo tutti insieme, ognuno a suo modo, la vita quotidiana, chi riflettendo e chi no; […]. Handke cita il genio tedesco, quel Goethe acme dell’arte e dell’idea di umanità universale nel suo romanzo, dove il quotidiano è così importante. Non c’è, però, volontà di riscrittura, di ricontestualizzazione storica, ma solo un pensare ad un nucleo profondo dell’umanità nel suo quotidiano.

La situazione descritta in La donna mancina non è assurda, non è triste, non è neppure tragica, è una descrizione referenziale di uno spaccato di vita quotidiana; dietro il documentarismo c’è il genio. Ammettendo qui che forse gioca a favore di quanto scrivo il gusto personale, il miracolo artistico che Handke compie sta proprio nel registrare sottilmente, musicalmente e in maniera tanto impercettibile da risultare quasi pudica, le oscillazioni della situazione di cui parla; lo fa descrivendo tutto in maniera referenziale ma variando il grado di oggettività, senza mai passare la soglia del sentimentalismo, plasmando con la sua lingua il mondo.

La donna mancina ebbe un notevole successo nel mondo tedescofono quando uscì, come pure in Italia dove un esperto di letteratura mitteleuropea come Claudio Magris lo elogiò come un esempio «una vita pura, essenziale, che brilla nei dettagli minimi». L’opera non ha ancora passato, come si suol dire, la prova del tempo ma, considerando dove è situata nella carriera letteraria di Handke e la sapienza stilistica con cui è affrontato il tema, mi spingerei ad appiccicarle l’etichetta di capolavoro.

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Gli articoli pubblicati sul Blog sono scritti dai Soci dell’Associazione in maniera volontaria e non retribuita

Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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