Rendere visibile l’invisibile: l’acqua, l’arte e le possibili visioni future

foto di Carolina Taverna

Il tema scelto da UN-Water è Acque sotterranee – rendere visibile l’invisibile

Si celebra oggi la Giornata mondiale dell’acqua. L’iniziativa è ovviamente volta a sensibilizzare sul tema di una risorsa preziosissima il cui dissiparsi è una minaccia concreta, unitamente all’inquinamento massiccio che continua a colpire profondamente anche questa risorsa oltre a minare l’equilibrio terrestre su più fronti e fonti.

Per il 2022 il tema scelto da UN-Water, organismo in capo alle Nazioni Unite che si occupa di coordinare le azioni a favore di acqua e servizi igienico-sanitari, è il tema Acque sotterranee – rendere visibile l’invisibile. Anche quando celata, l’acqua è sempre vitale, profonda e stagnante nei pozzi, veloce e silenziosa nelle falde sotterranee. L’acqua scava goccia goccia la roccia, e nel suo percorso verso valle erode e travolge: viva sempre, nell’arte dall’acqua nasce la Venere di Botticelli, e con l’acqua si diluiscono i pigmenti degli acquerelli astratti di Kandinskij. Si alza impetuosa nell’onda di Hokusai, l’acqua riflette la luce che tranquilla si frammenta in mille tocchi sotto le ninfee di Monet.

foto di Carolina Taverna

Un veloce excursus potenzialmente infinito, se si volesse continuare a citare in quanti mirabili modi l’acqua è presente nell’arte: le bagnanti di Delacroix, di Ingres ci parlano di acqua e convivialità, le tempeste di Turner di acqua furiosa. Ma parlando di acqua e di rendere visibile l’invisibile, anche la vita sommersa e il lungo lavorio di sgretolamento che l’acqua nel profondo produce, restano validi esempi di come spesso la vitalità di questo elemento non è facilmente visibile in superficie. Vengono in mente a tal proposito, le paradossali sculture di Damien Hirst: le opere Treasures from the Wreck of the Unbelievable che fino a poco tempo fa sono state visibili alla Galleria Borghese di Roma, in una mostra di successo curata da Anna Coliva e Mario Codognato, dopo essere già state esposte nel 2017 a Venezia.

Le sculture raffigurano personaggi Disney come fossero resti di archeologia subacquea, emersi dal fondale marino che sopra ha depositato organismi e creato vita: le sculture sembrano icone spersonalizzate, su cui l’acqua e il tempo hanno fatto il loro corso. Queste opere d’arte apparentemente esilaranti, offrono spunto per un interessante ragionamento che va oltre il presunto naufragio delle icone Disney e il loro tornare alla luce, recuperate dal Relitto dell’Incredibile, come il titolo recita. La nuova archeologia è l’arte ad inventarla: giocando su più fronti ha stabilito che i reperti “storici” dal fondo del mare finiranno in una galleria, e che i nuovi bronzi di Riace sono doppioni di Paperino e Topolino, il calco di una lunga serie di riproduzioni tridimensionali di un personaggio da fumetto. Ma anche l’azione del mare diviene copia, resa attraverso la realizzazione di elementi come alghe ed erosioni marine, appiccicate sulle sculture in composizioni come delle applique.

foto di Carolina Taverna

Cosa resta di reale e di naturale ora che tutto si muove per sembrare più giovane o viceversa più vecchio dell’effettivo? Se adesso il vintage non è più solo la pelle trattata per sembrare già usurata, e il giovane non è più il botulino sotto la pelle? Mescolati, questi aspetti nelle opere di Damien Hirst creano un senso di paradosso, dove il tempo naturale è riprodotto negli oggetti naufragati eppure così giovani. L’arte di questo artista è irriverente e pop, piace perchè riuscitamente legata al mondo dell’immagine di massa quanto alla classicità, citate sia nelle forme che nei medium scelti. Non c’è una risposta che criticamente possa risolvere la questione è tutto un artificio o è una proiezione effettiva di qualcosa che accadrà? Ma quando l’acqua scarseggerà, insieme alle icone e ai tesori nascosti nei vascelli naufragati, l’arte ci racconterà tutto o forse lo avrà già fatto, persino il moto delle onde. Rendendo visibile quello che non lo sarà più, l’arte, come l’acqua che sorge all’improvviso dal terreno dove da sempre scorre, come i microrganismi che vivono ignorati delle vite più grandi, sarà lì a mostrare qualcosa a cui non si era data altra concretezza o peso, qualcosa che nel tempo abbiamo perso, come le foto sbiadite di un album di famiglia o come le api, dipinte e scolpite nello stemma Barberini, un giorno non così lontano estinte.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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