Ti dedico una canzone, il racconto di legami indissolubili

Al Teatro de’ Servi fino al 19 dicembre, Ti dedico una canzone scritto da Antonio Romano e diretto da Antonio Grosso

Lavorare, amare il proprio lavoro, vivere e morire per quello. A quante persone sarà capitata una storia del genere? Non molte, per fortuna, perché la fine tragica per un lavoratore non può essere uno standard, deve essere un’eccezione, anzi, non ci deve essere. Il lavoro deve essere un modo per mantenere la famiglia, con uno stipendio adeguato e con la consapevolezza che per il lavoro e di lavoro non si può morire.

Ti dedico una canzone è lo spettacolo scritto da Antonio Romano e racconta una storia vera, che coinvolge lo stesso autore e interprete. Giuseppe, il protagonista, vive a Napoli con la sua famiglia, una moglie e due figli. Lavora tra le vernici in un cantiere navale, ma è un lavoro che ama, ha un fratello nullafacente, una vicina impicciona e una moglie che si sente intrappolata nella vita di famiglia. Giuseppe cerca di coinvolgere nella sua positività e allegria la moglie ogni volta che può. Lui, infatti, affronta la vita con un sorriso e la loro vita, oltre ai risvolti faticosi di chi vive con uno stipendio, è caratterizzata anche da momenti allegri, ironici, divertenti, accompagnati dall’amore e dalla musica.

Tutto potrebbe andar bene, fino all’imprevisto che sconvolge la vita del nucleo familiare, finché “amianto non ci separi”, recita la frase finale dello spettacolo.

Che il testo sia molto sentito dal protagonista lo si percepisce fin dalle prime battute dello spettacolo e questo coinvolgimento si nota anche nei coprotagonisti che attraversano la storia e la scena insieme. Carlotta Ballarini, Antonello Pascale, Antonio Romano, Maria Scorza, sono un tutt’uno nel racconto, seguendo un’attenta regia, quella di Antonio Grosso, il quale ha sapientemente messo su una pièce che mantiene lo spettatore sempre vigile e attento. Buoni i tempi e i ritmi delle battute che scorrono in un affiatamento tra gli attori, restituendo un testo ricco di emozioni, perché ciò che appare sul palco riesce ad arrivare al cuore. Gli oggetti scenici sono pochi ma essenziali e di particolare effetto le tre “gabbie” che si illuminano o meno a seconda dell’utilizzo richiesto dalla scena.

Ed è giusto che Ti dedico una canzone sia dedicato al padre di Antonio Romano, a sua madre che ha mandato avanti la famiglia, ma è altrettanto giusto che questo sia dedicato allo stesso Antonio, che lo ha scritto riversando nel testo il suo dolore, quasi a ricercare un momento catartico per alleviare la sofferenza della perdita e il dolore per la mancanza di una persona importante nella vita e crescita di ogni giovane. Riflettere su temi del genere è un obbligo morale e sociale che serve a migliorare il rapporto tra gli esseri umani, facendo crescere la consapevolezza ed importanza di un giusto equilibrio tra la vita, la famiglia e il lavoro. Fino al 19 dicembre al Teatro de’ Servi di Roma.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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